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Evoluzione dell'industria musicale: share to download

La crisi dell'industria musicale

Precedentemente abbiamo soltanto accennato al ritardo che l'industria musicale ha avuto nell'adeguarsi al processo di digitalizzazione di massa, lasciando campo libero alla pirateria e fino ad essere messa seriamente in crisi da questa.
L'iniziale rifiuto e la condanna delle nuove tecnologie attraverso massicce campagne di criminalizzazione del file sharing e della masterizzazione di cd anche ad uso personale, ha avuto come conseguenza un danneggiamento dell'immagine dell'industria stessa.
La copia ad uso personale o per uno scambio con i propri amici, seppur illegale, non può essere socialmente e culturalmente intesa come atto criminale, né tantomeno essere equiparata al gesto dell'imprenditore delinquente che stampa decine di migliaia di copie per destinarle ad un mercato parallelo. Questo tipo di retorica della pirateria nasce già prima dell'avvento del digitale, ma viene poi favorita anche dall'affievolimento di quell'aura che avvolgeva i prodotti fonografici di un tempo, poi sostituiti dai più «freddi» CD.

Nick Hornby osserva che le copie personali hanno sempre avuto il ruolo ben preciso di aiutare a diffondere capillarmente la musica in tutti quei gruppi sociali che non hanno un potere d'acquisto tale da poter avere accesso legalmente a tutta la musica disponibile, con l'effetto di offrire una sorta di «prova anticipata», che permette all'ascoltatore di diventare acquirente soltanto dopo aver valutato la proposta artistica. La copia non serializzata avrebbe dunque addirittura un effetto positivo sul consumo. A supporto di questa tesi, possiamo oggi riscontrare che il consumo di musica non è affatto diminuito ma anzi aumentato esponenzialmente negli ultimi anni, e ciò deve far riflettere sulle reali cause di questa crisi.

In primo luogo va osservato che l'industria musicale, non riuscendo a trovare in breve tempo un modo di rispondere alle esigenze dei consumatori, risponde ad un aumento della domanda con una limitazione dell'offerta. In secondo luogo importa il proprio prodotto integralmente sul web senza una convincete rimediazione o compromesso linguistico, come era avvenuto invece nel caso della videomusic o per tutte le precedenti tappe del processo evolutivo. Rimediazione che sarà comunque compiuta dalla musica in modo autonomo e grazie agli User Generated Content, sui quali ci soffermeremo prossimamente. La prima mossa fu invece quella di implementare insieme alle tracce audio digitali contenute sui CD degli algoritmi in grado di bloccarne la copia non autorizzata, soluzione che presentò diversi inconvenienti di natura tecnica.
I CD con sistema di copy control non erano infatti riproducibili su alcuni dispositivi, ed il supporto è stato giudicato difettoso in seguito ad un'azione legale svoltasi in Francia nel 2003. Inoltre per poter disabilitare la funzione di copia doveva essere manipolato direttamente il software dell'utente, violando di fatto la sua proprietà. Questo sistema è stato del tutto accantonato nel 2006.

Molto più utile e redditizio è stato invece creare un mercato di musica digitale online, che con la complicità dei «nipoti digitali» del walkman: l'iPod ed i suoi derivati, conosce un nuovo successo in termini di vendita, conquistando una nuova generazione che non a caso è definita proprio generazione iPod. Ad oggi il mercato mondiale di musica digitale vale circa 5,8 miliardi di dollari, ed è costituito dal solo 62% dei download legali. I lettori MP3, estendendo la portabilità già conferita alla musica dai vecchi walkman ben oltre la decina di canzoni prima trasportabili su musicassetta, offre di fatto la possibilità di avere sempre con sé cataloghi musicali anche molto ampi, ben catalogati e quindi perfettamente accessibili in tutte le loro parti. L'aumento dei consumi è favorito anche dall'ubiquità acquisita dalla musica; essa è infatti ovunque, dalla filodiffusione nei negozi fino alle autoradio e dai PC fino ai telefoni cellulari. Proprio la grande diffusione dei dispositivi mobili non è affatto trascurabile e non lo è mai stata. Nei primi anni del Duemila si assistette ad un fenomeno tanto breve quanto rivoluzionario: la possibilità di utilizzare come suoneria una canzone di proprio gradimento ebbe un grandissimo successo, tanto che la vendita di suonerie arrivò a generare introiti per quattrocento milioni di dollari, raddoppiando quasi due volte il volume d'affari negli anni seguenti. Tutti questi sbocchi non sono bastati ad arginare completamente la crisi del settore musicale, che appare ancora oggi alla ricerca di una propria e definitiva strada alternativa al supporto fisico.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Evoluzione dell'industria musicale: share to download

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Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Adduci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e beni culturali
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Piero Di domenico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

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