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L'imparzialità del giudice e i poteri d'ufficio in materia probatoria

Le garanzie dell'organo giudicante

La conoscenza del giudice, che dovrebbe portare alla verità nel processo ed alla giusta pronuncia, si forma sulla base del contributo gnoseologico offerto dalle parti, che riguarda da un lato il thema probandum da essi proposto con tutti gli enunciati che lo sostengono e lo smentiscono, e dall'altro la selezione accurata e l'individuazione di tutti quegli strumenti processuali e fattuali che servono alla sua verificazione. In relazione al primo profilo viene messa subito in evidenza una marcata distinzione delle funzioni tra chi è chiamato a giudicare e chi invece a provare l'accusa sulla base dei fatti rappresentati. L'accertamento giudiziale in sé, prevede un netto distaccamento dalla funzione dell'accusa, volta unicamente a dimostrare la colpevolezza dell'imputato, cercando di ottenere giustizia. Viene dunque messa in risalto una palese incompatibilità psicologica tra i due ruoli procedimentali, quello di P.M. e quello di Giudice, derivante unicamente dalle caratteristiche proprie della funzione giusdicente: l'imparzialità. Il giudice, invero, non ha nessun potere sull'oggetto della decisione, così come indicato dal brocardo ne procedat iudex ex officio, tant'è che il principio della domanda, espresso nell'art.112 della Costituzione, è volto a garantire l'assoluta imparzialità del giudice, poiché il promovimento dell'azione in se stessa è volto unicamente ad un giudizio sfavorevole circa il merito dell'ipotesi accusatoria e quindi non potrebbe mai risultare imparziale. L'organo giudicante deve quindi limitarsi a valutare indistintamente tutte le prove e i fatti allegati dalle parti in causa, cercando di concludere con una decisione che si avvicini il più possibile alla giusta pronuncia. Il fondamento del principio giudicante sopra esposto può essere così definito: iudex secundum alligata et probata partium iudicare debet. Ciò che tutela, a ben vedere, l'imparzialità e la terzietà del giudice è quindi il principio dispositivo, secondo il quale chi dispone di un diritto può agire in giudizio per la tutela; nel processo penale la proposizione del tema e l'acquisizione delle prove ad opera delle parti consentono di far emergere, nel giudizio, l'imparzialità del giudice. Infatti emerge una chiara distinzione tra chi è chiamato a dimostrare l'esistenza di un fatto tramite le prove a carico (o a discarico) e chi invece deve unicamente valutarle. Un tale status di imparzialità è proprio del giudice chiamato ad espletare le sue funzioni e pronunciarsi sul merito. Al giudice, però, sono anche attribuiti dei compiti di garanzia e di controllo, connessi tendenzialmente alla tutela del principio di legalità nell'attuazione della funzione giudiziale. L'obiettivo che si prefiggono tali poteri attribuiti al giudice è quello di evitare che il pubblico accusatore, tramite i poteri ad esso riservati, sia in grado di manipolare a tal punto l'azione da disporre anche di una eventuale influenza valida nell'accertamento meritorio.

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L'imparzialità del giudice e i poteri d'ufficio in materia probatoria

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Informazioni tesi

  Autore: Danilo Spallino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Ernesto D'Angelo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

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Parole chiave

imparzialità
art. 111 cost
poteri giudice penale
limiti probatori giudice penale
imparzialità giudice penale
111 costituzione
art. 190 c.p.p e diritto alla prova
art. 507 c.p.p.
poteri d'ufficio sui singoli mezzi di prova
testimonianza indiretta, perizia, consulenza

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