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Il bisogno di socializzazione degli anziani. L'osservazione della Comunità di Sant'Egidio a Napoli

I servizi per gli anziani della Comunità di Sant’Egidio

Lasciando sullo sfondo l’approccio di base col quale la Comunità si pone nei confronti degli anziani, l’organizzazione ha creato una serie di servizi strutturati, coi quali si pone l’obiettivo di sostenere gli anziani nella loro quotidianità, sempre in contrasto al loro isolamento e al conseguente rischio di istituzionalizzazione. Tali servizi si rivolgono a tutta la popolazione anziana, sia essa appartenente alla terza età che alla quarta.

Il servizio rivolto agli anziani autosufficienti, rientra nel programma “Viva gli anziani!”. Più che un servizio, infatti, si configura come un punto di riferimento per quanti, ancora attivi e autosufficienti, decidono di impiegare il proprio tempo liberato dal lavoro in attività di solidarietà verso i meno fortunati, che siano essi poveri, malati, reclusi, o essi stessi anziani.
Dal documento “La forza degli anni” si apprende che il programma nasce nel 1998, alle soglie dell'Anno Internazionale degli Anziani promosso dall'ONU. L’intento primario che si intendeva (e si intende) perseguire è promuovere una nuova immagine dell’anziano, più adeguata al presente, che si collochi pienamente nella prospettiva di “invecchiamento attivo” di cui si è discusso nei capitoli precedenti. L’anziano come risorsa preziosa della società, dunque, e non solo come peso e costo sociale. Esemplificativo appare in merito questo passo del documento, che racchiude bene anche l’ideologia di fondo alla base di questa iniziativa:

L’anziano può esprimere bene la superiorità dell’essere sull’avere e sul fare, in una società in cui la vita è dominata dal consumo e dalla fretta. L’anziano può riportare all’attenzione di una società oppressa dalla “dittatura” di una visione materialistica della vita i valori della gratuità, della dedizione, della compagnia, dell’accoglienza e del rispetto dei più deboli.

Pertanto, impiegare gli anziani in azioni solidali consente non solo di fornire loro un’opportunità per ridare un senso di utilità e uno scopo alle proprie giornate (prevenendo tutte le conseguenze che l’inattività potrebbe comportare), ma anche di fornire una visione positiva della persona anziana, che contrasti con lo stereotipo della persona inutile e improduttiva. Inoltre, gli anziani con il loro esempio possono aiutare a diffondere i valori di gratuità e solidarietà di cui l’organizzazione si fa promotrice, nel tentativo di incrementare il capitale sociale del territorio in cui agisce.

Entrando più nel dettaglio, gli anziani sono coinvolti in diverse iniziative quali: la ricerca di fondi utili a finanziare progetti di sviluppo nel mondo; la raccolta di vestiti usati che riparano e smistano per poterli donare ai senza fissa dimora, ai carcerati, o ai paesi poveri; la preparazione dei pasti per i senzatetto; l’aiuto alle persone in difficoltà (spesso anziane) che vivono nel proprio quartiere; la visita agli anziani istituzionalizzati; alcuni hanno un rapporto epistolare con i condannati a morte negli USA. Gli anziani vengono inoltre coinvolti in attività di preghiera e incontri intergenerazionali e multietnici: “Viva gli anziani!”, infatti, organizza incontri tra anziani e giovani affinchè i primi possano raccontare la propria esperienza di vita, e affinchè i secondi non perdano il senso della storia, e valorizzino la figura dell’anziano come portatore di conoscenza ed esperienza; inoltre, organizza incontri tra anziani e stranieri affinché, attraverso l’interazione diretta, si possa scongiurare ogni pregiudizio ed ogni forma di discriminazione, ponendo le basi per un rapporto migliore, nel rispetto della cultura e delle tradizioni dell’altro, soprattutto qualora si avesse bisogno di assumere un assistente familiare (che, solitamente, è proprio un extracomunitario).

