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L'editoria in Italia: il caso Progedit

L'intreccio tra lavoro editoriale e lavoro intellettuale: i casi Saggiatore ed Einaudi

Nel febbraio del 1945 una fitta corrispondenza epistolare testimonia il consumarsi della definitiva rottura tra Mondadori padre e Mondadori figlio. Da una lato le ragioni di Arnoldo, ancorato con tutti i suoi valori e ideali alla tradizione editoriale pre-fascista, il quale riluttante a rinnovarsi, rivendicava: «I miei metodi, in qualunque regime, sono i soli che possano dare la sicurezza di vittoria».
Dall'altro quelle di Alberto, giovane e rivoluzionario di idee, il quale invece afferma la necessità di rendere la Mondadori un organismo politico, con cui fare un'editoria militante. Nel clima politico del post fascismo, Alberto rivendica la volontà di far perdonare alla casa il passato fascista, con un programma radicalmente nuovo, in grado di perseguire compiti educativi della letteratura, una letteratura mai più separata dalla politica, e tutto in un ottica antifascista dichiarata. Lo scontro è esemplificativo di una più generale situazione dell'editoria italiana del dopoguerra: da una parte le ragioni della cultura e della politica, dall'altra quelle dell'industria, la prima speranzosa nel rinnovamento, la seconda che si batte realisticamente con il mercato. Non solo.

È esemplificativo della futura scissione del più giovane dall'azienda paterna, che si compie ufficialmente nella primavera del 1958 con la nascita della casa editrice Il Saggiatore. Nel primo catalogo pubblicato si legge, nell'introduzione, degli ideali illuministici che fanno da sostrato all'attività editoriale della casa, ispirata alla saggistica colta. Si racconta del pensiero di costruire una squadra di uomini di cultura, da impegnare in un lavoro intellettuale, punto di sintesi tra diverse espressioni artistiche, filosofiche e scientifiche. Ancora si legge della volontà di fornire validi strumenti di comprensione dell'epoca contemporanea, dei suoi problemi e della loro radice comune, tutto esercitato in un clima culturale scevro da qualsiasi forma di intolleranza o pregiudizio. Ed ecco pubblicati allora Sartre, Husserl, Levì-Strauss, Jung, tutti i più grandi autori del pensiero antropologico, filosofico, psicoanalitico e sociologico moderno, utili nel fornire all'uomo quella forma mentis atta a superare la frattura tra cultura e vita. Non manca, poi, uno spirito politico e democratico forte, direttamente ispirato agli ideali della Resistenza trionfante e vincitrice, al fianco del quale il Saggiatore si pone con l'obiettivo di parteggiare attraverso le sue scelte editoriali e aziendali. Forse per la prima volta in Italia, una casa editrice dichiarava a gran voce l'esistenza di un delineato disegno culturale e politico dietro il proprio lavoro editoriale, condotto da un gruppo di intellettuali colti, stretti attorno ad un editore-letterato.

A questo sapore di antica letterarietà e tradizione, si aggiunge uno strato di succulenta innovazione e fresca novità, che contribuirà al successo della formula editoriale del Saggiatore. Si ricerca, ad esempio, un più stretto rapporto tra editore e pubblico, attraverso strumenti di comunicazione e di promozione nuovi: pensiamo all'inserimento in alcuni cataloghi di lettere dei lettori, di cui tuttavia non si ha certezza siano autentiche o derivanti da strategie di marketing. Celebre è, ad esempio, la lettera in cui Alberto spiega ad un lettore il perché della scelta del termine silerchie per una nuova collezione di letteratura:
«Via delle Silerchie è una strada di campagna[...]. Nell'ideare una collana di brevi libri attraenti e spesso illustri come il paesaggio della Versilia, che si stacca dalla Nazionale Camaiore-Lucca[...] mi è parso di invitare il lettore a una poetica passeggiata, come quella che offre la via delle Silerchie, dove il paesaggio varia e si allarga di continuo».

Alberto Mondadori non è solo nella conduzione del suo nuovo organismo editoriale.
Coordina con lui l'impresa Giacomo Debenedetti, suo direttore editoriale, il quale collabora attivamente, fornendo un contributo speciale in vari ambiti, dai programmi della casa, alla scelta delle pubblicazioni, per curare, poi, l'apparato paratestuale dei cataloghi. La presenza di un letterato colto come Debenedetti spiega anche l'allargamento dei campi di interesse della casa, che andrà ben oltre la saggistica di cultura (e quindi oltre l'antropologia, la storia, l'archeologia, la sociologia, l'etnografia e le discipline artistiche curate nella celebri collezioni «La cultura», «Marcolpolo» e «Portolano»). Debenedetti convoglia, infatti, la sua cultura editoriale colta, soprattutto nella direzione della produzione di libri di letteratura e di critica, importante perché conduce al tempo un'autonoma riflessione letteraria e che reca l'impronta di vecchie esperienze di editoria colta del passato: stretto è il legame con la riviste «Primo tempo», «Solaria» e le sue Edizioni a cui si ricollegano le scelte di pubblicare scrittori come Saba, Luzi, Manzini, Loria. Ecco, dunque, dispiegato un preciso ideale di letteratura e di critica letteraria, in nome del quale il Saggiatore non può negare la portata culturale di nuovi movimenti o correnti come lo strutturalismo. Si sceglierà, ad esempio, di diffondere in Italia il criticismo di quella svolta epocale che si dispiegava negli anni sessanta, con la pubblicazione di Linguistica generale di Bally o opere dello stesso filone. Si sceglierà, poi, di pubblicare scrittori stranieri moderni del Novecento e nuove leve della poesia e della prosa italiana: Mann, Kafka, Kierkeggard, Joyce, Saba, Luzi, Paci, in linea con la ripresa dell'idea del romanzesco delle immagini. Il tutto proposto nella collana di maggior successo curata da Debenedetti, «La Biblioteca delle Silerchie».

«Proprio attraverso le 'Silerchie', la cura della collezione, le scelte dei titoli, i testi delle note editoriali, l'attività di Debenedetti si configura come un vero e proprio intervento militante sull'idea di letteratura e di critica da diffondere nella società italiana del dopoguerra, e mette in evidenza la complessità della figura di un critico attento al più moderno aggiornamento metodologico e tuttavia legato ancora alla tradizione della sua formazione».

Importantissime in tale contesto le note editoriali a sua firma. Una sorta di frammento critico, una riserva di riferimenti relativi alla riflessione sulla critica, sulla letteratura e sulla scrittura che egli conduce. Con lo scopo di presentare i libri che inserisce nelle collane del Saggiatore, scrive brevi testi divisi, in genere, in due parti, una dedicata all'autore, alla sua carriera di letterato, al suo retroterra culturale, l'altra più strutturata e incentrata sull'opera: in una sorta di climax, Debenedetti inserisce il testo in un contesto letterario più ampio, fornendo spunti critici e di riflessione che si ricollegano anche alla realtà sociale, politica e culturale del paese. Su carta, dunque, la sua forte vocazione di saggista-moralista. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'editoria in Italia: il caso Progedit

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Informazioni tesi

  Autore: Lucia Cataleta
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze dell'informazione
  Corso: Informazione e sistemi editoriali
  Relatore: Giovanna Zaccaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 133

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