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''Per miseria o per vergogna''. L'infanzia abbandonata in epoca moderna

L’Annunziata di Napoli e i suoi figli

Il nome attribuito al trovatello, se non indicato nella cartula, era scelto a caso e il cognome, fino alla metà del 1811, fu per tutti Esposito, cioè esposto, abbandonato. Tale cognome divenne un marchio che lasciava intendere le origini del bambino e causava varie discriminazioni.

Per evitare umiliazioni fu eliminata la consuetudine di attribuire il cognome Esposito, con il decreto di Gioacchino Murat numero 985 del 3 giugno 1811: «Considerando che l’antica usanza in alcune Province del regno di distinguere i proietti col cognome di espositi, lascia una macchia che impedisce talvolta i vantaggi che potrebbero avere nello Stato Civile.

Considerando, che non è consentaneo alla ragione che tali individui soffrano danno per motivi a loro non imputabili, sul rapporto del nostro Ministro dell’Interno, abbiamo decretato e decretiamo quanto segue: Art.1- Tutti i fanciulli esposti porteranno da ora innanzi un cognome che verrà loro imposto da coloro che a norma del nostro decreto del 10 maggio 1810 sono incaricati della tutela dei medesimi. Art.2- I cognomi imposti saranno scritti nei registri dello Stato Civile nello adempirsi all’atto di nascita prescritto dal codice Napoleone».

Tutto questo comportò che dall’agosto del 1811 i cognomi vennero attribuiti a caso e adeguati per ciascun esposto a seconda delle caratteristiche fisiche, somatiche, il periodo dell’anno, con il risultato di cognomi strani e talvolta ridicoli. I cognomi derivanti dalle caratteristiche fisiche e somatiche sono: Alto, Basso, Giocondo, Amabile; i nomi dei luoghi di nascita: Mercato, Marano, Marianella, Forcella; nomi di oggetti: Mazza; Bacchetta; nomi di fiori: Garofalo, Giglio.

La registrazione aveva un altro rituale molto suggestivo: al collo del bambino veniva messo un laccetto, chiuso da due placche di piombo unite con il torchio, il piombo era detto merco; su di esso, sempre con il torchio, si imprimevano da un lato l’immagine dell’Annunziata dall’altro il numero di matricola. Il merco non poteva ,ai essere tolto finchè non si lasciava definitivamente la Casa. Nell’Ottocento al piombo fu sostituita una medaglia prima in ottone, poi in metallo. Occorre sottolineare come, contrariamente agli altri brefotrofi disseminati in Italia e in Europa che usavano imprimere il marchio a fuoco sulla pelle del tallone o della spalla del bambino, quello dell’Annunziata di Napoli è stato l’unico ad usare la medaglia, nel rispetto della persona. L’ingresso alla Reale Casa dell’Annunziata di Napoli attraverso la ruota dava ai piccoli la possibilità di entrare a far parte della famiglia dei cosiddetti figli della Madonna, figli d’ ‘a Nunziata, titoli che assicuravano la protezione della Madonna e attribuivano loro privilegi spirituali e materiali.

I figli della Madonna, infatti, avevano il privilegio, se così si può definire, di essere ospitati nella Santa Casa, adeguatamente nutriti, educati, istruiti e mandati a lavoro, se affidati venivano supportati anche economicamente; le donne avevano il diritto alla dote, se si sposavano, oppure a rimanere nella Casa per tutta la loro vita. L’antipapa Giovanni XXIII con una bolla pontificia del 1413 diede agli esposti la possibilità di accedere agli ordini sacri. Questo fu un privilegio molto importante, se si pensi in quale reputazione erano tenuti i gettatelli. La bolla papale fu confermata da Papa Martino V nel 1424, da Nicola V nel 1447. Queste tre bolle istituirono anche la festa dei brefotrofi propri nel giorno dell’Annunziata, il 25 marzo. Dal 1575 agli esposti fu concesso l’ingresso nel seminario istituito presso la Santa Casa.

I privilegi, però, istituiti per compensare in quei piccoli innocenti i diritti e le gioie riservati a tanti altri, si rivelarono un’esca per la popolazione, la quale ricorse a vari sotterfugi pur di arrotondare le proprie finanze, apportando man mano una quantità sempre più numerosa di esposti, o meglio di pseudo esposti, alla Casa che più volte si trovò ad affrontare oneri superiori alle proprie risorse economiche ed umane. Infatti, pretendevano l’ingresso tramite la ruota coloro che portavano i loro figli per povertà o per motivi ereditarie o di seconde nozze di uno dei genitori; anche quelli che intendevano adottare un piccolo lo facevano prima passare per la ruota; molte volte erano le stesse madri che si qualificavano balie per riprendere il figlio appena lasciato ed avere, così, la sussistenza economica da parte dell’istituto, tanto che nel regolamento del 1739 si stabilì di affidare i bambini a balie provenienti dalla provincia e viceversa. Erano molti gli uomini che si approfittavano delle ragazze esposte per sposarle e prendersi la loro dote.

Questo brano è tratto dalla tesi:

''Per miseria o per vergogna''. L'infanzia abbandonata in epoca moderna

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Informazioni tesi

  Autore: Rosa Grassini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Stefano d'Atri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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Parole chiave

abbandono minori
assistenza all'infanzia
infanzia abbandonata
infanzia e storia
l'annunziata di napoli
i befotrofi italiani

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