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Diversity Management e diversità culturale: la gestione delle Risorse Umane Internazionali in un'azienda di dimensioni globali

L’internazionalizzazione della routine lavorativa e il management cross-culturale

L'espansione delle attività aziendali fuori dai confini nazionali è un tema con il quale le moderne organizzazioni sono obbligate a confrontarsi. Al giorno d'oggi l'internazionalizzazione non è più un obiettivo a esclusivo appannaggio delle classiche multinazionali, ma è diventato un concetto fondamentale anche per la sopravvivenza di piccole e medie imprese (le cosiddette "PMI") (www.pmi.it/economia/mercati/articolo/9694/pmi-italiane-allestero-internazionalizzazione-e-opportunita.html).
Internazionalizzarsi sembra dunque essere la parola d'ordine. Ciò significa orientare verso l'estero capitali, energie, strategie e persone interagendo con i contesti di riferimento e le culture in essi presenti. L'incremento delle operazioni internazionali porta infatti con sé un aumento del multiculturalismo all'interno delle organizzazioni, ovvero un aumento delle interazioni tra lavoratori e manager provenienti da culture differenti. La crescita del multiculturalismo organizzativo richiede però di essere gestita attraverso strategie nuove e adeguate (Adler, 1983). Tale complessità dei contesti organizzativi è dovuta a una molteplicità di fattori, tra i quali la globalizzazione dei mercati, la dislocazione del lavoro manifatturiero nei Paesi in Via di Sviluppo, la diffusione delle tecnologie di informazione e comunicazione (ICT), i processi di migrazione/immigrazione e l'aumento del livello scolastico e della qualificazione professionale (Argentero, 2010).
Di origine sociologica (si ricordi a tal proposito il concetto di "villaggio globale" di McLuhan, 1962), il termine "globalizzazione" è sicuramente uno dei più utilizzati negli ultimi anni in riferimento a una vasta gamma di distinte tendenze politiche, economiche e culturali. Nel discorso popolare viene spesso impiegato come sinonimo dei seguenti fenomeni: il raggiungimento di politiche di "libero mercato" nell'economia mondiale ("liberalizzazione economica"), la crescente prevalenza di stili occidentali nella vita politica, economica e culturale ("occidentalizzazione" o "americanizzazione"), la proliferazione delle nuove tecnologie dell'informazione (la "rivoluzione internet"), così come per esprimere un'idea di "integrazione globale", una sorta di utopica comunità unificata dell'umanità in cui le fonti principali di conflitto sociale sono sparite (http://plato.stanford.edu/entries/globalization/).
Le scienze manageriali definiscono invece il concetto come l'insieme dei cambiamenti affrontati dalle aziende in seguito a: evoluzione delle ICT e accelerazione dei flussi informativi, aumento del flusso di capitali, merci, persone e dati attraverso i confini nazionali, tendenza all'omogeneizzazione delle culture e dei mercati, diminuzione dei costi di trasporto e armonizzazione delle legislazioni nazionali (Prandstraller & Quacquarelli, 2011). "Globalizzazione" è quindi un concetto multidimensionale che si presta a valutazioni diversificate anche in base ai valori di chi lo interpreta, come possiamo notare dalla vastità dei contributi presenti in letteratura (Kim & Bhawuk, 2008). Alcuni autori, come Bhawuk (2008), enfatizzano il lato "oscuro" della globalizzazione, accusata di mettere in pericolo le identità di gruppo e minacciare un'omogeneizzazione culturale acuendo contemporaneamente i conflitti interculturali, fino a essere responsabile dell'aumento del fondamentalismo religioso come risposta sociologica a tali minacce (Salzman, 2008). Altri si soffermano invece sulle potenzialità positive del fenomeno, dovute all'aumento dei contatti interculturali e delle possibilità di comunicazione. In tal senso è stata evidenziata l'importanza della formazione interculturale come strumento per la risoluzione di conflitti (Landis, 2008) e dei programmi educativi internazionali promossi dalle università (Jackson, 2008) nell'ottica di sviluppare nei cittadini del "villaggio globale" quella che Kim (2008) chiama "personalità interculturale"; un graduale processo di evoluzione psicologica dell'individuo che trascende il perimetro della cultura di appartenenza.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Diversity Management e diversità culturale: la gestione delle Risorse Umane Internazionali in un'azienda di dimensioni globali

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Baldovin
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Management delle risorse umane
  Relatore: Daniela Converso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 224

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Parole chiave

risorse umane
human resources
formazione interculturale
management internazionale
crosscultural training
international management

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