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Simulazione degli eventi di colata detritica avvenuti nei bacini del Rio Lazer (TN), Fiames (BL) e Cancìa (BL) mediante i codici di calcolo D.F.R.M. e T.R.E.N.T.2D-df

Analisi del sistema bacino-conoide del Rio Lazer

Il Rio Lazer è il terzo affluente di sinistra idrografica del reticolo del bacino di primo livello del Torrente Cismon chiuso a Fiera di Primiero (TN). Detto bacino, principale tributario tridentino del fiume Brenta, è posto alle estreme propaggini orientali della provincia di Trento e, nella sua parte più meridionale, interessa anche la Regione Veneto. Il bacino del Rio Lazer, compreso tra i comuni di Siror e Tonadico, è influenzato in modo rilevante dall’assetto geo-litologico dell’area e dalle linee di faglia ivi presenti. Infatti, la linea Valsugana rappresenta una frattura profonda che separa le rocce metamorfiche caratteristiche della massa intrusiva che si è innalzata in corrispondenza della Cima d’Asta dalle rocce sedimentarie della valle del fiume Brenta, generando di conseguenza un profondo disturbo litologico. In particolare, è da osservare come il versante in destra idrografica del Rio Lazer si caratterizzi per la presenza di rocce sedimentarie poco erodibili per cui il livello generale di incisione è limitato e i vari collettori sono caratterizzati da modesti gradi gerarchici e da un’elevata inclinazione del letto. Il versante in sinistra idrografica, invece, è costituito da affioramenti metamorfici decisamente più erodibili, i quali mettono in evidenza collettori più evoluti e complessi con una pendenza più contenuta.

Il Rio Lazer si presenta complesso e articolato proprio perché si sviluppa tra queste due situazioni: da una parte le rocce più dure conferiscono stabilità e lunghi periodi caratterizzati dall’assenza di fenomeni geotecnici significativi, dall’altra le rocce più alterabili trasformano piccole incisioni in diffuse erosioni superficiali e in dissesti di versante, più o meno profondi, in concomitanza con forti eventi meteorici che condizionano in modo efficace il deflusso sottosuperficiale.
Il substrato roccioso localizzato nella parte medio-bassa del bacino è costituito da filladi e da ignimbriti riodacitiche. Sono inoltre presenti depositi quaternari nella forma di morene e di detrito di degradazione delle filladi. Queste ultime, praticamente impermeabili, presentano una erodibilità medio-alta data la loro minuta fissilità e notevole fratturazione, dando come prodotti della degradazione un detrito ad altissima erodibilità e media permeabilità (blocchi e pietrisco nastriforme in un’abbondante matrice sabbioso-limosa). Le ignimbriti riodacitiche affiorano in lembi limitati e si presentano fortemente cataclasate (medio-alta erodibilità e permeabili per fatturazione) portando così alla formazione di un incoerente sabbione di degradazione ad altissima erodibilità. I depositi morenici, situati alla testata del bacino, sono caratterizzati da una notevole potenza, un’altissima erodibilità e una buona permeabilità.

Lo spartiacque orografico del bacino idrologico di produzione chiuso a quota 826,26 m s.l.m. in corrispondenza del presunto apice topografico del conoide, risale il versante in direzione Nord costeggiando le località Pianezze e Poline fino quasi al Col dei Cistri a quota 1.604,11m s.l.m., da qui la displuviale ridiscende il versante in direzione Strine ricongiungendosi alla sezione di chiusura presso il comune di Siror. Come si nota in figura 2.3, il reticolo idrografico presenta un pattern subdendritico ed è organizzato in un collettore principale, il Rio Lazer, e tre affluenti principali. Tali affluenti si presentano poco sviluppati planimetricamente ed hanno una sezione media di deflusso inferiore a 0,50 m. Il collettore principale, invece, presenta sezioni trasversali che variano tra i 5,00 m del cunettone realizzato subito a valle delle briglie filtranti poste all’apice topografico del conoide ai 1,50-2,00 m lungo il canale vallivo per giungere a circa 0,50 m nella parte sommitale.

Il Rio Lazer confluisce nel torrente Cismon a quota 744,52 m s.l.m. circa, presenta un conoide morfologicamente uniforme e risale una stretta valle ad elevata pendenza ed intensamente sistemata mediante briglie in serie in c.a. fino ad una zona cacuminale molto ampia e con pendenze più dolci ove termina la traccia della linea drenante principale a quota 1.170,00 m s.l.m. circa. Tale unità idrografica presenta i tipici caratteri morfometrici dei bacini torrentizi montani. In tabella 2.1 si riportano i principali elementi relativi alle proprietà lineari, areali e del rilievo utili alla descrizione morfometrica del bacino idrologico di produzione del Rio Lazer.

