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L'Euro: un'idea che nasce da lontano

Dalla rivoluzione commerciale alla Mitteleuropa

I semi di una integrazione economica europea hanno radici lontane nel tempo. Qualche volta si allude al medievale impero carolingio per indicare il primo riferimento storico all Unione Europea. Forse è più corretto considerare l'impero carolingio "una falsa partenza" e considerare il suo disfacimento, con la nascita del feudalesimo e la successiva "rivoluzione commerciale" le basi della civiltà e dell'economia europea.
Nel medioevo l'Europa era divisa in tanti piccoli stati, contee, marchesati. Il commercio per svilupparsi aveva bisogno di regole valide per tutti ovunque, in molti casi in contrasto con quelle di questo o quel posto. Di qui la nascita di mercati, fiere, porti franchi, codici mercantili, accordi tra chi forniva fondi e chi mercanzie. Il tutto avvenne partendo dal basso, ad opera della comunità mercantile, che, dove necessario, aggirò le leggi delle varie comunità, creando una specie di sovrastato nel variegato mondo delle "unità politiche" dell'epoca. Le istituzioni non potevano però rimanerne al di fuori di tutto questo. Assieme ai mercanti ed alle loro corporazioni, i governi delle città mercantili, cercarono di definire delle regole in ambito commerciale: unità di peso e misura, standard di qualità e prezzo delle merci; condanna delle frodi, degli accordi monopolistici e della speculazione sui beni di prima necessità; uso degli strumenti di credito, tenuta dei libri contabili, procedura fallimentare, struttura delle società e forma dei contratti. Queste regole, che presero il nome di "lex mercatoria", superarono i confini degli stati, ebbero una diffusione europea e diedero origine ad una funzione virtuosa del commercio.
Questo portò nel 1700, all'esaltazione delle potenzialità virtuose del commercio arrivando a definirlo "dolce commercio" nella convinzione che l'aumento degli scambi commerciali contribuisse al miglioramento dei rapporti fra i popoli, e favorisse la pace. Purtroppo non fu solo così, in molti casi il commercio rimase ancora un affare avventuroso, rischioso e violento.
L' irruzione sulla scena europea del ciclone Napoleone distrusse la grande illusione del "dolce commercio" ed introdusse un nuovo soggetto storico, la "Grande Nazione" che mirava alla liberazione dei popoli dalle monarchie assolutiste e alla modernizzazione degli apparati statali. Le linee di questo disegno portarono grandi innovazioni istituzionali, creando fra l'altro le basi di una più solida organizzazione societaria delle imprese e di un pieno esercizio del diritto di proprietà. Dopo il crollo dell'impero napoleonico, queste leggi non vennero cancellate, le monarchie restaurate le conservarono, se non nella forma, nella sostanza.
Il secolo che seguì l'epopea napoleonica, fu un periodo sbalorditivo, per la nascita di nuove ideologie e grandi innovazioni tecnologiche che produssero in Europa un forte mutamento. I fautori delle nascenti ideologie: socialismo e democrazia, sognavano, con la crescente solidarietà tra i popoli, la nascita degli Stati uniti d'Europa. Avevano però sottovalutato quella che si sarebbe rivelata come la più potente forza ideale e politica del secolo: il nazionalismo, che, affermatosi con la rivoluzione francese e diffusosi in Europa assieme alle baionette di Napoleone, portò all'unificazione dell'Italia, della Germania e alla crisi degli imperi multinazionali.
Se l'ideologia politica aveva portato alla creazione degli stati nazionali, le ideologie economiche puntavano al loro superamento. Prima attraverso l'utopia sansimoniana, che immaginava un unico parlamento fra Francia e Gran Bretagna in cui avrebbero dovuto essere rappresentati i ceti produttivi, poi con l' ideologia liberoscambista. Il primo trattato, ispirato a questa nuova ideologia, fu firmato nel 1860 tra Francia e Inghilterra; prevedeva l'abolizione delle restrizioni e dei dazi doganali che fino ad allora avevano ostacolato lo sviluppo delle relazioni commerciali. Fu poi esteso tramite la clausola detta "della nazione più favorita" a tutti gli stati europei. Questa clausola prevedeva che, qualora uno dei contraenti avesse stipulato un nuovo trattato con un altro stato, questa sarebbe stata estesa automaticamente all'altro paese.
