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Disabili e Media: Rappresentazioni e stereotipi nella cronaca giornalistica italiana

Stereotipi e pregiudizi sull'handicap

Abbiamo già provato a definire le categorie generali di stereotipo e pregiudizio. In questo paragrafo concentreremo l'attenzione su quelli riguardanti le persone disabili all'interno della società. Tra le maggiori vittime di stereotipi e pregiudizi abbiamo infatti quello che riguarda la categorizzazione dei disabili. Nel capitolo precedente abbiamo compreso il legame che intercorre tra queste due rappresentazioni e riportato quelle categorie che più spesso sono colpite da queste categorizzazioni fallaci, tra cui, appunto, chi presenta deficit fisici ed è portatore di una qualsiasi disabilità. Sono numerosi e mutevoli i modi in cui il disabile viene visto e considerato, additato sin dall'antichità con stigmi di vario genere. Nonostante le classificazioni e i nuovi standard ICF poco sopra descritti, queste persone continuano ad essere visti come una categoria ben precisa e separata da quella dei "normali". Sta in questo il primo vero stereotipo – e quindi successivo pregiudizio – che interessa la disabilità, il non vedere le persone in quanto tali ma il ricondurle sempre alla loro categoria di riferimento. Questo porta a tutta una serie di considerazione ed atteggiamenti che non fanno altro che confermare lo stigma verso queste persone e verso la loro condizione, diversificandole negativamente da chi viene definito come "normale". Come afferma Lascioli1 all'interno della categoria degli esseri umani si costituisce una "specie" che è quella degli handicappati, relegati e spinti al limite del genere umano in una sorta di preoccupante "quasi umanità".

«Pregiudizio e stereotipo fanno dell’handicap, qualcosa che serve per racchiudere in un cerchio chiuso uno "scarto" d’umanità: i "diversi"». Secondo Ferrucci, infatti, anche il termine "diversamente abile" esprime al suo interno questa contraddizione stereotipata e pregiudizievole: «da un lato sono riconosciuti uguali come esseri umani e dall'altro se ne riafferma la loro diversità: un paradosso sintetizzato nel termine oggi in voga di "diversabile"». La disabilità viene così ridefinita come uno status dominante, che colpisce e caratterizza totalmente la persona che ne viene additata. Per Barnartt esso non è uno status come tutti gli altri ma influenza la persona e chi gli sta attorno, condizionando le relazioni sociali da parte degli altri. In un modo negativamente totalizzante, un disabile è sempre e solo un disabile e verrà sempre visto sotto quell'ottica. Secondo Bickenbach e Branfield i disabili vengono addirittura considerati come "minoranza oppressa", un gruppo che, come alcune minoranze etniche e razziali è oggetto di pregiudizi, discriminazione e segregazione. Sono costrutti mentali che da sempre fanno parte di un modo di pensare e di considerare la disabilità che cambia lentamente e continua ancora oggi ad anteporre il pregiudizio sull'handicap all'incontro con la persona con disabilità. Pregiudizi e stereotipi sull'handicap sono difficili da modificare perché «tendono a configurarsi come una spirale che, autoponendosi, stabilizza se stessa». Questa spirale non fa altro che costruire un'immagine della disabilità del tutto negativa che si riflette così sugli stessi portatori di disabilità, instillando in loro una concezione negativa sulla loro condizione come non accettata dalla società.
Alla crescente attenzione verso le persone disabili si unisce quindi un atteggiamento pregiudizievole che continua a far fatica a modificarsi. I progressi continuano ad esserci ma sono ancora lenti e macchinosi, frutto di una mentalità fortemente radicata che ha ben piantato le radici anche nella società moderna. A colpire non sono più quegli atteggiamenti plateali o quel rifiuto totale che si poteva registrare nel passato, ma dei piccoli segnali, che, pur nella loro apparente innocenza, tendono a spingere chi non viene considerato normale, ai margini della società. Sta in questo la forza del pregiudizio e dello stereotipo sull'handicap, in una lunga serie di atteggiamenti e comportamenti che continuano a distinguere chi è normale da chi non lo è. Questi modi di costruire la realtà vanno così ad influenzare in toto, l'inserimento del disabile nel mondo sociale a più livelli.

Secondo Gemma Andreoli sono numerose le immagini negative che la società costruisce sulla disabilità. Nel documento redatto dal Gruppo Donne dell'Unione Italiana per la lotta contro la distrofia muscolare ne sono stati individuati cinque:

-L'inesistente
-L'eterno bambino
-L'altro senza potenzialità
-Disabilità fisica = disabilità mentale
-Passività e Iperattività

Questo brano è tratto dalla tesi:

Disabili e Media: Rappresentazioni e stereotipi nella cronaca giornalistica italiana

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Informazioni tesi

  Autore: Manuel Lai
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Corso di Laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo
  Relatore: Lorenzo Reggiani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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