Per quanto concerne, invece, gli anziani fragili sono due i servizi offerti dalla Comunità: le case alloggio e l’assistenza domiciliare.
Le case alloggio (o case famiglia) rappresentano il tentativo della Comunità di offrire un’alternativa concreta all’istituzionalizzazione per gli anziani che, per i più svariati motivi (l’isolamento, le difficoltà economiche, la perdita dell’autosufficienza, ecc.), non possono più permanere nella propria abitazione, o per gli anziani che desiderano uscire dall’istituto in cui sono ricoverati. Viene loro offerta, pertanto, una casa situata al centro della città, a misura di anziano, in cui possano vivere in pochi, in un ambiente familiare, assistiti nel corso dell’intera giornata da volontari o dipendenti della Comunità. Inoltre, una serie di professionisti membri dell’organizzazione (medici, infermieri, fisioterapisti, ecc.) offrono gratuitamente il proprio tempo e le proprie competenze per far fronte a tutte le necessità degli anziani che vi risiedono.

Considerando che questo tipo di soluzione può accogliere un numero limitato di persone, la Comunità si attiva anche con un progetto alternativo: le convivenze. In sostanza, l’organizzazione mette in contatto due o più anziani che non vogliono più vivere soli affinché possano conoscersi ed eventualmente decidere di vivere insieme presso la casa di uno di loro o presso una nuova casa in affitto. In tal modo, si trova un aiuto nel quotidiano, una risposta al desiderio di compagnia e la possibilità di garantirsi l’un l’altro una maggiore assistenza.

Il secondo servizio offerto agli anziani fragili, è quello in cui la Comunità investe la maggior parte dei suoi sforzi: l’assistenza domiciliare, che va sotto il nome del progetto “A casa è meglio”.
Ancora una volta, l’intento è evitare che l’anziano venga istituzionalizzato, andando a coprire quella parte di popolazione che non è raggiunta dai servizi domiciliari offerti dall’ente locale. La priorità nell’intervento è la cura della persona e il controllo del suo stato di salute: si effettuano pertanto i controlli sanitari di base (misurazione della pressione arteriosa, controllo e somministrazione delle terapie, prevenzione delle piaghe da decubito, mobilizzazione dei malati costretti a letto, ecc.) che possono essere implementati con altri tipi di interventi di assistenza leggera (sostegno alle attività della via quotidiana – alzarsi dal letto, lavarsi, vestirsi, cucinare, ecc. - accompagnamento a visite specialistiche, cura dell’abitazione – pulizia, piccole manutenzioni, spesa, ecc. - disbrigo di pratiche amministrative, accompagnamento per il ritiro della pensione, favorire i contatti con parenti e vicini, ecc.). Sono inoltre contemplati interventi volti a soddisfare i bisogni di relazionalità, ritenuti molto importanti, in considerazione del fatto che l’anziano non è solo un corpo malato da curare, ma una persona con il desiderio di vivere e stare in compagnia; la Comunità offre pertanto: sostegno alla pratica religiosa, sostegno alla vita sociale e familiare, gite, incontri e conferenze, soggiorni estivi, ecc.
L’assistenza è continua nel tempo e, pertanto, ha carattere di flessibilità. Ma l’elemento che contraddistingue l’assistenza domiciliare offerta dalla Comunità da quella, ad esempio, offerta dal Comune è ancora una volta lo spirito di amicizia, laddove l’anziano non è considerato come un bisognoso da assistere ma come un amico col quale costruire innanzitutto un rapporto personale basato sulla fiducia. Anche in questo senso risulta determinante la continuità del servizio offerto.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il bisogno di socializzazione degli anziani. L'osservazione della Comunità di Sant'Egidio a Napoli

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Vacatello
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze politiche, Sociologia, Comunicazione
  Corso: politiche e servizi sociali
  Relatore: Marco Accorinti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 229

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Parole chiave

anziani
solitudine
invecchiamento attivo
isolamento sociale

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