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Studio dei parametri fotosintetici di Typha latifolia presente nella vegetazione ripariale di maceri del Comune di Ferrara

L’importanza di Typha latifolia per l’abbattimento delle sostanze organiche

T. latifolia., come la maggior parte delle macrofite emergenti possiede un fusto sotterraneo (rizoma) che svolge una funzione di supporto e rifugio per i batteri, le alghe e lo zooplancton. Essa, media il trasferimento di O2 dalle parti aeree alla rizosfera e, attraverso la perdita di O2 dalle radici stesse, incrementa così la degradazione aerobica delle sostanze organiche e la nitrificazione ad opera di microrganismi situati proprio sul suo apparato radicale.

Questo, avviene grazie ad una particolare morfologia delle lamine fogliari; esse presentano una pagina adassiale e una pagina abassiale che appaiono simili tra loro e sono separate da un parenchima aerifero particolarmente sviluppato (presente anche in fusto e radici), caratterizzato da grandi spazi intercellulari pieni d’aria che corrono parallelamente lungo tutto l’asse della foglia (Kaul, 1974; Fig. 9).

Il tessuto fotosintetico è diviso dai fasci cribrovascolari che lo separano longitudinalmente in regioni distinte; consiste di due o tre strati di cellule di tessuto a palizzata, mentre manca il tessuto spugnoso. Le cellule del tessuto a palizzata adassiale e abassiale sono separate dal parenchima aerifero da tre o quattro strati di cellule che non contengono cloroplasti (Constable e Longstreth, 1994).

La conformazione fogliare di T. latifolia appare in contrasto con la struttura tipica delle foglie che normalmente mancano di spazi gassosi aerenchimatici e hanno un mesofillo continuo tra le pagine epidermiche adassiale e abassiale (Esau, 1977). Una conseguenza potenziale di questo tipo di struttura fogliare risulta essere il diverso modo di scambiare CO2 che può avvenire in due siti separati: attraverso la normale sorgente atmosferica, dove lo scambio avviene attraverso l’apertura degli stomi sull’epidermide adassiale e abassiale e attraverso gli spazi aerenchimatici tramite una via non ancora nota (Constable e Longstreth, 1994).

Le radici sono immerse nel sedimento, in un ambiente cioè povero di O2 che impedisce loro di respirare per procurarsi l’energia necessaria all’assorbimento degli ioni. La pianta quindi per sopravvivere, trasporta O2 dagli organi aerei (fusto e foglie) attraverso la rete di canali del parenchima aerifero fino alle radici. Il trasferimento di O2 all’interno della pianta, avviene per diffusione passiva secondo il gradiente di concentrazione del gas negli spazi interni e per flusso convettivo guidato dal gradiente di pressione che si genera per i diversi processi fisici presenti.

Le funzioni più importanti che le macrofite svolgono nella depurazione, sono legate agli effetti fisici di trasferimento dell’ O2. Sviluppando un apparato radicale fitto e intrecciato, esse stabilizzano la superficie del substrato garantendo delle buone condizioni per i fenomeni di filtrazione fisica. Inoltre favoriscono un’ampia superficie e un ambiente ideale per la crescita microbica; mediano il trasferimento di O2 negli spazi in prossimità delle radici accelerando i processi di degradazione aerobica della sostanza organica e di nitrificazione. Inoltre assorbono i nutrienti, detossificano composti organici tossici e possono essere utilizzate per accumulare metalli pesanti. Giunto alle radici, l’ O2 che non viene utilizzato dal metabolismo della pianta va ad ossidare i composti organici presenti nelle vicinanze delle radici, oppure viene usato dai batteri presenti nella rizosfera.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Studio dei parametri fotosintetici di Typha latifolia presente nella vegetazione ripariale di maceri del Comune di Ferrara

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Informazioni tesi

  Autore: Simona Villani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Ecologia ed Evoluzione
  Relatore: Simonetta Pancaldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

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