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Imprenditoria Femminile - La rilevanza della donna per lo sviluppo dell'azienda

L'intelligenza emotiva

Gli studi sull'intelligenza emotiva trovano oggi un ampio raggio di applicazione nel mondo del lavoro. L'intelligenza emotiva infatti si rivela essenziale per le organizzazioni nella ricerca della prestazione superiore e dell'eccellenza sul lavoro (Giorgi, Majer, 2010).
Nel 1995, Daniel Goleman rese popolare il concetto di Intelligenza Emotiva, mediante la pubblicazione del suo libro Lavorare con intelligenza emotiva, che la descrive come un insieme di competenze o caratteristiche che sono fondamentali per affrontare con successo la vita: autocontrollo, entusiasmo, perseveranza e capacità di auto-motivarsi.
Come ci insegnano John B. Hunter e R. F. Schmidt (1982) nella pubblicazione intitolata Validity and Utility of Alternative Predictors of Job Performance, l'intelligenza emotiva è più importante del quoziente intellettivo (IQ) per arrivare al successo.
Il primo uso accademico del termine “intelligenza emotiva” risale al 1983, quando l'allora dottorando Reuven Bar-On, oggi illustre studioso e ricercatore, utilizzò nella sua tesi il termine “quoziente emotivo” (Bar-On, 1988). Furono, poi, John Mayer e Peter Salovery (1990) a diffondere il costrutto di intelligenza emotiva nel panorama della ricerca internazionale. I due studiosi descrissero l'intelligenza emotiva come una forma di intelligenza sociale che riguardava le capacità di monitorare emozioni e sentimenti propri ed altrui, di discriminare fra essi e di usare queste informazioni per guidare il pensiero e l'azione.
Oggi le pubblicazioni scientifiche sull'intelligenza emotiva sono molto numerose.
Lo stesso Daniel Goleman, guru di fama mondiale sull'intelligenza emotiva, osserva nel libro Lavorare con intelligenza emotiva quanto segue: “paradossalmente, fra chi è abbastanza intelligente da sapersi muovere nei campi di attività più impegnativi sul piano cognitivo, il quoziente intellettivo si rileva assai poco potente come fattore produttivo di successo, ma non solo: quanto più alte sono le barriere di intelligenza per entrare in un certo settore, tanto più importante diventa ai fini del successo il valore dell'intelligenza emotiva (EQ). In campi come l'ingegneria, la medicina, il diritto o nei master di amministrazione aziendale di alto livello, dove la selezione professionale si concentra quasi esclusivamente su abilità intellettuali, l'intelligenza emotiva conta molto più del quoziente intellettivo nel determinare chi emergerà come leader...” (Muranetti, 2012, pag. 257). Essere dotati d'intelligenza emotiva non significa soltanto gentilezza verso gli altri, ma anche saper controllare le proprie emozioni. A differenza del quoziente di intelligenza, che trascorsa l'adolescenza subisce pochi cambiamenti, l'intelligenza emotiva continua ad evolversi e svilupparsi per tutta la vita. Sul posto di lavoro è sempre più importante disporre di persone dotate di auto-controllo e fiducia in se stessi, motivazione personale, elevate capacità di comunicazione e ascolto, capacità di reagire agli insuccessi, abilità nelle relazioni interpersonali, determinazione e desiderio di sviluppo personale. I leader straordinari presentano livelli molto elevati di intelligenza emotiva, la quale è tanto più importante quanto più elevata risulta la posizione occupata nell'organizzazione. Prestazioni eccellenti degli imprenditori dipendono dalla combinazione sinergica di capacità cognitive ed emotive. Nel suo libro Lavorare con intelligenza emotiva, lo stesso Goleman afferma: “la ragione per la quale non otteniamo il pieno potenziale delle persone è spesso da ricercare nell'incompetenza emotiva” (Muranetti, 2012, pag. 257-258).
Il concetto di intelligenza emotiva, si basa su di cinque competenze chiave (conoscenza del sé, regolazione del sé, motivazione, empatia, skill sociali) e sull’affiancare capacità tecniche e competenze emozionali nella valutazione del successo lavorativo sia degli individui che delle organizzazioni (Goleman, 1998b). Si ipotizza che imprenditori di successo posseggano un’elevata intelligenza emotiva.
Dopo questo excursus teorico sull’imprenditorialità femminile, è possibile passare alla parte sperimentale di questo elaborato.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Imprenditoria Femminile - La rilevanza della donna per lo sviluppo dell'azienda

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Crudi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Europea di Roma
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia del lavoro e delle organizzazioni
  Relatore: Gabriele Giorgi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 107

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