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Operare con successo nelle aree emergenti: scelte strategiche e azioni di marketing nel mercato cinese - L'esperienza di internazionalizzazione della Tormaresca

Le modalità di ingresso in Cina

La nascita delle Sez e delle Etdz ha contribuito notevolmente ad aumentare il livello di fiducia degli stranieri ad investire in Cina.
Gli Ide sono considerati un elemento chiave nella crescita economica cinese, almeno per le regioni costiere.
Il commercio internazionale e gli Ide contribuiscono a influenzare un'ampia gamma di fattori rilevanti, quali l'allocazione delle risorse economiche, la dimensione dei mercati, la specializzazione produttiva, l'accesso a tecnologie avanzate, la diffusione del learning by doing e la riduzione del costo dei beni capitale.
Gli Ide, se sostenibili da un punto di vista ambientale e sociale, possono essere considerati importanti fattori di sviluppo per il paese che li riceve, specie se questo è in grado di gestire e influenzare processi di innovazione tecnologica.
Nonostante in Cina la connessione tra esportazioni e Ide sia forte, per i primi dieci anni della open door policy le Wfo Entreprise (che di fatto già operavano nel paese, nonostante la mancanza di uno status legalmente riconosciuto) hanno rappresentato una quota minoritaria degli Ide in Cina. A tale tipologia di investimenti sono state, infatti, preferite forme più snelle, quali le joint venture e l'offset, anche perché sono state progressivamente introdotte in Cina particolari agevolazioni per le modalità di tipo collaborativo.
La preferenza verso forme di joint venture discende innanzitutto dalla scarsa disponibilità economica degli operatori cinesi, che si manifesta appieno allorquando questi ultimi intendono acquisire tecnologie avanzate. Le joint venture, prevedendo la ripartizione dei rischi d'impresa e la possibilità di disporre, per il partner cinese, di strumentazioni e tecnologie in assenza di esborsi finanziari (nel caso delle contractual joint venture), rappresentano le vie preferite dagli operatori locali per lo sviluppo degli affari e per la crescita del sapere scientifico e tecnologico, funzionale all'acquisizione di migliori posizionamenti competitivi.
Sulla scia delle compensazioni poste in essere in altre economie, come nei paesi dell'Est Europeo, anche gli operatori cinesi vorrebbero attuare delle forme di pagamento in compensazione, a fronte delle importazioni. Per Grandolfi, il sistema di compensation trade potrebbe consentire di mandare a buon fine la maggior parte degli affari, specie se l'impresa cinese è di buon livello e consentirebbe, inoltre, di realizzare prodotti da commercializzare sul mercato locale e su quelli dell'Estremo oriente.
Il maggiore pericolo cui sono esposti gli investitori stranieri, soprattutto gli operatori che localizzano le loro attività nelle aree al di fuori delle Sez e delle Etdz, è rappresentato dalla possibilità di una nazionalizzazione delle imprese straniere, anche se, al riguardo, il governo cinese ha garantito, però con clausole di dubbia interpretazione, che in condizioni "normali" le proprietà straniere non saranno nazionalizzate e che, in caso di nazionalizzazione, il proprietario estero sarà "ragionevolmente" compensato.
Forme più articolate di investimenti sono state poste in essere dagli operatori occidentali: sono state create, infatti, tipologie diverse di offset, dirette ed indirette, all'innalzamento delle barriere all'entrata di concorrenti occidentali. In tal modo, gli offset sono utilizzati dalle imprese occidentali come meccanismi per il raggiungimento di vantaggi competitivi, resi maggiormente difendibili dagli accordi che vincolano gli attori.
Va notato che le barriere che si elevano contro i potenziali entranti, non costituiscono una difesa dalla concorrenza che i partner cinesi possono porre
in essere, allorquando riescono ad acquisire le conoscenze non possedute. Ciò, del resto, discende dalla natura della relazione che lega gli attori, maggiormente instabile nei rapporti con la Cina, in quanto fondata su opportunismi bilaterali, piuttosto che su una fiducia condivisa.
Non va dimenticato, inoltre, che la fase delle attrattive per la costituzione di una joint venture con operatori cinesi può risultare particolarmente snervante agli investitori occidentali, a causa del comportamento cinese volto a prolungare eccessivamente i tempi delle contrattazioni, con frequenti "rimesse in discussione" degli accordi ed ingegnose contrapposizioni tra concorrenti, anche fittiziamente creati ad hoc; tattiche, queste, finalizzate a comprendere i punti di debolezza dell'avversario ed a spuntare concessioni più favorevoli da parte degli occidentali.
In fine, un altro problema che le imprese incontrano nel loro ingresso nell'area cinese, allorquando procedono a decentrare la produzione, è rappresentato dall'esigenza di espletare un monitoraggio stretto della qualità degli outputt, a causa dello scarso spirito collaborativo dei terzisti cinesi e della mancata spinta motivazionale degli operati locali.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Operare con successo nelle aree emergenti: scelte strategiche e azioni di marketing nel mercato cinese - L'esperienza di internazionalizzazione della Tormaresca

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Scuccimarra
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze Economico-Aziendali
  Relatore: Maglioccca Pierpaolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 247

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Parole chiave

internazionalizzazione
international business theories
esportazioni
puglia
cina
paesi emergenti
bric
vino biologico

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