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Lo sviluppo della disciplina per la tutela degli indios in Brasile

La nuova demarcazione delle riserve sotto il Governo Lula

Il primo comma dell'art. 231 della Costituzione del 1988 individua vaste superfici come terre indigene: quelle cioè "indispensabili alla conservazione delle risorse ambientali necessarie al loro benessere e quelle necessarie alla loro riproduzione fisica e culturale, secondo i loro usi, costumi e tradizioni". Il rispetto di questa norma esige una complessa serie di attività: la regolamentazione giuridica dei procedimenti per l'individuazione delle terre indigene, la verifica demografica della popolazione india che vi risiede permanentemente, l'accertamento antropologico degli usi e costumi indigeni rilevanti per l'uso del territorio e così via. Quando il governo Lula decise di attuare sino in fondo questa norma costituzionale dovette fronteggiare numerose difficoltà. Anni, se non secoli, di incuria, di occupazioni, di espulsioni, di liti giudiziarie e di conflitti armati avevano alterato i confini delle riserve indie, che di presentavano sempre più frammentate. Affinché esse tornassero ad assolvere il loro compito di conservazione della cultura india (e non quello di parcheggio di indios in attesa di assimilazione) venne deciso di ristabilire la "continuità" di terre indigene, eliminando le enclaves di coloni, imprese e coltivazioni estranee alla popolazione autoctona. Questa misura provocò resistenze e conflitti di ogni tipo, di cui basta un solo esempio: all'inizio del 2005 il Presidente Lula emanò il decreto che stabiliva la nuova demarcazione (nello Stato di Roraima, nella parte settentrionale del Brasile) della Riserva Raposa-Serra do Sol, da oltre vent'anni oggetto di conflitti. Anche se ai 15.000 indios residenti vennero attribuiti 1,75 milioni di ettari, la realizzazione della "continuità" della riserva si presenta irta di ostacoli per le situazioni di fatto, legali e illegali, che si erano nel frattempo generate. Infatti, dopo la prima demarcazione del 1998, si erano insediati illegalmente nell'area 16 grandi produttori risicoli provenienti dal Sud del Brasile. Essi andavano espulsi, forse con un indennizzo diretto, poiché la Costituzione non prevede indennizzi per le occupazioni di terre indigene. Il loro ritiro avrebbe dovuto richiedere almeno un anno, ma fino al 2008 si sono registrate continue violazioni del territorio, soprattutto da parte di una potente lobby di coltivatori di riso che voleva modificare i confini della riserva. Di fronte agli insediamenti legali invece, il governo dovette rinunciare alla continuità della riserva, perché non poteva smantellare le strade statali e federali, né le installazioni pubbliche, né soprattutto, quelle militari: la riserva è infatti prossima alla frontiera con il Venezuela e la Guyana. Ma il problema più grave che si presenta spesso, quando si ristabilisce la continuità di una riserva, è la presenza di centri abitati. La riserva Raposa-Serra do Sol include il municipio di Uiramuta, abitato da 300 non indios. Nell'impossibilità di evacuarli, il governo dovette ammettere questo abitato all'interno della riserva india, provocando la protesta classica in questi casi: quel villaggio bianco sarebbe stato "la porta d'ingresso per nuove invasioni di bianchi" e, quindi, per nuovi conflitti nella riserva. In conclusione, nel 2005 il governo dovette rendere meno radicale la demarcazione del 1998, ma neppure così si può essere certi che siano finiti i conflitti nella riserva Raposa-Serra do Sol. Su di essi si appunta ormai anche l'attenzione internazionale. Casi del genere si ripropongono in tutto il territorio brasiliano, perché il ripristino della continuità delle riserve indigene è possibile soltanto con l'espulsione dei coloni che nel frattempo si sono insediati da anni, con o senza titolo, negli interstizi fra le riserve, o in aree prima non rivendicate dagli indios, o espellendo gli indios stessi. Quando i coloni rifiutano la nuova politica (cioè sempre), gli indios compiono ritorsioni dimostrative occupando terre e fattorie, con le conseguenti tensioni sociali e strascichi giudiziari. Può essere interessante esaminare alcuni casi concreti che rivelano forti analogie con le occupazioni dei senza-terra e la complessità sociale di questi conflitti. Come i senza-terra nelle loro proteste occupano spesso le sedi dell'ente preposto alla riforma agraria (Instituto National de Colonização e Reforma Agrària, Incra), così gli indios occuparono la sede amazzonense della Funai per contestare la demarcazione di dieci terre degli indios muras. Ne seguirono scontri fra la polizia federale e gli indios armati di archi e frecce, questi conflitti sono quasi sempre caratterizzati da complesse situazioni sociali, accompagnate da una spirale di azioni e ritorsioni che ostacola una ragionevole comprensione degli eventi, e quindi una soluzione accettata da tutte le parti. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Lo sviluppo della disciplina per la tutela degli indios in Brasile

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Anna Cirla
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Caterina Filippini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

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