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Il Fondo librario Maria Rao di letteratura illustrata per ragazzi: dalla descrizione ad una ipotesi di restauro e valorizzazione

BEMPORAD

Iniziamo questa rassegna con un grande autore nato nel 1826, Collodi, ovvero Carlo Lorenzini, senza dubbio lo scrittore più amato che, collocandosi, con la sua opera, all’interno della realtà popolare presente nella società dell‘epoca in cui visse, poté manifestare la sua vocazione pedagogica, ponendosi agli estremi inconciliabili tra un severo rigore talvolta reazionario e il tentativo di opporsi agli schemi costituiti ed alle consuetudini.

Deluso dagli esiti dell’unità d’Italia e dello Stato che ne era derivato e, rimpiangendo, in certo qual modo, il granducato che pur aveva combattuto, egli si era gradualmente allontanato da quella politica, aderendo a idee non sempre unitarie e nazionali. Così il padre di Pinocchio, dopo l’unità nazionale, andava ancora alla ricerca della sua identità, trovandola poi nella dimensione liberatoria della fiaba ove le contraddizioni possono convivere e trovare una conciliazione possibile e ove il turbinoso mondo di passioni e di suggestioni può liberamente esprimersi.
Al contempo era alla ricerca degli elementi di un’autentica cultura locale, legata alla sua Firenze e alla Toscana in genere, e non solo la lingua vernacolare, ma anche i contenuti più specifici.

Ciò che precede e anticipa Pinocchio è conseguenza dell’avvicinarsi di Collodi alla fiaba, attraverso la traduzione dei racconti di Perrault, di Madame d’Aulnoy e di Madame Le Prince de Beaumont. L’editore Alessandro Paggi, nel 1875, lo aveva invitato a tradurre questi classici, dandogli così, inconsapevolmente, l’opportunità di risolvere i suoi dilemmi quotidiani che si dileguavano a contatto con gli strani e fantastici abitanti dei luoghi delle favole. Il percorso intrapreso da giornalista, iniziato con un approccio frustrante alla realtà della grande epoca, proseguiva con un nuovo e più gratificante incontro con la fiaba che gli permetteva di vestire un ruolo nuovo di scrittore per bambini, sottraendolo alla convenzione di scrivere per un mondo di adulti, così immersi nelle mode e negli stili che il periodo imponeva, ma tanto lontano dalle vere qualità e capacità creative di Lorenzini.

Come abbiamo già accennato, la fortunata e brillante carriera letteraria di Carlo Lorenzini iniziava con la richiesta dell’editore Paggi, ma la vera fortuna di Pinocchio sarebbe arrivata solamente con il successore Roberto Bemporad alla fine dell’Ottocento. Qualche anno prima, il 7 luglio del 1881, era nato a Roma il periodico settimanale “Giornale per i bambini”, pubblicato ogni giovedì, dove, nel primo numero erano apparse le prime due puntate del racconto La Storia di un burattino, di cui la prima era introdotta da una sola vignetta disegnata con pochi tratti essenziali che mostrava un micino alle prese con le lancette di un grande orologio, mentre la seconda non recava disegni. Nel settimanale, la presenza della storia di Pinocchio non fu costante, ma comparve ad intervalli di due o tre settimane e le puntate furono sempre accompagnate da vari disegni e capilettera decorati, tutti costruiti con pochi tratti che rimandano alla tecnica e allo stile di Ugo Fleres, primo disegnatore del burattino, e da graziose vignette delle quali non si conoscono gli autori.

Se cerchiamo di contestualizzare l’ambito culturale che vide la comparsa del “Giornale” dedicato ai bambini, notiamo che la letteratura scolastica e la letteratura in genere, in quel preciso ambito, erano considerate e viste in funzione di un progetto volto ad edificare una robusta classe dirigente liberale nel paese da poco unificato.

La storia del burattino si concludeva dopo quindici puntate con la brutta fine di Pinocchio, inflitta da due assassini che lo impiccavano ad un ramo della “Quercia Grande“. L’agghiacciante fine di Pinocchio deve avere, sicuramente, sconvolto tutti, piccini e adulti, e così Pinocchio rinacque (probabilmente anche per l’insistenza di Guido Biagi e Ferdinando Martini che reputarono il finale antipedagogico, per la sua estrema tragicità), e questa volta furono diciotto le altre puntate che comparvero dal 16 febbraio 1882, fino al 25 gennaio 1883, nel “Giornale”, con un diverso titolo, Le avventure di Pinocchio, e con la sua rinascita apparvero le illustrazioni del caricaturista messinese Ugo Vincenzo Fleres, il primissimo della schiera degli innumerevoli illustratori del burattino. Il primo disegno, quasi uno schizzo, mostra Pinocchio, con una corda legata intorno al collo, appeso ad una sorta di lampione, in una notte rischiarata da una grossa luna bianca.

Gli altri disegni del Fleres ci mostrano un Pinocchio molto stilizzato, essenzialmente geometrico e rigido e, a mio parere, molto attuale e accattivante.

Tutte le trentatré puntate della storia del burattino di Collodi, comparse nel “Giornale per i bambini”, migrarono nel suo capolavoro che vide la luce per la prima volta nel 1883, edito a Firenze da Felice Paggi, per i tipi della tipografia dei Fratelli Rispoli di Napoli, con il titolo: Avventure di Pinocchio: Storia di un burattino.

Sappiamo che il primo illustratore dell’opera monografica è stato Enrico Mazzanti, seguito da Giuseppe Magni, Carlo Chiostri, Attilio Mussino, Corrado Sarri, per citare i più famosi, ma molti altri, di volta in volta, hanno voluto interpretare graficamente le avventure situandole nel loro tempo specifico e connotandole di una realtà storica che già Carlo Lorenzini aveva calato nella struttura del suo romanzo - e nella vita del burattino, con allusioni al contesto sociale, ai contrasti e alle contraddizioni tutte italiane - che offriva contemporaneamente due chiavi di lettura, la fiaba per i piccoli e il romanzo d’appendice per i ragazzi più adulti, se non proprio adulti, collocando, in ultima analisi, le avventure, anche nel campo del teatro popolare e nella sua estrinsecazione di teatro delle marionette. Collodi, infatti, seppe ricavare dal teatro dei burattini un bagaglio di temi, di strutture narrative, di soggetti ed elementi iconografici, di atmosfere verbali e li inserì all’interno di uno scenario sociologicamente e antropologicamente connotato e posto dentro la storia che era poi quella storia sociale e politica della Toscana post-unitaria di fine ‘800. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il Fondo librario Maria Rao di letteratura illustrata per ragazzi: dalla descrizione ad una ipotesi di restauro e valorizzazione

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Mondello
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Valorizzazione dei Beni archivistici e Librari
  Relatore: Simona Inserra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 339

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