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Viaggio fra le comunità musulmane dall'Europa a Modena. Come si organizzano e che rapporti instaurano con il territorio.

La diffusione dell’Islam sul territorio nazionale

I musulmani in Italia, ormai, sono una parte consolidata della società che ha contribuito al processo di mutamento strutturale che ha coinvolto il nostro paese; la numerosità dei migranti musulmani ha portato l’Islam ad essere il secondo protagonista religioso del paese, attraverso flussi migratori spinti da fattori tutt’altro che religiosi.
Una delle specificità dell’immigrazione islamica nel territorio italiano, è la presenza, ancora prevalente, di immigrati di “prima generazione”, molto spesso maschi e giovani, e che ultimamente stanno incominciando a formare nuclei familiari nel paese d’emigrazione: “La costituzione o la ri-costituzione delle famiglie ha determinato, nel corso del decennio, l’aumento delle iscrizioni nelle anagrafi di bimbi nati da genitori stranieri residenti in Italia e parallelamente un numero crescente di iscrizioni di stranieri di età inferiore ai diciotto anni.”
Come lo definisce Rhazzali, l’Islam italiano è un “islam migrante, per lo più di prima generazione, segnato dalla congiuntura politica e culturale dei paesi di provenienza dove in quest’epoca è notevolmente cresciuta la rilevanza dell’islam nello spazio pubblico”; probabilmente, è proprio per questa ragione, che le modalità di inserimento ed organizzazione dell’Islam in Italia, sia stato contraddistinto da una maggiore velocità di ingresso e, di conseguenza, di maggiore visibilità nello spazio pubblico italiano, in quanto la volontà di rivendicare la propria identità religiosa, ha smosso più rapidamente le coscienze di alcuni gruppi musulmani.
Le motivazioni che caratterizzano i progetti migratori dei musulmani, possono variare, in linea molto generale, a seconda della stabilità politica ed economica del paese d’origine, della situazione familiare e culturale, o delle scelte personali adottate.
Nella maggior parte dei casi, le condizioni sociali ed economiche in cui si trovano a vivere i musulmani italiani, hanno le stesse caratteristiche di altri stranieri immigrati in Italia, ma che presentano peculiarità sintetizzate in questo modo: una diffusa condizione di irregolarità che emerge in concomitanza con le altrettante iniziative legislative di regolarizzazione della situazione (legislazioni che si rivolgono a tutti gli immigrati irregolari), una dispersione sul territorio di tipo residenziale e lavorativo che non porta ad una “concentrazione etnica” negli stessi luoghi e sugli stessi posti di lavoro, una scarsa inclusione sociale che non li mette in efficace contatto con le reti territoriali, ed infine, sul piano dell’organizzazione “comunitaria”, una mancanza di associazionismo laicorappresentativo (ad esempio di carattere nazionale, linguistico o ideologico) che va a rafforzare altre forme associative incentrate sull’aspetto religioso islamico, elemento aggregante ed identitario di queste associazioni, anche se fondate sul principio della comune provenienza etno-nazionale: “Questi fattori comportano un insieme di conseguenze che potremmo sintetizzare con la seguente ‘equazione sociale’: maggiore dispersione lavorativa/residenziale + minor peso relativo dell’associazionismo etnico/laico + immigrazione da paesi in fase di maggior ‘effervescenza islamica’ = maggior peso dell’aggregazione a carattere cultural/religioso. Le moschee, insomma, e quanto sta a loro intorno, paiono giocare un ruolo importante, anche perché enfatizzato dalla mancanza o dalla debolezza relativa di interlocutori associativi laici di qualche peso e rappresentatività.”
La distribuzione territoriale dei musulmani mostra una diffusione abbastanza omogena, anche se una concentrazione rilevante si trova nel Nord Italia che esercita il maggior richiamo sulla popolazione islamica, in base alle maggiori possibilità lavorative ed economiche che offre questa zona del nostro paese: le regioni con più alto tasso di presenza islamica sono la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Veneto ed il Piemonte: “E’ in altri termini una distribuzione che tende a ricalcare la geografia del mercato del lavoro, come avviene in generale per quella che si definisce immigrazione economica.
Così, per quanto non manchino presenze significative nel Meridione d’Italia, dove la possibilità di occupazione riguarda agricoltura, commercio ambulante e turismo, il Nord Italia è stato l’obiettivo principale degli immigrati.”
Bisogna aggiungere che i fattori d’attrazione provenienti dalle grandi metropoli come Roma, Milano o Napoli, dove sono presenti importanti moschee islamiche, spingono i musulmani ad insediarsi in queste zone, concentrandosi sia nelle aree residenziali della città, sia nei centri storici.
