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Le forniture non richieste e la tutela del consumatore

La crescita iperbolica delle attivazioni non richieste

La disciplina contenuta nell’art. 26, lett. f) c. cons., oggetto del presente lavoro, rappresenta probabilmente una delle fattispecie di maggiore rilevanza in materia di pratiche commerciali aggressive. Dalle prime decisioni dell’Agcm emerge un’ampia applicazione di tale norma soprattutto in due settori:
1. le telecomunicazioni;
2. l’energia elettrica e il gas naturale.

Dalle decisioni dell’Antitrust si evince, innanzitutto che la norma può trovare ampio terreno di applicazione nelle fattispecie dei contratti a distanza attuati attraverso strumenti di teleselling massicciamente utilizzati soprattutto dai gestori telefonici come strumento agile e dinamico per contendersi la clientela., nonché nella fattispecie delle subdole forniture di servizi addebitati agli utenti sulle bollette telefoniche o di fornitura di energia o/e gas naturale, senza che gli stessi ne avessero effettuato alcuna richiesta.
Di seguito saranno riportati alcuni dei provvedimenti adottati dall’AGCM, i quali hanno ad oggetto condotte classificate quali pratiche commerciali aggressive poiché configurano la fattispecie delle forniture non richieste. Nello specifico con il Provv. 4.9.08 n. 18829, PS91 – Enel Energia – Richiesta cambio fornitore, Boll. 33/2008, l’AGCM accanto alla violazione delle norme in materia di pratiche commerciali ingannevoli, ha altresì accertato l’illecito del professionista in quanto ha erogato forniture di energia elettrica e di gas non richieste, esigendone il pagamento ed imponendo peraltro ostacoli al diritto di ripensamento. L’imputabilità della pratica è stata ricondotta, in particolare, alla mancata previsione di sistemi diffusi di controllo e di vigilanza che, in considerazione delle modalità di conclusione a distanza dei contratti di adesione, potessero prevenire l’attivazione di forniture di energia non richieste consapevolmente. In seguito agli accertamenti ispettivi condotti presso le sedi delle imprese interessate dall’Autorità, il gruppo Enel ha sospeso l’invio di fatture e tutta l’attività di recupero delle somme dovute nei confronti dei clienti che avevano fatto la segnalazione e si è impegnata a ripristinare il regime di maggior tutela e a garantire un trattamento più favorevole nel periodo transitorio. L’Enel ha anche disposto la temporanea sospensione del canale di vendita telefonico residenziale, per consentire la ridefinizione delle informazioni che gli operatori devono fornire ai potenziali utenti. Nonostante questi tentavi di risolvere la questione, ulteriori segnalazioni hanno riaperto le ispezioni e l’Agcm ha ritenuto inammissibili gli impegni presentati dal professionista ed oltre che vietare l’ulteriore diffusione delle pratiche oggetto del suddetto provvedimento, ha irrogato una sanzione amministrativa pecuniaria ad Enel Energia Spa pari ad un totale di duecentomila euro. Per quanto riguarda il settore della telefonia fissa prenderemo in considerazione il professionista Tele2, ed in particolare il Provv. 16.10.08 n. 18995 PS19 – Tele2-Contratti a distanza, Boll. 39/2008 sull’attivazione non richiesta di servizi di telefonia fissa. Nel novembre 2007 sono pervenute all’Agcm molteplici segnalazioni da parte dei consumatori che hanno contestato alla società Tele2 le seguenti condotte:
1. la conclusione di contratti di utenza senza aver acquisito preventivamente l’inequivoca volontà dell’intestatario della linea di aderire all’offerta commerciale proposta;
2. la conclusione di contratti di utenza senza adottare tutte le garanzie necessarie al fine della prestazione di un consenso informato da parte degli effettivi titolari delle linee;
3. la difficoltà per gli utenti di ricevere un tempestivo riscontro da parte dell’operatore nelle ipotesi di contestazione relativa alla conclusione di contratti di utenza.

Sembra utile ribadire che la pratica commerciale posta in essere dalla società Opitel S.p.A., consiste nella conclusione di contratti di utenza telefonica a distanza, tali ultimi sono disciplinati da varie disposizioni del Codice del Consumo, che prevedono a tutela del contraente debole (consumatore), una serie di puntuali obblighi informativi e documentali a carico degli operatori (artt. 52 e 53) nonché la possibilità di esercitare il diritto di recesso senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo in un termine prestabilito (art. 64). Tali regole di protezione tengono conto dello strumento negoziale in esame che si caratterizza per la carenza della presenza fisica simultanea delle parti contraenti, cui corrisponde un’accentuazione della posizione di debolezza del consumatore rispetto alla controparte, specie per quanto riguarda il profilo informativo. Alla luce delle risultanze dell’istruttoria l’AGCM ha ritenuto la pratica commerciale posta in essere dal professionista Opitel S.p.A. scorretta ai sensi degli artt. 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26 lett. f) del Codice del Consumo, in quanto avvenuta secondo modalità contrarie alla diligenza professionale ed idonee a limitare considerevolmente, o addirittura escludere, la libertà di scelta o di comportamento del consumatore medio. Data la gravità della violazione, il suo significativo impatto sull’ utente finale e la dimensione economica del professionista (Opitel S.p.A. è uno dei principali gestori di telefonia fissa in Italia) al fine di garantire l’efficacia deterrente della sanzione, l’Autorità ha stabilito una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 215.000 euro. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le forniture non richieste e la tutela del consumatore

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Informazioni tesi

  Autore: Angelica Saccoccio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Maddalena  Rabitti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

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Parole chiave

agcm
consumatore
tutela
codice del consumo
forniture
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