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La pala di San Marco tra i SS. Sebastiano e Rocco nella chiesa di Corbolone. Storia e restauri

San Marco in trono tra i SS. Sebastiano e Rocco

La pala di San Marco in trono tra i SS. Sebastiano e Rocco è attualmente collocata sull'altare maggiore della chiesa parrocchiale di San Marco Evangelista a Corbolone.
Il dipinto è composto dalle tre figure dei santi Marco ( titolare della chiesa), Sebastiano e Rocco ( protettori dalla peste) che si collocano in un paesaggio tranquillo al tramonto. I colori sono brillanti e la prospettiva é data dall'uso del colore, i colori più freddi per il paesaggio lontano e i colori più caldi per gli elementi più vicini.
La figura centrale è quella di San Marco seduto in trono, rappresentato con un vestito rosso e con un mantello blu poggiato sulle ginocchia, nell'atto di alzare il braccio destro in segno di pace mentre con il sinistro regge il Vangelo.
Sulla sinistra si vede San Sebastiano coperto da un panno bianco e legato a una colonna di marmo con l'estremità distrutta, e sulla destra San Rocco vestito con una veste rossa e un mantello nell'atto di alzare il lembo del vestito per scoprire le pieghe della peste. L'espressività dei loro volti contrastano: nel primo, trafitto da due frecce, una che gli penetra la spalla e l'altra la gamba, emerge la sofferenza mentre il santo guarda il cielo in segno di implorazione, al contrario, nel secondo traspare la dolcezza.
San Sebastiano è considerato fin dal VII secolo il santo protettore dalla peste che viene trafitto dalle frecce senza però morire. Dalla metà del Quattrocento è soppiantata l'iconografia precedente che raffigurava il santo come un vecchio barbuto con quella di un giovane Apollo.
All'inizio del Cinquecento si affianca alla figura tradizionale di San Sebastiano un nuovo protettore dalla peste, San Rocco9, che oltre ad aver guarito gli appestati ne aveva contratto il morbo guarendone. Si passa dunque dall'armonia del corpo alla rappresentazione della malattia nei suoi dannosi effetti.
Solitamente i due santi vengono rappresentati insieme sia per aver una maggiore "protezione" dalla pestilenza sia per uno "slittamento semantico del loro ruolo: da quello per così dire profilattico di san Sebastiano, in quanto la sua funzione è quella di scongiurare la peste, a quello terapeutico di san Rocco che ha il compito di far guarire chi ne è colpito".
Molte opere raffigurano i due santi insieme al titolare della chiesa, in questo caso San Marco. Nell'iconografia del Cinquecento questa figura assume un ruolo politico-religioso di promotore della figura di Venezia, che si fa carico della sanità. Di questo bellissimo dipinto si è discusso intorno a tre problemi principali: la collocazione originaria, la datazione e l'attribuzione. La pala, infatti, non presenta alcuna documentazione in merito a questi tre quesiti, anche se oggi le ipotesi più accreditate, intorno a questi interrogativi, sono di Mauro Lucco.
Per quanto riguarda la collocazione originaria una tra le supposizioni che reca maggiori dubbi, in quanto non sostenuta da alcun documento storico, è quella teorizzata dall'abate Antonio Zambaldi che ritiene sia una donazione di un abate di Sesto al Reghenao di un patriarca aquilelese:

poiché la chiesa matrice o certamente la villa di Corbolone apparteneva un tempo a' Patriarchi d'Aquileja, quale stupore se taluno di questi, e forse de' Grimani, che possedevano pur le rendite della ricca Badia di Sesto, avesse commessi que' lavori agli enunciati due sommi artisti? Anco gli Abati di Sesto, cui in seguito appartenne quella pieve, erano doviziosi e possono aver ben pagati que' capolavori.

