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La Liberalizzazione del Mercato del gas e dell'energia elettrica

La determinazione del prezzo del gas

La base per la determinazione del prezzo finale era tradizionalmente il costo dell'approvvigionamento, ma i contratti nazionale di importazione non sono mai stati pubblici; anzi, per molti anni sono stati coperti dal segreto di Stato, a motivo dell'estrema delicatezza delle relazioni tra un'impresa pubblica statale italiana e analoghe controparti estere. Bisogna poi ricordare che le clausole riguardanti le oscillazioni minime erano definite in base a una formula di take or pay che vincolava l'acquirente a una soglia minima: in caso di mancato acquisto del minimo prestabilito, la somma pattuita doveva comunque essere corrisposta.
Il prezzo di vendita all'ingrosso veniva fissato partendo da un costo CIF (Cost Insurance and Freight, comprensivo cioè dei costi di trasporto fino alla frontiera del paese fornitore).
Dall'impresa a monte, il gas poteva fluire a distributori rivolti alla clientela civile oppure direttamente ai grandi clienti, e in questo caso si parlava di distribuzione primaria. La tariffa per la vendita alle aziende di distribuzione del gas derivava da accordi tra la Snam e le aziende stesse. Ed era soggetta a un regime di sorveglianza da parte del Comitato Interministeriale dei Prezzi (CIP): si trattava di un prezzo in libertà vigilata. Per i grandi clienti, il prezzo veniva invece determinato sulla base di un processo di contrattazione collettiva che coinvolgeva fornitori e consumatori ed era rivisto su base pluriennale. I prezzi erano indicizzati alle quotazioni dei prodotti petroliferi e sottoposti a un regime di sorveglianza introdotto da una delibera del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE). Le tariffe del gas praticate alla piccola utenza finale, soggette a un regime di prezzi amministrati, erano differenziate in base al tipo di cliente, distinguendosi infatti in tariffe per forniture al settore civile e ad altri settori. Le forniture al settore civile si distinguevano a loro volta fra: a) usi domestici, quali utilizzo per la cucina, produzione di acqua calda, riscaldamento individuale o centralizzato; b) usi commerciali; c) usi artigianali; d) enti pubblici; e) imprese con consumi inferiori a 200.000 metri cubi annui. Una caratteristica importante di tali tariffe era la struttura regressiva e la loro suddivisione in base agli usi. In un certo senso, la struttura regressiva del prezzo cercava di riflettere il costo del servizio, in quanto quest'ultimo diminuisce al crescere della dimensione del cliente stesso.
Tale struttura era funzionale a favorire un maggior uso del gas naturale, premiando le utenze di maggiori dimensioni.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La Liberalizzazione del Mercato del gas e dell'energia elettrica

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Informazioni tesi

  Autore: Giancarmine Rovitto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Gaetana Trupiano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

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