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L'accordo Fiat - Chrysler nell'ambito delle aggregazioni aziendali

Perchè Chrysler ha scelto Fiat

La Chrysler, a mio avviso, ha sicuramente scelto il partner italiano per le seguenti ragioni:

- Il trasferimento di alcune licenze Fiat alla Chrysler per l'accesso a tutte le piattaforme competitive per veicoli a basso consumo: il termine piattaforma si riferisce al pianale della carrozzeria (bodyplan) utilizzato per modelli diversi in modo tale da consentire un risparmio sui costi mediante la standardizzazione di alcuni componenti e la differenziazione solo di quelli percepibili dalla clientela (per estensione la piattaforma può essere intesa come un modo di fare comunanza tra i vari modelli della gamma). In altre parole la Chrysler avrebbe potuto beneficiare "dell'architettura" per poter realizzare modelli di piccole dimensioni completamente mancanti all'interno della gamma del Big di Detroit.

- Condivisione da parte di Fiat di alcune tecnologie chiave: Con l'intesa la Chrysler avrebbe potuto beneficiare delle tecnologie all'avanguardia di Fiat sui motori, trasmissioni e componenti da produrre negli stabilimenti della casa di Auburn Hills. A mio avviso è bene ricordare che la Fiat è leader mondiale per la produzione di veicoli ecologici a doppia motorizzazione (benzina-metano, benzina-gpl) che consentono di ridurre al minimo gli impatti ambientali oltre a consumare pochissimo carburante (le auto piccole ed ecologiche possono rappresentare "l'ancora" di salvezza per Chrysler). La tecnologia può essere considerato uno dei principali motivi per la scelta del partner da parte di Chrysler e posso supporre che le due aziende in tal senso sono perfettamente complementari (le risorse che mancano ad uno sono eccedenti per l'altro).

- Risorse manageriali importanti: come ben sappiamo l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, si è dimostrato un vero e proprio esperto in ristrutturazioni visto gli importanti risultati ottenuti alla guida della società italiana (in pochi anni l'amministratore ha riportato all'utile un azienda che in media perdeva 5 milioni di euro al giorno). Le abilità di un manager di quel calibro possono essere considerate una "manna dal cielo" per una società come la Chrysler ormai sull'orlo del fallimento.

- Accesso alla rete di vendita Fiat: come abbiamo visto in precedenza la casa americana (come la Fiat del resto) concentra la sua rete produttiva e di vendita nel solo mercato domestico caratterizzato da una crisi senza precedenti. L'accordo con Fiat può rappresentare un opportunità rilevante per la Chrysler in quanto tale azienda avrebbe avuto finalmente la possibilità di espandersi in mercati nuovi e più redditizi sfruttando la rete di vendita del partner italiano.

- Sinergie sui costi: un accordo di tale portata ha il pregio di realizzare notevoli opportunità di riduzione dei costi, basti pensare alle possibili economie di scala e/o di scopo attivabili dall'unione dei due gruppi. Per esempio l'utilizzo di una piattaforma per la realizzazione di modelli in comune ha il pregio di standardizzare un consistente numero di componenti i quali permettono ai fornitori di realizzare forti risparmi sui costi di produzione che poi in seguito vengono trasferiti in parte al produttore di veicoli. Altri possibili risparmi possono essere raggiunti mediante l'introduzione negli stabilimenti Chrysler del World Class Manufactoring cioè di un nuovo metodo di produzione volto all'eliminazione di ogni spreco e/o inefficienza mediante un approccio che consenta ad ogni dipendente di suggerire possibili cambiamenti migliorativi all'interno della catena di montaggio. Infine, altri possibili sinergie possono essere raggiunte nell'ambito della ingegnerizzazione e del marketing.

- Evitare il licenziamento di migliaia di dipendenti: non ultimo l'accordo con Fiat ha il pregio di evitare una notevole mole di licenziamenti che si sarebbero potuti verificare con il fallimento della casa americana. In questo senso i sindacati UAW e CAW hanno accettato condizioni di lavoro più dure pur di evitare il "chapter 7" di Chrysler.

- L'accesso ai finanziamenti pubblici: nel caso in cui la Chrysler avesse trovato un partner nei tempi stabiliti quest'ultima avrebbe potuto beneficiare di un ulteriore tranche di aiuti pubblici per svariati miliardi di dollari (per la precisione 7,5 miliardi di dollari).

Naturalmente la condizione di crisi del big di Detroit hanno notevolmente incentivato la scelta di un partner come Fiat uscita anche lei da poso da una crisi senza precedenti.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'accordo Fiat - Chrysler nell'ambito delle aggregazioni aziendali

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Spadoni
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Amministrazione e controllo
  Relatore: Massimo Cecchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 205

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Parole chiave

ipo
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settore automobilistico
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