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''Monarchia o Repubblica''. Il referendum istituzionale nella stampa italiana e abruzzese del 1946

La questione istituzionale e i programmi politici ed elettorali per l'Assemblea Costituente

Nelle molteplici analisi effettuate sul processo di transizione costituzionale, dal regime fascista alla democrazia, l'attenzione riservata ai lavori dell'Assemblea Costituente e alla stesura della Costituzione ha comportato uno spiccato interesse per i fattori politico-istituzionali e giuridici.
Si stava per preparare una assemblea elettiva che rappresentasse il Paese nei confronti del Governo e che assumesse il potere legislativo, ancora nelle mani dell'Esecutivo.
Tale assemblea diede origine ad un organismo che, anche se non elettivo, avrebbe affiancato il Governo, esprimendo pareri su questioni normative di particolare rilevanza. Con il Decreto n. 146 del 5 aprile 1945, fu così istituita la Consulta Nazionale Italiana. La Consulta fu un'assemblea legislativa provvisoria, creata al fine di ovviare alla mancanza di organi parlamentari, ai quali si poteva dar vita solo dopo regolari elezioni politiche.
Convocata per la prima volta dal governo di Ferruccio Parri, il 25 settembre 1945, essa fece le veci del Parlamento fino alle elezioni nazionali del 2 giugno 1946, quando vennero eletti i membri dell'Assemblea Costituente per la quale, predispose la legge elettorale. Il Presidente del Consiglio De Gasperi e le forze liberali erano timorose nei confronti di una Costituente sovrana, che operi una rottura radicale con il passato, proclamando la Repubblica e preparando una Costituzione democratica. Questi furono i timori del cosiddetto "salto nel buio", acuiti dalla paura diffusa di una "dittatura" socialcomunista, sia tra i dirigenti dei partiti moderati sia in larghissimi strati della società italiana. Per evitare ulteriori rischi, De Gasperi chiese a più riprese il sostegno degli alleati anglo-americani.
Questi ultimi saranno fondamentali poiché faranno giungere opportuni sostegni politici e giuridici alle posizioni sostenute dai democristiani e dai liberali nel governo italiano, inaugurando una svolta nella politica estera americana, condotta verso il più fermo contenimento dell'influenza sovietica in Europa e nel mondo. In merito alla scelta delle procedure che avrebbero portato al rinnovamento istituzionale e costituzionale dello Stato italiano, andava delineandosi un acceso scontro tra le forze politiche. Infatti alle forze moderate e conservatrici, in primo luogo la Chiesa, che posero una forte resistenza di fronte alle prospettive di radicali trasformazioni, si opposero le forze di sinistra, che non persero occasione di invocare riferimenti e obiettivi di tipo rivoluzionario.
Nel febbraio del 1946 la Consulta espresse la proposta di un referendum accompagnata dalla proposta di introduzione del voto obbligatorio, cercando di coinvolgere le forze meno sensibili a qualsiasi tipo di impegno politico e ad ogni forma di mutamento. Si contrapposero ancora posizioni molto distanti tra i partiti. I liberali e i democristiani, con il sostegno politico degli americani, chiesero il referendum istituzionale, ulteriori limiti al potere della Costituente ed erano favorevoli al voto obbligatorio. Le forze socialiste, comuniste ed azioniste sostenevano l'applicazione del decreto del giugno '44, e volsero quindi a favore di una Costituente pienamente sovrana, opponendosi all'obbligatorietà del voto. Il provvedimento fu posto in votazione e passò con 179 voti a favore e 159 contrari, e fu accolto con generale soddisfazione nella stampa periodica dell'epoca. La promulgazione del D.L.L. del 16 marzo 1946 pose fine ad uno scontro molto acceso sulle modalità di avvio della nuova fase democratica. Esso prevedeva la decisione finale di utilizzare lo strumento del referendum per la scelta della forma istituzionale dello Stato tra Monarchia e Repubblica e per la limitazione dei poteri della Costituente. Fu prevista inoltre la soluzione che avrebbe portato contemporaneamente al referendum istituzionale e alle elezioni per la nuova assemblea.
La coincidenza delle due consultazioni popolari nello stesso giorno rappresentò un compromesso accettabile, che verrà accolto prima De Gasperi, poi da Togliatti, "come via di uscita in una situazione che appariva gravida di rischi". A far maturare questa soluzione era stato il ministro per la Costituente Pietro Nenni, il quale non esitò ad esplicitare il timore di una deriva antidemocratica, avvertito, come abbiamo visto, da più parti politiche. [...]

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''Monarchia o Repubblica''. Il referendum istituzionale nella stampa italiana e abruzzese del 1946

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Informazioni tesi

  Autore: Manuel Matassa
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Silvia Salvatici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

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stampa
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opinione pubblica
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liberazione dal nazifascismo
stampa periodica locale

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