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La letteratura per organo e orchestra tra Ottocento e Novecento

L’evoluzione del repertorio moderno ripercorsa attraverso le opere più significative

Un excursus stilistico e cronologico da Rheinberger a Poulenc

Per comprendere il valore complessivo e le effettive qualità artistiche della letteratura moderna per organo e orchestra è opportuno prendere in esame alcuni lavori che permettano di coglierne l’evoluzione in quell’arco temporale compreso tra il romanticismo e la prima metà Novecento, periodo durante il quale il genere maturò i propri connotati essenziali.

Le quattro composizioni oggetto di analisi e valutazione nel presente cap. 2 e nel cap. 3 sono state prescelte in primo luogo per la forza espressiva e la convincente coesione fra i due mezzi sonori che le contraddistingue, facendo di esse opere molto più efficaci rispetto ad altre. In secondo luogo perché costituiscono fondamentali tappe del progredire di questo binomio strumentale tra XIX e XX secolo, cosicché in esse si manifesta tanto il riflesso di svariati apporti stilistici ed estetici mediati dal personale linguaggio elaborato dai compositori, quanto un’ampia varietà di soluzioni nel bilancio tra l’orchestra e il solista. In terzo luogo, tali lavori concertanti possono offrire un panorama complessivo della produzione europea coltivata tra Germania, Belgio, Francia e Italia, segnata da una netta divaricazione per quanto concerne l’opzione dell’organico orchestrale, talora completo oppure limitato a determinate famiglie strumentali.

Il nostro percorso prenderà le mosse dal Concerto in Fa maggiore del tedesco Rheinberger, esemplare che spianò la strada al repertorio tardo-ottocentesco, per approdare al Concerto in la minore di Bossi, lavoro di fine secolo che mostra legami con l’estetica del romanticismo tedesco e si ricollega al Concerto di Rheinberger sotto il profilo della strumentazione. Nel cap. 3, invece, l’attenzione si concentrerà su due capisaldi novecenteschi che mostrano come la maturazione del concerto e della sinfonia per organo e orchestra si sia compiuta mediante la sperimentazione di nuovi, inusitati rapporti tra le due forze concorrenti e sempre sotto il segno dell’eclettismo stilistico; non di rado la rielaborazione di spunti linguistici coevi o del passato, se presieduta dalla fantasia di una mente ingegnosa, ha sortito risultati apprezzabili.

La nostra scelta non poteva non cadere sulla Symphonie Concertante di Jongen, che fra tutte le opere di questo genere è unanimemente ritenuta quella di maggior consistenza e forza persuasiva; essa esaltò la tendenza alla grandiosità coniugandola con il virtuosismo solistico, fatto evidente sia nell’articolazione nei quattro movimenti di una sinfonia tradizionale, sia nella richiesta di un organo e un’orchestra di pari potenza.

Infine, l’excursus avrà come coronamento l’esame del Concerto in sol minore per organo, archi e timpani di Poulenc, piccolo capolavoro in cui il compositore francese, messo di fronte alla scrittura organistica per la prima volta nella sua carriera, riuscì a bilanciare un’inusuale impostazione neobarocca con una densità di argomento per molti versi pregna di espressività romantica. Quel concerto si è imposto tra i brani per organo e orchestra del XX secolo più eseguiti, grazie all’essenzialità della strumentazione e all’incisività di un discorso che nell’arcata di un unico movimento riesce a conciliare tensione drammatica e divertimento.

Con lo studio di queste ultime due composizioni concertanti, assai divergenti quanto a struttura formale e contenuto, si beneficia di uno spaccato realistico sul repertorio del Novecento in modo da far piena luce sui molteplici risvolti della peculiare integrazione fra due mezzi sonori così vasti e problematici nel trattamento.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La letteratura per organo e orchestra tra Ottocento e Novecento

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Informazioni tesi

  Autore: Paolo Giacone
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Letteratura, Filologia e Linguistica italiana
  Relatore: Ferruccio Tammaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 281

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Parole chiave

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