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Omo - Vs Etero - Cogenitorialità: attaccamento, personalità e stigma sessuale in coppie italiane

Omogenitorialità sì, omogenitorialità no

Le convinzioni secondo cui le lesbiche e i gay non siano adatti come genitori non hanno fondamenti empirici (Patterson, 2005, p. 7).

Il termine "omogenitorialità" deriva dal francese Homoparentalité ed è stato coniato nel 1997 dall'Associazione dei Genitori e Futuri Genitori per designare tutte le situazioni familiari nelle quali almeno un adulto, riconosciutosi omosessuale, è il genitore all'interno della nuova famiglia costituita (Gross, 2003).
In letteratura sono presenti numerosi studi che indagano l'idoneità genitoriale degli omosessuali e il conseguente sviluppo dei figli. Le ricerche effettuate hanno riguardato in misura maggiore le madri lesbiche che hanno procreato durante una precedente relazione eterosessuale; sono presenti in ogni caso studi su padri biologici gay, su coppie omosessuali che hanno adottato un figlio (dove permesso), su genitorialità per fecondazione eterologa (soprattutto per i gay) e su genitorialità per fecondazione assistita (solo per le lesbiche).
In questo paragrafo cercherò di illustrare una piccola rassegna di studi che hanno discusso risultati a favore e contro gli omosessuali come genitori cercando di mostrare come argomenti di alcuni articoli siano stati anche gli errori e i bias metodologici di ricerche pionieristiche (vedi Marks, 2012).
I focus delle ricerche sono stati vari, ma dalle review è possibile rilevare due macro-categorie di interesse: (1) studi sulle differenze tra i genitori eterosessuali ed omosessuali e (2) studi sullo sviluppo psicosociale dei figli (Tasker, 2005).

• I genitori

Diverse ricerche hanno dimostrato come anche gli omosessuali possano essere dei buoni genitori (Cramer, 1987; Falk, 1989; Anderssen, Amlie & Ytteroy, 2002; Brewaeys & Van Hall, 1997; Parks, 1998; Patterson 2000; Stacey & Biblarz, 2001; Patterson & Chan, 1996; Perrin, 2002; Tasker, 1999; Victor & Fish, 1995) e che l'orientamento sessuale non è negativamente influente su una maternità o una paternità (Guida & Guerra, 2007).
Nelle famiglie omogenitoriali l'asimmetria tra ruolo di genere (maschile e femminile) e ruolo genitoriale (materno e paterno) richiede una continua ridefinizione dei compiti che non segue l'appartenenza di genere anche per quanto riguarda la tutela dei figli (Coltrane, 2000). Le coppie di lesbiche dividono il lavoro per la cura dei figli e dichiarano di essere soddisfatte della loro relazione di coppia (Johnson & O'Connor, 2002; McPherson, 1993; Bos, Van Balen & Van den Boom, 2004; Tasker & Golombok, 1998; Sullivan, 1996; Patterson, 2005). Patterson (1995) ha dimostrato come le madri biologiche e quelle non biologiche (definite co-madri) non differiscono in quantità nel coinvolgimento con i figli e nei compiti di presa di decisione, ma in qualità: le madri biologiche passano più tempo nella cura effettiva del bambino, le co-madri nelle attività e nei giochi. Gli stessi risultati sono stati rilevati da un altro studio più recente (Bos, Van Balen & Van den Boom, 2007) che ha visto le madri biologiche più autoritarie rispetto alle co-madri, che risultano meno rigide e più coinvolte in confronto ai padri eterosessuali. Nonostante queste differenze qualitative paragonabili al funzionamento parentale eterosessuale, il coinvolgimento nelle cure risulta comunque maggiormente ugualitario nelle lesbiche (Chan, Brooks, Raboy & Patterson, 1998; Ciano-Boyce & Shelley-Sireci, 2002).
In altri studi, sempre inerenti la maternità lesbica, si è visto come ci siano pattern di interazione madre-bambino migliori rispetto alla genitorialità eterosessuale (Brewaeys, Ponjaert, Van Hall & Golombok, 1997) o con molte similarità (Vanfraussen, Ponjaert-Kristoffersen & Brewaeys, 2003).

