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Le terre pubbliche e i beni collettivi

Pastori contro disoccupati

L'evoluzione di questo modello pubblico dall'assistenzialismo della prima fase a una maggiore produttività secondo un più favorevole rapporto costi-benefici, anche per i finanziamenti e i rigidi paletti imposti dall'Unione Europea nella spendita dei fondi e la rendicontazione, finisce per alimentare le tensioni e acuire la frattura soprattutto con un nocciolo duro di allevatori. I cantieri forestali e l'acquisizione delle terre pubbliche da un lato sono visti come la testa d'ariete per rilanciare, soprattutto nel Gennargentu, il progetto di Parco, e dall'altro come unica possibilità di lavoro nelle zone interne segnate dalla crisi dell'allevamento ovino minato dal ribasso del prezzo del latte e dal crollo dell'apparato industriale iniziato con la crisi delle grandi fabbriche chimiche non ancora compensato dagli effetti del boom turistico nelle coste.
A evitare il muro contro muro è la stessa Regione. La via del dialogo, anche con l'introduzione di nuovi sistemi di forestazione che permettono lo sviluppo delle piantine messe a dimora e la cura del bosco senza chiusure poliennali al pascolo, toglie argomenti al fronte dei pastori irriducibili. Inoltre nelle singole convenzioni tra Comuni e Azienda foreste demaniali un certo numero di allevatori che si impegnano a vendere il gregge, vengono assunti nel cantiere in base a graduatorie separate.
Questa scelta però non sempre si traduce in un'effettiva riduzione del carico di bestiame. La norma, infatti, spesso è aggirata con cessioni fittizie di ovi-caprini e mucche all'interno dello stesso nucleo familiare: pecore soprattutto che, con nuove tensioni sociali e ulteriori problemi di degrado delle risorse, vanno ad aggravare la pressione in quei pascoli ulteriormente ridotti dalle nuove chiudende dei cantieri forestali.
Nonostante le contraddizioni, la forestazione si dimostra uno strumento formidabile per ridare ai Cumonali lo status politico, sociale e giuridico di risorsa collettiva. Davanti ai gravi fenomeni di spopolamento provocato dall'assenza di prospettive economiche e sociali e alla crescente disoccupazione di chi resta nei paesi, si registra, infatti, una vera e propria corsa delle amministrazioni locali nell'offerta di terreni da affidare all'Ente foreste. Non mancano però i rischi provocati da una miriade di iniziative, pubbliche e private.
La forestazione, comunque, fa da traino, rivitalizzando intere piccole comunità in agonia, secondo una filosofia capace di cancellare l'impietoso giudizio di un viaggiatore straniero, il francese Antoine Claude Pasquin Valery, datato 1853: "(…) I boschi che ho attraversato sui fianchi dei monti Limbara, presentavano un gran numero d'alberi fruttiferi divenuti selvaggi. Alcuni alberi assai elevati furono barbaramente abbruciati e tagliati dai pastori, affine di fornire colle loro foglie un pasto al bestiame. Il ferro e il fuoco de' pastori devastano impunemente le altre foreste della Sardegna. Non si vede più un solo di quegli alberi colossali, monumenti liberi della natura che mano d'uomo migliora. La conservazione delle foreste è colà assai trascurata, o quasi non curata. Un solo magistrato, creato durante il soggiorno della Corte in Sardegna, che riceve 400 scudi sardi (duemila franchi), e non fa nulla, compone tutta l'amministrazione delle foreste".
Gli incendi, le concessioni ai carbonai, i tagli di legname indiscriminati, infliggono vaste ferite alle campagne sarde e soprattutto alle terre pubbliche. Sintetizza Enea Beccu: "Il patrimonio forestale isolano, che sul finire del XVIII secolo e ai principi del XIX, poteva essere valutato tra i 450 mila e i 550 mila ettari, di cui le fustaie rappresentavano il 75% circa, assomma oggi, escluse le aree occupate da specie arbustive, ad un totale di ha 590.929, di cui il 60% è rappresentato da fustaie, e il 40% da cedui. E tra le fustaie, oltre il 10% è costituito da conifere".
Un risultato quasi alla pari che, nel bene e nel male, contribuisce a rafforzare più i valori che i disvalori di quei beni.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le terre pubbliche e i beni collettivi

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Tatti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Benedetto Meloni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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Parole chiave

sardegna
comunale
risorse locali
orgosolo
bene comune
ostrom
beni collettivi
beni locali
terre pubbliche
usi civici

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