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Da Benito Pérez Galdós a Luis Buñuel: Nazarín (1958), Viridiana (1961) e Tristana (1970)

L'opera letteraria di Buñuel

Buñuel, dotato fin dagli esordi di un grande talento artistico, non trova la sua strada nel cinema fino alla soglia dei trent'anni. Questo comprensibile ritardo, compensato dal successo straordinario della sua pellicola d'esordio (tanto da essere messo sotto processo dal gruppo surrealista, indispettito da tale successo di pubblico), è dovuto a due fattori, il primo dei quali di ordine pratico.
Il cinema, all'epoca, era ai suoi albori, soprattutto in Spagna, come racconta lo stesso regista nelle sue memorie:

En aquella época, el cine no era más que una atracción de feria, un simple descubrimiento de la técnica […] En los cines de Zaragoza, además del pianista tradicional, había un explicador que, de pie al lado de la pantalla, comentaba la acción […] El cine constituía una forma narrativa tan nueva e insólita que la inmensa mayoría del público no acertaba a comprender lo que veía en la pantalla ni a establecer una relación entre los hechos. Nosotros nos hemos acustumbrado insensiblemente al lenguaje cinematrográfico, al montaje, a la acción simultánea o sucesiva, e incluso al salto atrás. Al público de aquella época le costaba descifrar el nuevo lenguaje.

Il pubblico, Buñuel incluso, era ignaro non solo del modo di raccontare una storia di questo nuovo straordinario mezzo di espressione, ma anche delle sue tecniche: ecco dunque che la grande impressione provocata da una faccia che diventava sempre più grande (un semplice travelling, con la macchina da presa che si avvicinava progressivamente verso il suo obiettivo), era imputata non al movimento della camera, ma all'effetto di un trucco di scena. Sempre stando alla testimonianza del regista, suo padre muore senza aver mai messo piede in una sala cinematografica (“el cine le parecía cosa de saltinbanquis y no le inspiraba sino desdén”), mentre sua madre, produttrice, in pratica, di “Un chien andalou”, deve essere convinta da un notaio per giustificare l'esborso.

Il secondo motivo, invece, è dato dal fatto che la prima passione del giovane Buñuel, soprattutto dopo il suo arrivo alla Residencia de Estudiantes, dove entra in contatto con talenti come Federico García Lorca e Rafael Alberti, è la scrittura: in seguito alle sue prime pubblicazioni, influenzate dall'Ultraísmo e da altre avanguardie dell'epoca, si convince a iscriversi alla Facoltà di Lettere Moderne.

Come sostiene Agustín Sánchez Vidal, il peggior nemico del Buñuel scrittore è senz'altro il Buñuel regista: il successo planetario ottenuto dall'aragonese in ambito cinematografico ha contribuito a far passare sottotraccia tutta la sua opera letteraria, recuperata solo dalle pubblicazioni di Aranda e Vidal dedicate agli esordi letterari del regista. Seppure sia stata sempre sminuita da Buñuel (“Creo que la idea de tus amigos está inspirada más por el interés objetivo de una antología de mi “obra literaria”, por una cierta simpatía hacia mi cine. No creo en cambio que mis “escritos” tengan valor por sí mismos aunque puedan completar una biografía”) gli scritti giovanili di Buñuel sono interessanti innanzitutto per vedere quali autori influenzano maggiormente il regista in quegli anni cruciali, e soprattutto in relazione ai suoi esordi cinematografici: in molti dei suoi scritti, infatti, si ritrovano immagini che appariranno successivamente nel suo cinema (in Palacio de hielo, ad esempio, troviamo già l'incipit di “Le fantôme de la liberté”: “Cuando los soldados de Napoleón entraron en Zaragoza, en la vil Zaragoza, no encontraron más que viento por las desiertas calles. Sólo en un charco croaban los ojos de Luis Buñuel. Los soldados de Napoleón los remataron a bayonetazos”).

L'opera letteraria di Buñuel si può dividere, grossomodo, in due parti: da un lato le poesie, influenzate principalmente da due scrittori, Ramón Gómez de la Serna e Benjamin Péret, dall'altro lato, invece, gli scritti del regista riguardo al cinema (sia come critico cinematografico che come teorico del cinema), influenzati dal regista francese Jean Epstein.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Da Benito Pérez Galdós a Luis Buñuel: Nazarín (1958), Viridiana (1961) e Tristana (1970)

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Stefanutto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature moderne euroamericane
  Relatore: Renata Londero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 210

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Parole chiave

letteratura
cinema
galdós
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surrealismo
lorca
dalì
generazione 27
chien andalou
luis bunuel

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