Gli studi sui padri gay sono in numero nettamente inferiore rispetto alle madri lesbiche (Tasker, 2005), ma i pochi dati disponibili mostrano che la situazione degli omosessuali maschi dopo il divorzio sia molto simile a quella degli eterosessuali maschi, anche se è stato visto che i gay, rispetto ai maschi eterosessuali, sono responsivi ai bisogni dei figli (che vivono per lo più con le ex mogli) in misura maggiore (Bigner & Jacobsen, 1989a, 1989b, 1992) e dividono il carico di cura con il co-padre in modo più equo (Johnson & O'Connor, 2002; McPherson, 1993). I padri gay impartiscono un tipo di educazione che risulta essere più severa riguardo ai comportamenti appropriati da tenere e partecipano in maniera più coinvolta nelle attività dei figli (Patterson & Chan, 1996; Barrett & Tasker, 2001; Chiari & Borghi, 2009; Tasker, 2005). Per quanto riguarda le tecniche punitive Johnson e O'Connor (2002) hanno visto che pochi genitori omosessuali utilizzano punizioni di tipo corporale e fisico preferendo tecniche positive come il "far ragionare" (reasoning).
Se gli studi sul same-sex coparenting sono poco numerosi, lo sono ancor meno quelli indaganti il coparenting delle famiglie adottive (Hock & Mooradian, 2012; Farr & Patterson, 2013). Il coparenting tra coppie eterosessuali, gay e lesbiche adottive è stato studiato da Farr e Patterson (2013; vedi anche Patterson & Farr, 2011) attraverso l'analisi di comportamenti suddivisi in manifesti/latenti e supportivi/compromettenti (McHale, Kuersten-Hogan & Lauretti, 2001). Le autrici hanno visto come le coppie gay e lesbiche fossero più paritarie nel dividersi i compiti di cura rispetto alle coppie eterosessuali che agivano in modo più specializzato in base al ruolo (come già illustrato in precedenza). L'una o l'altra modalità non aveva, comunque, nessun tipo di ripercussione sullo sviluppo dei figli. La divisione del lavoro risultava correlata alla soddisfazione di coppia, in particolare nel caso in cui le mansioni fossero eccessivamente specializzate secondo il ruolo di genere questo influiva negativamente sulla soddisfazione (specialmente nelle madri eterosessuali).

I comportamenti supportivi e compromettenti sono stati osservati durante una seduta di "tea party" come Jia e Schoppe-Sullivan (2011) avevano fatto utilizzando un campione di famiglie adottive solo eterosessuali. Mentre i comportamenti supportivi (misurati attraverso il calore, il divertimento, il contatto oculare, ecc.) sono risultati numericamente superiori rispetto ai comportamenti compromettenti (misurati attraverso la sovrapposizione delle voci, le diverse indicazioni sui giochi, ecc.) in tutti e tre i gruppi di famiglie, le analisi intergruppi hanno rivelato delle differenze: le madri lesbiche erano sia le più supportive sia le meno compromettenti, le coppie gay erano le meno supportive, ma con un livello intermedio di compromissioni, e le coppie eterosessuali erano le più compromettenti, ma ad un livello intermedio di comportamenti supportivi. Le autrici suggeriscono che la presenza di due donne come genitori possa aumentare il grado di calore e cura nella prole e che questa sia una specializzazione femminile (spiegherebbe i medi livelli delle coppie eterosessuali e i bassi livelli delle coppie gay). Al contrario la differenza di genere può portare a comportamenti più compromettenti dovuti alle differenze di potere dettate dalla società, cosa che in una coppia con i partner dello stesso sesso non succede: questo spiegherebbe i valori di comportamenti compromettenti delle coppie omosessuali più bassi.

La questione riguardante la suddivisione più equa della cura dei figli si sta innescando anche tra i genitori eterosessuali nel momento in cui l'aspettativa di maternità è sempre più negoziata all'interno della coppia, i padri sono sempre meno percepiti come la parte meno affettiva e le madri sono maggiormente disposte a delegare l'accudimento (Chiari & Borghi, 2009): questo significa che si sta sempre più facendo strada un modello genitoriale sia negli omosessuali (per costrizione) che negli eterosessuali (per scelta) maggiormente ancorato alla funzione del ruolo e non al ruolo di genere (Bos et al., 2007; Chiari & Borghi, 2009). [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Omo - Vs Etero - Cogenitorialità: attaccamento, personalità e stigma sessuale in coppie italiane

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Informazioni tesi

  Autore: Paolo Roberto Pagone
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Alessandra Simonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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