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Il cambiamento dell'economia cinese: dall'export ai consumi

Il risparmio delle famiglie cinesi

I cinesi risparmiano molto ed il risparmio nazionale lordo ha superato nel 2005 il 50% del PIL. Osservando il grafico, si nota come nel periodo che va dal 1992 al 2005, il contributo delle famiglie cinesi al risparmio lordo nazionale sia calato dal 22% al 19,3%, e si potrebbe quindi arrivare alla conclusione che, per quanto non eclatante, c'è stata una riduzione del tasso di risparmio delle famiglie cinesi.

In realtà, come sopra accennato, i dati economici mostrano l'opposto: nonostante la rapida crescita economica del Paese e le prospettive di un miglioramento prolungato nel tempo, le famiglie cinesi tra il 1995 ed il 2005 hanno incrementato il loro tasso di risparmio del 7%. Infatti il reddito delle famiglie cinesi è calato dal 67% del PIL nella metà degli anni '80 al 56% del 2005, mentre è costantemente aumentata la percentuale del reddito in rapporto alla ricchezza nazionale posseduta dalle imprese che, peraltro, consente anche di spiegare il sempre maggiore contributo al risparmio lordo nazionale apportato dalle aziende cinesi, grazie alla politica di accumulare a riserve gli utili d'esercizio.

Per spiegare l'aumento del tasso di risparmio delle famiglie cinesi ci avvaleremo tra gli altri documenti di un elaborato del Fondo Monetario Internazionale che, per la prima volta della letteratura economica, ha potuto condurre un'indagine sul risparmio delle famiglie adoperando fonti statistiche cinesi: i dati su cui si basa il lavoro sono tratti dall'indagine statistica condotta dal China’s National Bureau of Statistics sulle famiglie cinesi, nel periodo compreso fra il 1990 ed il 2005. La prima conclusione cui la ricerca arriva è che nelle famiglie cinesi sembra essere assente quella che è stata definita da Milton Friedman teoria del reddito permanente o, secondo la definizione datagli da Franco Modigliani, teoria del ciclo vitale.

Con il termine teoria del reddito permanente Friedman voleva sottolineare come i consumatori guardano al di là del reddito che posseggono correntemente quando adottano una scelta di consumo, mentre con la definizione teoria del ciclo vitale Modigliani voleva evidenziare come l'orizzonte temporale su cui si basano le scelte del consumatore è l'intero arco della sua vita. In quest'ottica un consumatore razionale che si attende una crescita del proprio reddito in futuro, dovrebbe prendere a prestito parte della ricchezza che produrrà in futuro per consumarla gradualmente nell'intero corso della sua vita, specialmente se, come nel caso della Cina, le probabilità di un incremento in futuro della ricchezza nazionale e personale sono molto alte.

Per quanto concerne le famiglie cinesi, come si è detto, questa distribuzione dei consumi su ampio orizzonte temporale, basata sulle prospettive future, è invece assente: dai dati in possesso non solo si ricava che le famiglie cinesi non distribuiscono i consumi su un arco temporale pari alla durata della vita dei loro componenti, ma addirittura che, in rapporto alle fasce di età della popolazione, il tasso di risparmio assume una forma ad “U”, dove i giovani e gli anziani sono i maggiori risparmiatori. È facile intuire che un'economia dove i giovani, pur avendo ampie prospettive di benessere in futuro, anziché indebitarsi ed anticipare quindi i consumi, risparmiano, e dove gli anziani, che dovrebbero consumare la ricchezza accumulata nel pieno della vita lavorativa, risparmiano anch'essi più della media, contravviene alla teoria del ciclo vitale.

Cosa spiega questo alto tasso di risparmio, per di più concentrato nelle due fasce anagrafiche della popolazione, i giovani e gli anziani, che dovrebbero risparmiare di meno? Uno studio condotto in materia, ha cercato di fornire una spiegazione del mancato funzionamento della teoria del reddito permanente, a fronte di una rapida crescita della ricchezza nazionale, ricorrendo ad un modello economico del consumo unito alla sociologia economica, sottolineando quindi la più alta propensione al risparmio dei Paesi dell'Estremo Oriente. Tale tesi poggia indubbiamente su basi solide, tant'è vero che confrontando il rapporto consumi/PIL del 2004134 si nota come nei Paesi orientali anche sviluppati la percentuale sia più bassa (Corea 56%, Singapore 47%, Giappone 61%, Cina 44%) rispetto a quella dei Paesi occidentali (USA 80%, Regno Unito 77%, Germania 63%, Italia 72%).

Tuttavia se l'argomentazione sopra esposta può spiegare una parte del fenomeno, è più probabile che l'alta propensione al risparmio delle famiglie cinesi debba essere cercata nella diminuzione dei servizi pubblici offerti dallo Stato, in particolare in settori di vitale importanza per le famiglie come l'istruzione, la sanità e le abitazioni. Se la spesa per l'istruzione e la sanità incideva solo per il 2% dei consumi della famiglie cinesi nel 1995, la percentuale era salita nel 2005 al 14% e tale aumento incide senza dubbio sull'incremento dei risparmi delle famiglie, poiché quelle più giovani devono preventivare il costo per l'educazione per i figli, mentre quelle più anziane si preparano all'eventualità di dover affrontare le spese mediche non coperte dallo Stato.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il cambiamento dell'economia cinese: dall'export ai consumi

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Informazioni tesi

  Autore: Federico Dezzani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Roberto De Battistini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

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