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Stato e Chiesa: i primi dieci anni della Democrazia Cristiana

Il pensiero di De Gasperi

Concentriamo ora l'attenzione sull'evoluzione che, dalla nascita in poi, subiscono la Democrazia Cristiana e l'ideologia ad essa connessa. Il capitolo costituirà quindi un focus, una lente di ingrandimento sulla DC e sul pensiero, sul messaggio che questa volle tramandare.
Alla data dell'armistizio con le forze alleate, 8 settembre 1943, e ancor più al termine reale del conflitto, tutti i partiti e le forze politiche si adoperano per sottolineare il contributo offerto nell'opposizione e nella lotta al nazi-fascismo. Una rivendicazione con uno scopo preciso: solo tramite essa e tramite la presa di coscienza di ciò da parte dei cittadini si poteva far emergere una legittimazione democratica di quanti si apprestavano a partecipare alla nuova vita politica nazionale.
Dal canto suo la Democrazia Cristiana non azzardava nel porsi in questi termini. Il contributo cattolico alla lotta di liberazione (e prima ancora il contributo dei popolari nella battaglia politica contro il regime) era evidente e da alcuno, anche negli ambienti più lontani alla Chiesa, messo in discussione. Come già scritto, durante l'occupazione tedesca, in un clima di insicurezza e di bisogno, il legame tra clero e cittadinanza si era notevolmente rafforzato. Il terrore vissuto quotidianamente dalla popolazione aveva rafforzato il sentimento religioso di quest'ultima; allo stesso tempo un grande valore aveva avuto l'opera solidaristica portata avanti da vescovi e parroci nelle varie territorialità di rappresentanza.
L'Azione Cattolica, dal canto proprio, aveva avuto un'enorme influenza tra la gente, contribuendo così ad alimentare quei sentimenti di attaccamento anche nei confronti delle espressioni clericali del cattolicesimo. La Chiesa non aveva dunque bisogno di accreditamento nel Paese, anzi; l'esperienza del ventennio aveva aumentato la sua popolarità, contrariamente alle previsioni di Togliatti, il quale aveva affermato che il Vaticano avrebbe pagato la propria collaborazione con il fascismo in forma di «scisma ed eresia». L'anticlericalismo, dovuto alle connivenze evidenti tra religione e dittatura, previsto dall'eminente esponente del Partito Comunista restava un fenomeno isolato, con scarso seguito. Il passato era un capitolo da dimenticare, pertanto anche ciò che esso aveva comportato era da considerarsi superato.
Le persone volevano sì dimenticare quanto aveva rappresentato il regime, ma non si può non considerare quanto esso abbia lasciato loro in dote: modi di fare, modi di pensare, modi di concepire la fede, i rapporti, la macchina amministrativo-burocratica: tutti elementi da tenere in considerazione nell'analisi politica del periodo immediatamente successivo. Come è ovvio, queste prerogative erano tali anche per i cattolici.
Come noto, la Democrazia Cristiana nacque clandestinamente nel mezzo del 1942. Le iniziative che portarono a ciò furono diverse, tutte convergenti tra loro. Alcuni tra gli ex popolari avevano difatti iniziato ad incontrarsi, con lo scopo di discutere di politica interna ed estera ed elaborare proposte in merito alla futura azione politica cattolica.
L'attività degasperiana di collegamento tra le forze cattoliche e di ampliamento delle stesse non era sfuggita alle autorità fasciste, le quali, già dopo il 1941, avevano inserito nei propri archivi il nome dello statista.
De Gasperi ricercò consensi e collaborazioni anche all'interno della nuova generazione cattolica, formatasi durante il fascismo tra le file dell'Azione Cattolica o nell'Università Cattolica di Milano. A questo scopo ebbe diversi incontri con esponenti della FUCI e del Movimento Laureati Cattolici.
Con il gruppo così costituito, in concomitanza con la caduta del fascismo, si tenne la già citata settimana di riflessione di Camaldoli, durante la quale fu redatto un documento contenente le prospettive e le misure da prendere al termine del conflitto. Durante le sedute emersero, come pronosticabile, orientamenti diversi. Le esperienze dei partecipanti erano tra loro diverse e questo dava vita a modi diversi di vedere le cose. Differenze evidenti soprattutto in seno agli esponenti dell'ex popolarismo, i quali custodivano un passato storico più pesante rispetto agli esponenti della nuova generazione cattolica. Proprio i primi sostenevano il proposito di ricreare quello che era stato il progetto popolare di Sturzo. La loro visione storico-politica, stroncata dall'esperienza di regime, risentiva di nostalgie che sarebbero state dannose nel nuovo corso del Paese. Di questo De Gasperi era conscio e dalla sua aveva l'appoggio della nuova generazione, intenzionata a creare qualcosa di completamente nuovo, di stampo cattolico ma modernista ed avanguardista.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Stato e Chiesa: i primi dieci anni della Democrazia Cristiana

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Bormida
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Laura Gaffuri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 146

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