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Contaminazioni musicali: alla ri-scoperta del Progressive Rock

La fine della Controcultura e dell'era d'oro del Progressive rock

Nel capitolo precedente abbiamo descritto la Controcultura come un movimento politicizzato, legato alle lotte di classe e all'impegno sociale. Cosa avvenne nel 1976? In quell'anno vari episodi portarono alla fine della Controcultura.

Innanzitutto dopo il mancato sorpasso del PCI nei confronti della Democrazia Cristiana alle elezioni del 20 giugno il movimento era spaccato in due direzioni: chi voleva proseguire nella linea del PCI o chi voleva staccarsi con nuovi movimenti autonomi.
La crisi ideologica dei gruppi dissidenti anticipata dall'increscioso episodio del "processo a De Gregori" (vedi capitolo 1) esplose definitivamente con il Festival di Parco Lambro del 1976 dove emersero tutte le contraddizioni del movimento. Quell'edizione partì subito con il piede sbagliato dato che c'erano forti contrasti politico-ideologici tra gli organizzatori; fin dal primo dei quattro giorni previsti vi furono violente contestazioni: tutti protestavano su tutto (specie se in vendita), poi i contestatori cominciarono a organizzarsi chiedendo l'abbassamento dei prezzi, fermando i concerti o distribuendo viveri gratuitamente. Il proletariato giovanile protestava contro una festa divenuta capitalistica, di sistema e che dimenticava i bisogni dei giovani, così ci fu un'autogestione e un netto rifiuto di ogni programma.
Il risultato fu quindi un disastro: da lì in poi non vennero più organizzati festival e raduni poiché "l'ideologia della festa sul modello Controculturale non era più compatibile con la lotta urbana, le occupazioni di case, gli espropri, il femminismo, la lotta contro l'eroina e i movimenti di liberazione," Il progressive rock, musica simbolo della Controcultura, pagò a caro prezzo tutto questo: da quel momento in poi i gruppi che avevano dominato la scena nella prima metà del decennio, cominciarono a subire forti limitazioni, diventò difficilissimo trovare spazi dove esibirsi a costi sostenibili e promuovere i propri prodotti con mezzi non mediatici (dato che radio e tv si stavano commercializzando).

Dal 1976 in poi si verificò un cambiamento epocale nella politica, nella società e nel modo di comunicare le sensazioni attraverso la musica e l'interesse per il prog venne meno. In un'Italia sconvolta da violenze, dal fallimento dei movimenti autonomi (che contestavano il sistema dei partiti, i sindacati e volevano un cambiamento netto nell'intendere il lavoro e la scuola) e dall'assassinio di Moro del 1978, non c'era più posto per una musica complessa, strutturata e colta come il progressive; i ragazzi colsero al volo le nuove influenze provenienti da Inghilterra e Stati Uniti: cioè il punk e la discomusic. Il punk degli inglesi Sex Pistols e Clash o degli americani Ramones era composto da canzoni brevi, veloci e composte da pochissimi accordi, mentre la discomusic era una miscela di soul, rhythm'n'blues, pop e jazz suonata non più dal vivo ma riprodotta con dischi e supporti tecnici. Spesso si sostiene che questi due generi abbiano segnato la fine del progressive ma questo è un errore: come già abbiamo detto, furono i cambiamenti sociali e politici a decretare il termine dell'epoca d'oro anche se chiaramente fu ovvio che il pubblico, non trovando più quelle risposte che precedentemente il prog dava ai suoi bisogni e inquietudini, si rivolse verso la semplicità del punk e la leggerezza della disco.

Un ultimo grande evento del genere "festival pop" fu il concerto in memoria di Demetrio Stratos del 1979. Sebbene in pratica il progressive fosse finito tre anni prima e la produzione fosse calata tantissimo, quella fu l'occasione che riunì i più grandi artisti che avevano caratterizzato gli anni Settanta (PFM, Banco, Finardi, Venditi, Vecchioni ecc) chiudendo definitivamente l'era dei concerti, dei festival e della musica d'avanguardia. Rappresentando, quindi, uno spartiacque tra il prima – gli anni Settanta – e il dopo – gli anni Ottanta, sia dal punto di vista musicale sia da quello stilistico e dei consumi culturali.
Da quel momento alcune band sopravvissero cambiando però connotati e virando verso generi come il pop rock, altre scomparvero per poi riapparire negli anni Novanta, mentre la maggior parte delle band minori terminò le proprie produzioni per sempre; infine c'è da considerare anche la nascita di piccole band sullo scenario del neo progressive, influenzate da gruppi inglesi ma anche americani.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Contaminazioni musicali: alla ri-scoperta del Progressive Rock

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Informazioni tesi

  Autore: Nicola Frappi
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Media e Giornalismo
  Relatore: Marco Bracci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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Parole chiave

progressive rock
pfm
sessantotto italiano
demetrio stratos
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