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La guerra di Felipe - L’affermazione storica dei diritti umani nel contesto globale e gli abusi nel Messico di Felipe Calderón

La denuncia a Felipe Calderón per crimini contro l’umanità

Il 25 novembre del 2011, una crociata di attivisti capitanata dall’allora ventottenne avvocato messicano Netzaí Sandoval ha presentato alla Corte Penale Internazionale dell’Aia una denuncia per crimini contro l’umanità indirizzata al Presidente messicano Felipe Calderón Hinojosa, al Segretario della Pubblica Sicurezza Genaro García Luna e al "capo dei capi" Joaquín Guzmán Loera altresì conosciuto come "El Chapo".

La domanda, che Sandoval ha personalmente presentato presso la Corte dell’Aia, è stata accompagnata da 23.000 firme e da un dossier di 700 pagine in cui sono documentati 470 casi di abusi ai danni della dignità umana. Il Governo messicano si è subito affannato a smentire che la politiche intraprese per contrastare l’ondata di violenza conseguente alla lotta armata contro il narcotraffico abbiano in qualche misura comportato violazioni dei diritti umani, adducendo che "tutte le azioni sono state finalizzate a fermare le organizzazioni criminali".

Netzaí Sandoval ha dunque precisato che:

I comunicati ufficiali del governo federale non hanno potuto smentire una sola delle affermazioni che abbiamo portato davanti alla Corte Penale Internazionale (CPI): non hanno potuto negare che in Messico vi sono evidenti violazioni di diritti umani, che l’Esercito tortura, si rende responsabile di sparizioni forzate e di violenze sessuali verso donne e bambini; che uccide civili e che i funzionari dell’Istituto Nazionale per l’Immigrazione (INM) partecipano al sequestro di migranti o che nel 95% degli omicidi della ‘narcoguerra’ il Governo ha deciso di non aprire investigazioni perché è più semplice dichiarare che "si uccidono tra di loro".
Inoltre, non hanno nemmeno potuto smentire che i cartelli del narcotraffico reclutano bambini per trasformarli in sicari, che commettono omicidi e attaccano ospedali e centri di riabilitazione, che aggrediscono la popolazione civile, che realizzano decapitazioni massive e che si avvale dell’INM per aggredire i migranti.
Nessuna di queste affermazioni è stata messa in dubbio. Bisognerà informare Calderón che prima di accusarci di calunnie dovrà dimostrare che le nostre segnalazioni sono false. In realtà l’unica preoccupazione dei suoi portavoce riguarda i requisiti giuridici affinché i tribunali internazionali possano intervenire. Vedremo.


La Procura della Corte Penale Internazionale dell’Aia dovrà dunque studiare il dossier per accertare eventuali responsabilità di Calderón e García Luna e per verificare se i reati commessi dall’esercito messicano rappresentano in qualche misura delle violazioni contro la dignità umana e se un giudizio in merito rientra sotto la propria giurisdizione – dovrà cioè attenersi al principio di sussidiarietà, accertandosi che eventuali violazioni non siano già state prese in esame dalle corti giuridiche messicane.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La guerra di Felipe - L’affermazione storica dei diritti umani nel contesto globale e gli abusi nel Messico di Felipe Calderón

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Informazioni tesi

  Autore: Domenico Spampinato
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Claudia Hassan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

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Parole chiave

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diritti umani
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