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Dalla progettazione al progetto. Il nido e l'educatore

Come si è sviluppato l'asilo nido in questi ultimi trent'anni e le normative

In Italia la loro storia inizia negli anni settanta grazie al positivo fermento culturale e politico che pone maggiore attenzione all'infanzia, ai servizi sociali al lavoro femminile e a tutte le forme di partecipazione democratica (Galardini,21011) .
La nuova forza delle donne, unitamente a quella del movimento sindacale, ottengono in questi anni conquiste significative; nel 1971 infatti, vengono approvate due leggi particolarmente significative per le donne e per i bambini.
La legge 30 dicembre 1971, n. 1.204 che introduce il congedo retribuito al 100% del salario per un periodo di cinque mesi, durante la gravidanza, inoltre permette alla madre di assentarsi dal lavoro, oltre il congedo per il puerperio, per un periodo di sei mesi entro il primo anno di vita del bambino, e il diritto di restare a casa durante le malattie del bambino con età inferiore ai tre anni.
Ancora più innovativa è risultata essere la legge 1.044 dello stesso anno, che istituisce gli asili nido e che si caratterizza con disposizioni piuttosto nuove nell'ambito della legislazione sociale (Fortunati, 2013).
Questa legge, riconosce, il valore sociale della maternità e quindi il diritto di tutte le madri, lavoratrici o no, di usufruire del servizio degli asili nido; inoltre, sollecita implicitamente una politica di riforma che abbia al centro gli interessi della famiglia, del bambino e della collettività (Catarsi, 2013).
Lo scopo principale di questa legge era, però, soltanto quella di provvedere alla temporanea custodia del bambino per facilitare l'ingresso della donna al lavoro (art.2), quindi seguendo un impronta prettamente assistenziale, individuando ancora nella madre l'utente principale e lascia in secondo piano i bisogni psicologici del bambino e le potenzialità educative del servizio.
Nonostante ciò l'emanazione della 1044 costituisce uno spartiacque nella storia dei nostri servizi per l'infanzia e contemporaneamente anche nella storia dell'affermazione sociale della professionalità educativa. La legge infatti, ha consentito l'affermarsi sul territorio nazionale di una rete di asili nido comunali che è cresciuta negli anni, pur con forti differenziazioni regionali, in quanto, affida la gestione dei nidi ai comuni e la loro programmazione nel territorio alle regioni, cosa che ha favorito la realizzazione di servizi più vicini alle esigenze degli utenti ma ha determinato il consolidarsi di differenze territoriali che registrano ancora oggi un notevole distacco tra il Centro-Nord, dove i servizi sono numerosi e il Sud, dove sono quasi assenti (Galardini, 2011).
La legge 1.044/1971, pur continuando ad evidenziare il carattere custodialistico del nido, sancisce per la prima volta il dovere dello Stato di preoccuparsi dell'istituzione e della gestione di questo importante servizio per i bambini piccoli (Catarsi, 2013).
Gli anni settanta sono stati anni di intensa riflessione e di dibattito culturale e contemporaneamente hanno visto la realizzazione di numerose ricerche in Europa e negli Stati Uniti, dalle quali è emerso un quadro teorico sullo sviluppo infantile che ha reso plausibile pensare per i più piccoli ad un intervento formativo al di fuori della famiglia.
Grazie alle nuove esperienze degli asili nidi comunali in alcune città come Reggio Emilia, Modena, che unirono la collaborazione con il mondo della ricerca e la disponibilità al cambiamento dell'idea sull'infanzia, con gli anni si è arrivati a soluzioni organizzative e alla creazione di nuovi modelli educativi. Divulgatrici di queste nuove idee sull'infanzia sono state anche riviste specializzate, che sostengono l'affermazione del nido come servizio educativo e non di semplice custodia.
L'asilo nido nasce come risorsa per le madri ma è riuscito in pochi anni, con un'accelerazione non comune alla tradizione pedagogica italiana, a dotarsi di un progetto educativo che esprime una grande riflessione sul bambino; ha saputo mettersi in relazione con la ricerca scientifica che, parallelamente alla diffusione dei servizi per la prima infanzia, ha messo in valore le precoci competenze sociali dei bambini (Galardini, 2011).
Questi progressi sul processo di crescita del bambino e sulla nuova idea di educazione, sono stati, però, frenati dalle politiche sociali nazionali, deputate al sostegno di questi servizi, che hanno avuto un andamento precario e discontinuo, facendo prevalere logiche di contenimento della spesa che hanno frenato la crescita degli asili nido sul territorio nazionale.
Il risultato si può vedere nel mancato raggiungimento dell'obiettivo che si dava la legge istitutiva, quello di realizzare 3.800 asili nido in cinque anni, l'estensione quantitativa a livello nazionale è ancora oggi assai al di sotto della meta, i servizi presenti sono poco più di tremila e coprono il nove per cento della popolazione infantile (Galardini,2011).

Se la legge quadro del 1971, pur restando, per certi aspetti, legata ad una visione custodialistico-assistenziale del nido, sembrava promuovere in concreto una più attuale concezione del servizio, sempre più centrato sulle esigenze del bambino ed inoltre postulava la necessità di una efficace e rapida realizzazione di una rete il più possibile omogenea del servizio su scala nazionale, le nuove normative, al contrario, centrano l'attenzione sui costi ed ostacolano la crescita non solo quantitativa ma anche qualitativa dei nidi (Ferrari,1992, pp.248-9).

Nonostante ciò le richieste delle famiglie cominciarono ad essere sempre più pressanti e così, anche tale crescente domanda sociale sollecitò una riflessione sulla questione dei costi. La constatazione dei costi elevati dei nidi, pone sicuramente dei problemi agli amministratori pubblici e a tutte le persone che hanno a cuore il mantenimento e la qualificazione di questo servizio; non si può quindi pensare ad un'ipotesi di puro contenimento o di soppressione, vista l'utilità sociale dei nidi, la cui qualità già elevata ha permesso di definire con maggiore chiarezza un originale progetto pedagogico.
La questione dei costi elevati, unita ad un'eccessiva rigidità organizzativa hanno ostacolato la diffusione degli asili nido, che nel corso degli anni novanta non sono aumentati dal punto di vista numerico, ma hanno migliorato di molto il livello della loro qualità (Catarsi,2013).
Gli alti livelli di qualità del nido e l'ormai diffusa consapevolezza delle sue finalità educative hanno fatto si che la scelta de nido, da parte delle famiglie, venga fatta non solo per rispondere a bisogni di cura, ma anche sulla base di una intenzionale opzione educativa.
Negli ultimi dieci anni, si rileva una crescita dei servizi, oltre a quelli comunali, infatti, si stanno inserendo soggetti privati, situazione che rende necessaria la definizione di indicatori di qualità, di standard organizzativi e di requisiti di professionalità.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Dalla progettazione al progetto. Il nido e l'educatore

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Informazioni tesi

  Autore: Elena Quaglia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: renato Grimaldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 117

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progetto
innovazione
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