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Il linguaggio del corpo

La prossemica

Prossemica è il termine coniato da Edward T. Hall per le osservazioni e le teorie che concernono l’uso dello spazio dell’uomo. Come dice il termine prossemica (dal latino proximus = “vicinissimo”, “prossimo”), la prossemica è una disciplina che si occupa del modo in cui l’uomo usa lo spazio attorno a sé, di come reagisce ad esso, e di come, usandolo, può comunicare certi messaggi in linguaggio non verbale. Chi si occupa di prossemica cerca proprio di capire come le persone utilizzino e percepiscano lo spazio che hanno a disposizione. Come gli animali abbiamo un nostro territorio e lo stabiliamo in ogni luogo in cui ci troviamo. Da qui il termine territorialità ovvero quella caratteristica condotta con cui un organismo afferma i propri diritti su un’area. Gli animali si ritraggono d’istinto quando cerchiamo di avvicinarci troppo, quando cioè tentiamo inconsapevolmente di varcare il loro territorio personale. Si spostano un po’ più in là, per poi fermarsi nuovamente, non appena la distanza tra noi e loro si è ristabilita. Anche noi abbiamo bisogno di uno spazio personale, di un nostro territorio, nel quale ci sentiamo protetti e che difendiamo dall’intrusione degli altri. Si tratta di uno spazio ideale, ben definito, che include un’area più o meno vasta attorno al nostro corpo. Quando ci si sente invasi, si hanno fisicamente alcune reazioni abbastanza tipiche e che si susseguono con un determinato ordine:
– a livello fisiologico il nostro corpo aumenta i battiti del cuore, nel sangue viene immessa adrenalina, i muscoli si contraggono e si preparano a un possibile attacco;
– a questo punto iniziamo a trasmettere una serie di segnali preliminari per indicare il nostro disagio, quali dondolare una gamba, o muoverci sulla sedia, come se questa fosse improvvisamente divenuta scomoda;
– subito dopo il nostro corpo assume una posizione di chiusura nei confronti dell’intruso e allora abbassiamo il mento, piegando in avanti le spalle o addirittura chiudiamo gli occhi, per cercare di non vedere quanto sta accadendo;
– se tutti questi segnali del corpo non vengono riconosciuti e l’invasione altrui, con il conseguente nostro fastidio, continua, allora ci allontaniamo dal luogo in cui ci troviamo e cambiamo di posto.
La reazione di fronte all’invasione del territorio personale può addirittura provocare scoppi di violenza incontrollata in persone particolarmente reattive. Anche la dimensione “tempo” fa parte del nostro territorio personale: se qualcuno ci fa perdere tempo inutilmente ci sentiamo invasi, perché sentiamo che quella persona sta occupando uno spazio/tempo che non le appartiene. L’ampiezza dello spazio personale di cui abbiamo bisogno può variare molto, perché dipende:
– dalla razza cui apparteniamo;
– dall’ambiente in cui siamo vissuti;
– dalla classe sociale di appartenenza.
Anche l’ambiente in cui si è cresciuti può influenzare il nostro comportamento in termini di bisogno di spazio. Le persone cresciute in città in piccoli appartamenti, abituate a recarsi al lavoro stipate nei mezzi pubblici, hanno man mano ridotto il loro spazio personale e quindi si sentono a loro agio anche relativamente vicini alle altre persone. Tendono, invece, a mantenere una distanza maggiore le une dalle altre le persone cresciute in campagna o in montagna, dove gli spazi sono ampi e dove spesso tra una casa e l’altra ci sono parecchi chilometri. Anche la diversa classe sociale può generare distinzioni. “Spazio significa potere”; quindi, di più spazio dispongo intorno a me, e più sono potente (Anna Guglielmi, 2013, pp. 13-14). Oltre al territorio, ciascun animale (compreso l’uomo) è circondato da una serie di sfere o bolle dal disegno irregolare che servono a mantenere lo spazio conveniente fra i vari individui. La prossemica è anche collegata alla personalità degli individui. Infatti chi si avvicina di più di solito tende anche a guardare, parlare e sorridere di più: è una persona con una spiccata tendenza all’incontro sociale (Giovanna Cosenza,2008/2009, p. 6). Hediger ha descritto un novero di queste distanze che sono manifestamente usate. Due di esse, la distanza di fuga e la distanza critica, sono usate quando si incontrano individui di specie diverse; mentre la distanza personale e quella sociale intervengono negli incontri tra membri della medesima specie e sono caratteristiche anche dell’uomo oltre che degli animali. Distanza di fuga è il termine che indica il comportamento di fuga assunto dall’animale nel momento in cui un altro animale si avvicina ad una certa distanza. C’è un rapporto direttamente proporzionale fra la grandezza di un animale e la sua distanza di fuga, infatti, più grosso è l’animale, maggiore è la distanza che deve tenere fra sé e il nemico. Le distanze e le zone critiche sono evidentemente presenti quando c’è una reazione di fuga. La distanza critica comprende lo stretto intervallo che separa la distanza di fuga dalla distanza di attacco. Ogni animale ha bisogno di uno spazio minimo senza il quale la sua sopravvivenza è impossibile. Questo è appunto lo spazio critico dell’organismo che, nel momento in cui non risulta più utilizzabile, produce una situazione critica (Edward T. Hall, 1968, p. 23). Distanza personale è l’espressione con cui Hediger si riferisce all’intervallo mantenuto dagli animali che seguono la norma del non contatto tra sé e i loro simili. Questa distanza è come una bolla invisibile che circonda l’organismo. Gli individui più forti, superiori tendono a stabilire distanze personali più grandi rispetto agli esemplari che occupano posizioni inferiori. Infine vi è la distanza sociale che rappresenta un limite psicologico, passato il quale l’animale comincia manifestamente a sentirsi ansioso. Ogni animale, infatti, ha bisogno di uno spazio minimo senza il quale la sua sopravvivenza è impossibile. Questo è appunto lo spazio critico dell’organismo. Quando il popolamento si è così incrementato che lo spazio critico non risulta più utilizzabile, si produce una situazione critica. Il modo più semplice di risolvere il problema è quello di eliminare un certo numero di individui. La distanza di fuga e la distanza critica sono state eliminate dal novero delle tipiche reazioni umane rimanendo tipiche esclusivamente degli animali. Nell’uomo una fonte di informazione usuale sulla distanza che separa due persone è la forza della voce (ibid, p. 27, 28, 30, 152). Lavorando con lo studioso di linguistica George Trager, Hall cominciò con l’osservare le variazioni nel volume della voce connesse al mutare delle distanze. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il linguaggio del corpo

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Informazioni tesi

  Autore: Nazarena Pregio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Gian Pietro Storari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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Parole chiave

corpo
prossemica
sguardo
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distanze
espressione facciale

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