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Corporeità e maternità in Julia Kristeva

Il Tempo delle donne: lettura critica del femminismo di Julia Kristeva

Julia Kristeva colloca la problematica delle identità su una concezione femminile e maschile del tempo: quella femminile è ciclica come la natura, il ripetersi delle stagioni, dei movimenti degli astri, e monumentale, negatrice della morte; quella maschile è lineare, progettuale, tende a partire da un inizio e a volgere verso una fine, cioè alla morte.
Ella individua, in particolare, due atteggiamenti femministi europei nei confronti della temporalità lineare, la quale è legata al tempo storico maschile e alla sua soggettività.
Il primo atteggiamento, da lei individuato, riguarda quello assunto dalle suffragette o dalle femministe esistenzialiste determinato soprattutto da una problematica nazionale e che "aspira a farsi un posto nel tempo lineare come tempo del progetto e della storia. In tal senso ed essendo di primo acchito universalista, il movimento si radica profondamente nella vita socio-politica delle nazioni".
A tale scopo le donne arrivano a negare la maternità, così "il rifiuto degli attributi femminili o materni giudicati incompatibili con l'inserimento in tale storia, rientrano nel campo di questa logica d'identificazione".
In opposizione a questa ideologia, come vedremo anche successivamente, Kristeva ci offre una visione della maternità come forma di soggettività possibile vedendo in questa specifica esperienza "la possibilità di modificare profondamente la condizione umana", in quanto "le madri anche se puerilmente raggomitolate nello spazio e nella specie, sono anche capaci di agire come individualità innovatrici".
Oltre ad una critica al ruolo alienante conferito alla maternità, durante la prima ondata femminista, per la formazione dell'identità femminile, ella contesta il fatto di aver accomunato i problemi di tutte le donne senza tener conto della singolarità di ognuna: "Universalista nel suo percorso, questa corrente del femminismo accomuna i problemi delle donne di differenti ambienti, età, civilizzazioni o semplicemente di differenti strutture psichiche, sotto l'etichetta della Donna Universale", il cui obiettivo principale era l'uguaglianza con gli uomini, non tenendo conto, invece, di "quelle che aspiravano al riconoscimento di una specificità del ruolo femminile".
Il secondo atteggiamento, che individua, fa riferimento al femminismo radicale ed è determinato più dal denominatore simbolico.
Le donne optano per una radicale differenza dall'uomo rifiutando completamente la temporalità lineare in favore di un proprio inserimento nel tempo ciclico, che le vedrà impegnate in una lotta di supremazia sull'uomo.
Questo nuovo movimento femminista "coniuga il sessuale e il simbolico, per tentare di trovarvi ciò che caratterizza innanzitutto il femminile", quindi, se da una parte vi è un riconoscimento delle rispettive differenze, queste, però, sono sostanzialmente conflittuali e rischiano solo un rovesciamento sessista, ossia da una supremazia dell'uomo rispetto alla donna si cerca di passare, attraverso un denominatore simbolico esclusivamente femminile, ad una supremazia di quest'ultima rispetto all'uomo.
Kristeva afferma che "queste donne cercano di dare un linguaggio alle esperienze corporee e intersoggettive lasciate mute dalla cultura precedente" tagliando, però, fuori l'identità maschile.
Se si oppone completamente al pensiero femminista della prima fase, del pensiero femminista della seconda fase ne apprezza il riconoscimento di una differenza di genere, ma questa deve essere intesa nel rispetto di ogni identità anziché di subordinazione di una rispetto all'altra, altrimenti si rischia di entrare in un' ideologia totalitaria che vede l'annullamento del riconoscimento dell'altro .
Per tali ragioni Kristeva sente il bisogno di inserirsi in una terza posizione che, rispetto alle due precedenti, risulta essere più aperta e non rischia di chiudersi in una sola realtà che escluda le altre.
Tale posizione consisterebbe in una fusione dialettica tra i due atteggiamenti individuali rispettivamente appartenenti alla temporalità lineare e ciclica, fusione che ella definisce, in un suo saggio, Tempo delle donne.
Quest'ultimo è uno dei saggi più importanti di Kristeva, perché qui affronta esplicitamente la questione del femminismo e delle sue relazioni, da un lato, e l'ordine simbolico, dall'altro.
Da questo scenario culturale nasce così, per lei, l'esigenza di ridefinire l'unità duale di maschile e femminile che devono relazionarsi nel rispetto e nella valorizzazione delle proprie differenze.
Diventa, pertanto, punto centrale della sua filosofia il processo di decostruzione dell'opposizione rivale fra maschile e femminile, che attraverso una rivalorizzazione del corpo materno riscatti l'identità femminile senza ledere quella maschile.
Julia Kristeva, in altri termini, combatte il concetto di soggetto autoreferenziale, chiuso in se stesso, a favore di un io soggetto limitato e finito che ha come caratteristica essenziale la relazionalità, la quale da un punto di vista femminile è realizzabile grazie alla "capacità di generare nuovi corpi entro la propria carne ed entro il suo stesso orizzonte spazio-temporale".
In definitiva si può dire che Julia Kristeva, nel distinguersi chiaramente dai due movimenti femministi precedentemente delineati, in quanto considera questi delle forme totalitarie che escludono la libertà di ogni singolo individuo, preferisce definirsi scotista piuttosto che femminista: "Volendo liberare un gruppo umano nella sua totalità, si finisce per ignorare la libertà individuale. Come già le rivoluzioni passate, anche il movimento femminista ha dimenticato che la libertà si declina sempre al singolare".
Più che rivendicare un'identità femminile a scapito di quella maschile, quindi, cerca di interrogarsi sulla singolarità di ogni essere umano, così come viene formulata da Duns Scoto, filosofo e teologo di fine XIII secolo, per cui ciascun uomo è un individuo singolare e irripetibile.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Corporeità e maternità in Julia Kristeva

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Informazioni tesi

  Autore: Annalisa D'Aprile
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze pedagogiche
  Relatore: Maria Teresa Russo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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Parole chiave

femminismo
maternità
hannah arendt
differenza di genere
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