Lo spazio islamico in Italia, dunque, occupa tutta la penisola, ed appare visibile persino in piccoli centri urbani, in cui le minori comunità musulmane, vivono un forte radicamento alla propria identità religiosa, spesso vissuta nelle mura domestiche, a livello più intimo e familiare, ma dimostrano una maggiore propensione ad un’identificazione con il contesto locale, grazie ad interazioni più intense e fruttuose con gli attori locali: l’Islam delle piccole città, ancora poco conosciuto se non dalle reti locali di quel determinato centro, non attira le attenzioni mediatiche e politiche a livello nazionale, quando, a scapito di ciò che si dice riguardo al mondo musulmano, definito come portatore di criticità, presenta valori e principi positivi per la comunità locale: aprire le porte della moschea o di una sala preghiera alle scuole per promuovere la conoscenza dell’Islam e renderlo familiare, organizzare eventi in cui la comunità musulmana invita quella locale ad assistere alle proprie festività, ed altre iniziative ancora, sono l’esempio di come l’Islam possa essere integrato ed accettato nella società.
E’ appunto a livello locale, che l’integrazione avviene e si concretizza realmente: specialmente il mondo del sociale, della scuola e del welfare, sono state le prime realtà ad occuparsi delle diversità culturali, e quindi anche quella islamica, attraverso l’organizzazione di strutture create per l’accoglienza degli immigrati, per volgere aiuti concreti in risposta alle loro problematiche. Ovviamente il discorso riguarda il fenomeno dell’immigrazione in generale, in quanto, come già sottolineato, i musulmani in Italia sono considerati prima di tutto immigrati.
Il processo di integrazione si svolge negli ambiti più ordinari e quotidiani della vita: nei quartieri, nella scuola, nel lavoro, nei servizi pubblici, nei luoghi di aggregazione, buona parte della società civile si impegna realmente per far fronte alle difficoltà presentata dagli stranieri, resistendo a molti atteggiamenti ostili e diffidenti che riguardano in particolar modo gli ambienti politici ed istituzionali, nei quali i dibattiti che ruotano attorno al tema dell’immigrazione o dell’Islam, per questo tema, sono contraddistinti da ideologie e strumentalizzazioni che non si prestano ad una lettura analitica e veritiera del fenomeno.
Il modello interculturale a cui aspira teoricamente la società, viene strutturato proprio “dal basso”, sul piano della territorialità; l’ambito locale è il vero “cantiere” dove le risorse e le energie vengono investite per un’integrazione sostanziale che vede come protagonisti gli attori sociali in carne ed ossa, e non astratte istituzioni; il confronto concreto fra comunità diverse smaschera la reciproca produzione di stereotipi, ed è proprio a questo punto che viene affrontata.
L’universo dell’associazionismo e del volontariato gioca un ruolo primario in questo percorso: il volontariato cattolico (Caritas, Acli, Comunità di Sant’Egidio ecc.), soprattutto, è il primo interlocutore con cui si imbattono gli stranieri, svolgendo opere di assistenza continuativa e quotidiana rivolta a tutti, a prescindere dall’origine e dall’appartenenza religiosa e senza avere implicazioni politiche: può risultare un paradosso che sia proprio il mondo cattolico ad accogliere per primo le diversità religiose (e la specificità islamica di molti stranieri), ma è sicuramente il più disposto a farlo: “Se da un lato l’Italia, paese religiosamente monopolistico, si trova in difficoltà ad nel dover imparare la diversità e la pluralità religiosa nel confronto con un ‘diverso più diverso’, quale è l’islam, che in più è anche storico nemico, dall’altro, grazie proprio alla presenza di una diffusa cultura cattolica, dispone di una ‘grammatica religiosa’ in grado di comprendere le esigenze religiose poste dai musulmani, dal problema dei luoghi di culto a quello delle prescrizioni alimentari.”
Dal versante laico, comunque, troviamo altrettante associazioni dedite al volontariato ed all’accoglienza, o uffici e settori di enti amministrativi, dedicati allo scopo.[...]

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Viaggio fra le comunità musulmane dall'Europa a Modena. Come si organizzano e che rapporti instaurano con il territorio.

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Informazioni tesi

  Autore: Regina De Valenzuela
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Progettazione e gestione dell'intervento educativo nel disagio sociale
  Relatore: Giuseppe Lucà Trombetta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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