Le due ipotesi più accreditate portano la firma di due grandi studiosi: Amedeo Pizzin e Mauro Lucco.
Secondo Pizzin "l'opera proviene senza dubbio da Venezia ed é stata molto probabilmente donata alla chiesa dalla nobile famiglia Priuli che aveva dei possedimenti nel territorio di Corbolone". A sostegno di questa tesi ci sono due documenti rinvenuti nell'archivio Diocesano di Pordenoneche citano la famiglia Priulicome possibile donatrice della pala di San Marco in trono.
La seconda ipotesi, di Lucco, afferma che non si può escludere che l'opera sia stata collocata originariamente nella chiesa di Corbolone in quanto raffigura San Marco il titolare della chiesa ed inoltre la data al 1515, anno seguente all'edificazione della chiesa.
Per quanto riguarda il problema della datazione dell'opera, infatti, le due tesi contrastanti sono di Cottrell e Lucco. Il primo afferma che la datazione dovrebbe essere ritardata al 1531, invece che al 1515 come afferma Lucco, in quanto la rappresentazione di San Marco é identica a quella dell'opera Cristo in trono e santi, custodita alle Gallerie dell'Accademia, opera del 1530 di datazione e attribuzione certa. Infatti, come sostengono Cottrell e anche Simonetta Simonetti l'unico metodo per datare le opere di Bonifacio Veronese è prendere come punto di riferimento le opere di datazione e attribuzione certa. Lucco difende la sua teoria affermando che "[...] nulla di simile si vede in opere di Bonifacio attorno al 1530 [...]¬21, e portando a sostegno della sua tesi l'esempio dell'orizzonte piatto e della testa di leone presente sulla base del trono che sono due elementi che non figurano in altre opere di Bonifacio Veronese intorno agli anni trenta del Cinquecento.
Nel corso del tempo la pala di San Marco è stata assegnata a vari artisti da Tiziano e Natalino da Murano fino all'attribuzione, presunta corretta, di Bonifacio de' Pitati.
Tradizionalmente la pala viene detta "pala del Tiziano" perché inizialmente veniva attribuita al Tiziano. Già il Savi nel 1885 attribuiva l'opera a Tiziano Vecellio affermando che nel dipinto di Corbolone si riscontrano:

alcuni tratti di rassomiglianza nelle figure con altri dipinti del medesimo autore e di soggetto consimile, il colorito forte e trasparente, la funzione delle tinte, e l'armonia ed il giuoco magistrale del chiaroscuro, caratteri de'lavori del Vecellio. Se mi fosse poi lecito d'avanzare un'opinione, sarei per dire, che il quadro di Corbolone, specialmente per l'amore con cui fu condotto S. Sebastiano, é da assegnarsi a quell'epoca della vita di Tiziano, [...], accoppiava alla finitezza dei contorni, lo studio esatto del disegno.

Lo schema dell'opera corrisponde al "S. Marco in trono" del 1511 situata nella chiesa della Salute a Venezia, schema tipico del Cinquecento e che si ritrova anche nel bassorilievo sull'ingresso del Lazzaretto vecchio. Come si può notare sono presenti le tre figure chiave, San Marco, San Sebastiano e San Rocco in un atteggiamento molto simile alla pala presente a Corbolone.
La seconda attribuzione venne data da Giuseppe Fiocco, e poi confermata da Gamulin, nel 1939 a Nadalino ( Natalino) da Murano, artista di cui si conosce poco la vita. Attivo a Venezia nel XVI secolo si formò nella bottega di Tiziano Vecellio. Fiocco nella sua opera scrive "pala, -a mio vedere pure di Natalino, -con San Marco in cattedra, sull'altar maggiore della parrocchiale di Corbolone. Questa ipotesi viene sostenuta dal confronto con un disegno di San Rocco al Musée Bonnat di Bayonne e con il santo della pala d'altare maggiore.
Infine, nel 1978 venne rivendicata dal Lucco come creazione di Bonifacio de' Pitati detto Bonifacio Veronese, artista formatosi a fianco di Palma il Vecchio durante gli inizi del Cinquecento e da cui apprese lo stile classico.
Nato a Verona nel 1487 si trasferisce a Venezia nel 1505 ( dove morirà nel 1553) facendosi carico di importanti commissioni, come ad esempio la decorazione del Palazzo dei Camerlenghi a Venezia che conferma l'importanza di questo artista, ancora oggi poco conosciuto, ma che all'epoca occupava una posizione di risalto accanto al rinomato Tiziano Vecellio.
Tipici di Bonifacio Veronese sono difatti i colori brillanti che caratterizzano la pala d'altare di Corbolone, come ad esempio la veste rossa di San Marco sopra la quale poggia un mantello di colore blu o il panno che cinge la vita di San Sebastiano di un bianco luminoso.

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La pala di San Marco tra i SS. Sebastiano e Rocco nella chiesa di Corbolone. Storia e restauri

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Informazioni tesi

  Autore: Genny Panighello
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali
  Corso: indirizzo archeologico
  Relatore: Maria Chiara Piva
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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