All'integrazione commerciale si affiancarono alcuni tentativi di integrazione monetaria, ma l'apertura del canale di Suez, combinata con l'introduzione della navigazione a vapore e la diffusione delle reti ferroviarie, portarono a riversarsi sui mercati europei, ingenti quantitativi di cereali ed altri prodotti agricoli provenienti da India, Cina, Russia e America a bassi prezzi, provocando una crisi che durò per oltre un ventennio. Fu la fine dell'idillio liberoscambista e il protezionismo doganale tornò ad apparire per gli stati europei l'unica ancora di salvezza.
Gli effetti negativi del ritorno al protezionismo furono comunque attenuati sul finire del secolo dall'adozione di nuovi trattati commerciali, dall'aumento dei prezzi, dalla progressiva riduzione dei costi di trasporto e dalla diffusione del sistema monetario Gold standard.
Il Gold standard era il sistema monetario internazionale adottato dal 1870 fino alla prima guerra mondiale che prevedeva uno stretto legame tra la quantità di moneta in circolazione e le riserve auree detenute dalla banca centrale.
In tale sistema ogni moneta aveva una parità fissa; il valore della moneta corrispondeva, cioè, ad una determinata quantità di oro stabilita dalle autorità monetarie. La moneta cartacea in circolazione era convertibile, in qualunque momento in oro, per cui si rendeva necessaria la corrispondenza tra la quantità di biglietti di banca in circolazione e le riserve di oro possedute dalla banca centrale.
La fine del XIX secolo vide, dopo la sua unificazione, la nascita della potenza tecnologica, industriale ed economica tedesca. Alla sua grande potenzialità non corrispondeva però un adeguato peso internazionale.
Negli ambienti economici e finanziari tedeschi cominciò così a farsi strada, per superare questo divario, l'idea di un'unione Mitteleuropea a guida tedesca, fra l'impero austroungarico e quello tedesco. L'idea non ebbe il tempo di essere sviluppata per lo scoppio della prima guerra mondiale. L'inizio del conflitto sembrava evolvere velocemente a favore della Germania e degli imperi centrali. In un documento preparato per i suoi collaboratori –che avrebbero dovuto partecipare alle imminenti trattative di pace-il cancelliere tedesco indicava l'obiettivo di creare un'associazione economica Mitteleuropea a guida tedesca. Di questa associazione avrebbero dovuto inizialmente far parte: Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Polonia, Austria-Ungheria, e successivamente: Italia, Svezia, e Norvegia. La guerra ebbe un diverso sviluppo, la Germania ne uscì sconfitta e costretta a subire delle pesanti condizioni di pace che la portarono ad una grave crisi politica e finanziaria con una situazione di iperinflazione e conseguente crollo della moneta. Le aspirazioni dei fautori della Mitteleuropa erano definitivamente affossate.
Sul finire degli anni venti un tentativo di distensione della Francia verso la Germania con il tentativo di giungere ad una federazione anche con altri stati europei non ebbe fortuna.
Il successo politico del Nazionalsocialismo sembrò portare nuova linfa alla causa della Mitteleuropa auspicata dagli imprenditori e dai finanzieri tedeschi. Ma la visione dell'Europa prefigurata dai nazionalsocialisti era altra cosa, e la conquista dello "spazio vitale" doveva avvenire, secondo i loro ideali, a spese delle razze inferiori e trascendeva dalle sole esigenze economiche e commerciali degli imprenditori e dei finanzieri, con le funeste conseguenze che tutti conosciamo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'Euro: un'idea che nasce da lontano

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Informazioni tesi

  Autore: Gian Marco Melandri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari
  Relatore: Mauro Carboni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

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