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Per una Storia degli Studi di Epigrafia Cristiana attraverso i Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, dal 1923 al 2006.

Il rescritto imperiale di Nazareth sulla violazione dei sepolcri

L'epigrafe di Nazareth (I, Inscriptionis Grecques, 1936,114-115 nr. 70)
appartenne all'archeologo W. Froehner, che la ricevette da Nazareth nel 1878 e la registrò nel suo catalogo dicendo che "dalle de marbre envoyèe de Nazareth en 1878" ; alla sua morte passò, nel 1925, al Cabinet des Medailles della Biblioteca Nazionale di Parigi. Fu pubblicata per la prima volta dal Cumont.
È una lastra marmorea che riporta un editto contro la rimozione dei corpi dai loro sepolcri; l'iscrizione è su ventidue brevi linee di scrittura, incise in una modesta tavola di marmo bianco di 60cm di altezza, 28 di larghezza e 6cm di spessore.
L'epigrafe è un rescritto imperiale, come dice l'intestazione διάταγμα Καίσαρος: l'imperatore risponde, quindi, ad una questione sottopostagli da un governatore di provincia.

"Rescritto di Cesare.
Ritengo che a riguardo del rito religioso della morte, le tombe e i sepolcri che erano degli antenati, dei morti e dei famigliari, questi rimangano immutati per sempre. Se alcuno denunci uno che abbia danneggiato a qualcun altro in altro modo gli onori funebri, abbia spostato verso altri luoghi [ i corpi ] in modo fraudolento abbia arrecato ingiuria verso gli onori funebri, abbia rimosso sia i legami che le pietre, contro questi io stabilisco la legge: che sia giudicato verso il culto degli uomini come contro [quello] degli dei. Infatti davvero in molti modi si manca di rispettare gli onori funebri; generalmente non concedo a nessuno di svuotare [ i sepolcri ]; al contrario io voglio che questi siano condannati alla pena capitale per violazione di tombe."

In questo caso il problema è incentrato sulla violazione dei sepolcri e la rimozione fraudolenta dei corpi. Poiché il testo non è perfettamente coerente, si suppone sia un estratto del rescritto; il testo greco è una traduzione dal latino, infatti rende in modo letterale alcune tipiche espressioni latine come αρέσκει μοι (placet mihi).
Questo, insieme al supporto del documento, che non è in bronzo come era solito per le iscrizioni ufficiali, ha supportato l'ipotesi secondo cui l'epigrafe fu redatta per un privato che voleva avvalersi della autorità dell'Imperatore per garantirsi l'integrità del sepolcro.
Dell'epigrafe non sono sicuri gli elementi fondamentali per la sua comprensione, ovvero la datazione, la provenienza e lo stesso contenuto.
Basandosi sulla paleografia la datazione oscilla tra il 50 a. C. e il 50 d. C., ma il Brown la porta fino all'età di Adriano, dopo l'insurrezione giudea del 132-135 d.C.
Datazione e luogo di provenienza sono due aspetti complementari tra loro poiché l'area israeliana ha subito una lunga gestazione prima di diventare provincia romana stabile: infatti se l'epigrafe proviene dalla Galilea, è posteriore al 44 d.C., anno in cui la regione passò sotto il diretto dominio romano dopo la morte di Erode Agrippa; se invece proviene dalla Giudea o dalla Samaria la datazione oscilla tra il 6 d.C. e il 41 d.C. o dopo il 44 d.C., infatti fino al 41 le due regioni furono annesse alla provincia imperiale della Siria per poi passare sotto il dominio di Erode Agrippa per la sua fedeltà dimostrata, infine tornano sotto il dominio romano nel 44 alla morte del re. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Per una Storia degli Studi di Epigrafia Cristiana attraverso i Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, dal 1923 al 2006.

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Informazioni tesi

  Autore: Gabriella Acciani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Carlo Carletti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

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Parole chiave

archeologia
epigrafia
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