Come evidenziato dai parametri morfologici, il bacino idrologico del Rio Lazer presenta una forma allungata con una marcata sinuosità del collettore principale, caratteristica tipica dei bacini giovanili auto-affini (coefficiente di Hurst uguale a 0,87). Simili bacini non hanno ancora raggiunto la stabilità evolutiva (fase di maturità) e sulla base della curva ipsometrica denotano un’elevata potenzialità di trasformazione nella parte terminale del bacino, ovvero nella zona incassata posta subito a monte del conoide. Difatti, dalla curva ipsometrica adimensionalizzata del bacino di figura 2.4 si nota una forte inclinazione del tratto terminale, ciò indica che la zona valliva è incassata. La prevalenza delle superfici topografiche ai valori di quota altimetrica elevati congiuntamente ad un indice di compattezza di Gravelius pari a 1,96 confermano come il Rio Lazer sia costituito da forme aspre e in uno stato evolutivo giovanile in cui l’azione morfogenetica dominante va attribuita ai processi di erosione verticale operati dai corsi d’acqua. Ciò è peraltro confermato da un valore dell’integrale ipsometrico maggiore di 0,60. Di conseguenza l’aspetto morfometrico avvalora ed aggrava le possibili situazioni di dissesto che si possono verificare durante gli eventi pluviometrici estremi. Sono state calcolate inoltre relativamente all’intero bacino una pendenza media del 38,28% ed un’area di 1,56 km²; tali valori indicano che la risposta idrologica del bacino agli eventi pluviometrici è tendenzialmente rapida (tempo di corrivazione contenuto). Il valore contenuto della densità di drenaggio indica invece che nel complesso il bacino risulta poco drenato, in particolare mediamente drenato il versante in sinistra idrografica e poco drenato il versante in destra idrografica.

Per ottenere una speditiva zonazione geomorfologica del bacino idrologico del Rio Lazer si è utilizzato il modulo r.geomorphon implementato in GRASS GIS. Con esso, inserendo come parametro in input il DTM della zona oggetto di studio, si può ottenere in output il layer raster riclassificato contenente l’identificazione delle dieci forme terrestri più comuni, ovvero: zone pianeggianti (flat area), picchi (summit), valli (valley), piedi di versanti (footslope), versanti (slope), depressioni (depression), selle (hollow), forme aspre (spur), crinali (ridge) e cigli di scarpata (shoulder). […]

Il conoide del Rio Lazer occupa una superficie dall’estensione limitata se posta a confronto con l’area dell’intero bacino idrologico di produzione ed è stato oggetto di numerosi eventi alluvionali e di dissesto idro-geologico nel corso dell’ultimo secolo (vedi paragrafo 2.4). In particolare, a causa dell’elevata magnitudo, sono da porre in risalto l’evento di colata detritica occorso il 4 novembre 1966 (il quale portò all’alluvionamento di una notevole superficie del conoide di deiezione) e l’evento alluvionale verificatosi il 13 settembre 1994, il quale riattivò alcuni fenomeni franosi ma venne completamente assorbito dalle opere di sistemazione idraulico-forestale precedentemente realizzate. Si tratta di un conoide di origine mista, in cui la costruzione dell’edificio è legata all’azione congiunta delle acque correnti e della gravità. Esso si presenta inoltre confinato frontalmente dal torrente Cismon.

Dall’analisi morfometrica emerge che il conoide del Rio Lazer è un tipico conoide montano associato a processi di trasporto solido massivo tipo debris flow. Diverse evidenze di campo avvalorano tale deduzione, in particolare: presenza di briglie con filtri frangicolata ubicate all’apice topografico del conoide, formazioni vegetali rustiche nella zona prospiciente l’alveo in tutta l’area incassata di valle (complessi a netta prevalenza di ontano in successione nelle zone più stabilizzate col frassino), presenza nella zona alta del conoide di muretti a secco realizzati in massi a spigoli vivi accompagnati da tipici terrazzamenti e testimonianze storiche di eventi alluvionali estremi con distruzione di costruzioni rurali.

Dal punto di vista urbanistico, si segnala la presenza lungo tutto il conoide nelle immediate vicinanze del cunettone di manufatti adibiti sia a scopi agricoli e zootecnici che residenziali. Questi ultimi ad un’osservazione esterna non sono sembrano progettati nel rispetto dei vincoli caratteristici delle zone ad alto rischio di esondazione solida. Nella parte alta del conoide, in corrispondenza dell’area che durante l’evento del 1966 era stata gravemente danneggiata, sono state inoltre realizzate di recente per mezzo di imponenti sbancamenti tre strutture insediative connesse all’attività agricola. Tutti questi nuovi edifici sono abitati al pian terreno e presentano finestre rivolte verso monte. La conformazione del terreno ad oggi è tale da far presupporre che tale zona potrebbe essere ancor più gravemente danneggiata nel caso di un eventuale sovralluvionamento del Rio. Si segnala infine la presenza di due attraversamenti stradali.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Simulazione degli eventi di colata detritica avvenuti nei bacini del Rio Lazer (TN), Fiames (BL) e Cancìa (BL) mediante i codici di calcolo D.F.R.M. e T.R.E.N.T.2D-df

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Boreggio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze forestali e ambientali curriculum difesa del suolo (protezione del territorio)
  Relatore: Carlo Gregoretti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 315

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Parole chiave

debris flow
g.i.s.
geostatistica
sistemi informativi territoriali
kriging non stazionario
modelli di propagazione colate detritiche

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