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Neurobiologia e naturalismo. Una sintesi filosofica.

Il naturalismo, filosofia in continuità con la scienza

I punti fondamentali riscontrati da Nannini per definire il naturalismo cognitivo sono quattro:
-la mente deve essere considerata come parte del mondo reale
-la natura è l'intero mondo reale
-la natura può essere conosciuta solo dalle scienza empiriche
-l'universo fisico è un sistema chiuso.
I primi due sono detti principi ontologici mentre gli ultimi due sono principi metodologici.

In conformità con la lezione di Quine che vedeva filosofia e scienza in un rapporto di continuità dopo il crollo della distinzione tra analitico e sintetico, gli eliminativisti sono tra i principali artefici di una "svolta cognitiva" in filosofia della mente. (Nannini 2007, p.161)

Il rapporto esistente tra naturalismo ed eliminativismo, vedremo, sarà la conclusione del capitolo. Per adesso ciò che ci interessa è il riferimento a Quine che ci rimanda, tra gli altri, ad un saggio intitolato "Epistemology Naturalized" nel quale il filosofo sostiene che, dati alcuni presupposti come l'indeterminatezza della traduzione e l'imperscrutabilità del riferimento

The old epistemology aspired to contain, in a sense, natural science; it would construct it somehow from sense data. Epistemology in its new setting, conversely, is contained in natural science. (Quine 1969, p.83)

Come si è accennato all'inizio la "svolta naturalista" passa in gran parte attraverso questa intuizione. I due punti ontologici sunnominati devono la loro concretezza a questo tipo di ragionamento. L'abbattimento della distinzione analitico-sintetico e il riconoscimento che l'epistemologia può trasformarsi in una scienza empirica fanno sì che si possa avanzare l'ipotesi che la mente sia materiale. Ovviamente questo tipo di concezione trovò diversi ostacoli nel suo affermarsi. Il primo fu l'assunzione, diffusa tra i filosofi non meno che tra i neuroscienziati (cfr. Popper 1977), secondo la quale la mente (identificata con l'anima) sarebbe una sostanza immateriale ed immortale. Bisogna però riconoscere che, oggi, questa concezione, almeno nel dibattito attuale in filosofia, non è quasi più considerata. Perciò basterà ricordare l'inconsistenza scientifica di tale ipotesi e l'anacronismo che produce, cioè la sua distanza da ogni tipo di studio scientifico, o quasi, per eliminarla dal novero delle possibili opzioni (cfr. Popper 1977).
Un altro ostacolo, o meglio, un'obiezione alla concezione dell'epistemologia naturalizzata, del naturalismo cognitivo, in generale, è che si debba considerare, seguendo di nuovo Quine, ma limitando il suo insegnamento a quello di Ontological relativity, ogni oggetto di analisi di qualche scienza specifica come reale. Questa concezione può essere esemplificata da Putnam, il quale parla di conceptual pluralism (cfr. Putnam 2005). Se due oggetti appartengono a due ordini di discorso diversi, affermare che uno possa essere ridotto all'altro è scorretto, in quanto ogni livello d'analisi presuppone determinati oggetti, i quali esistono all'interno della cornice concettuale nella quale si parla di essi. Non si può ridurre, dice Putnam (cfr. Putnam 2005), la descrizione del contenuto di una stanza fatta nel linguaggio delle sedie e dei tavoli a quella fatta secondo il linguaggio della fisica delle particelle perché tali descrizioni contengono un valore informativo diverso, non sono cognitively equivalent (Putnam 2005, p. 48). Lo stesso si potrebbe dire per le teorie. Se due teorie hanno un potere esplicativo differente, i loro oggetti esistono all'interno del discorso d'appartenenza anche se tra essi non si dà nessun tipo di riduzione.

The findings and theories of cognitive neuroscience can teach nothing about ethics and the ontology of the mind because each level of analysis has its own internal object not comparable to the internal objects of other levels of analysis. (Nannini 2010, p.2)

In questo caso si sostiene che l'analisi filosofica si debba basare su un pluralismo epistemologico che concede assunzioni ontologiche indipendenti ad ogni livello d'analisi scientifica.
Questo tipo di assunzione sembra in continuità con l'insegnamento di Quine, soprattutto appunto del suo saggio “Ontological relativity”, dove egli ammette che l'ontologia di una teoria dipende dalle scelte linguistiche ed in generale dall'apparato concettuale che si decide di adottare. Ma, come mostra Nannini, questa non è l'unica lettura possibile del filosofo amricano, infatti in “The pragmatist's Place in Empiricism” Quine sostiene che ciò che esiste sono gli oggetti fisici, descritti dalla fisica. Quine sostiene quindi un'ontologia fisicalista.
Questo non deve sorprendere comunque perché l'idea di fondo di Quine è quella di adottare l'ontologia che meglio si adatti ai dati delle ricerche scientifiche in corso. Proprio per questo si rifà alla tradizione pragmatista, in quanto ogni ipotesi è assunta in base alla sua capacità di spiegazione dei fenomeni (cfr. Pierce 1878). Essendo quella fisicalista la miglior opzione messa in campo dalla filosofia per interpretare le scoperte scientifiche, appare normale l'adesione del filosofo a tale dottrina. D'altra parte le dottrine cambiano a seconda delle scoperte, del momento storico, dell'inclinazione personale; ma c'è un punto sollevato da Quine che difficilmente può essere ignorato, a prescindere da quale dottrina si adotti.
Secondo la proposta di Quine qualsiasi tipo di ontologia si accetti, si dovrà accettare questo principio: ogni ontologia deriva dall'approccio con cui si indaga la realtà. Ogni affermazione sulla realtà è theory laden (cfr. Quine 1953, 1969). [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Neurobiologia e naturalismo. Una sintesi filosofica.

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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Pieraccini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: Sandro Nannini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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