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La Street Art: Banksy, comunicatore sociale e “terrorista” dell’arte

Banksy: “comunicatore sociale”

I graffiti, e poi la Street Art, hanno sempre avuto una valenza sociale e politica: la funzione primaria dei graffiti è quella di veicolare un messaggio senza dover passare dai filtri di tipo economico e mediatico in quanto permette di dar voce al proprio pensiero al di fuori dei mass media tradizionali.
L’ideologia base di tutti i writers è il rifiuto del sistema e delle sue regole; l’attacco critico avviene sul tessuto urbano, tramite una comunicazione diretta con i cittadini.
Banksy è da ritenersi l’artista che meglio rappresenta la Street Art, in quanto racchiude in sé tutte le caratteristiche che la determinano. Il suo talento veramente unico lo pone a capo di un nuovissimo movimento artistico mondiale, nato in strada e finito nella coscienza di un pubblico vastissimo: la Street Art.

Personaggio misterioso, ha cominciato la sua carriera imbrattando i muri di Bristol negli anni ’90, diventando poi negli anni un celeberrimo artista di fama mondiale i cui lavori vengono venduti per decine di migliaia di euro nelle case d’asta inglesi e americane: insomma un outsider divenuto insider.
Banksy è un artista di grande abilità formale che ha portato l’arte in luoghi dove prima non era mai stata, e che unisce a questa sua abilità un acuto sguardo sul mondo. E’ un artista e, allo stesso tempo, un critico della società contemporanea, con il senso dell’umorismo di un fumettista.

A differenza di tutti gli altri post-graffitisti che, in genere, scelgono un campo di attività più o meno definito, Banksy affronta una vasta rosa di tematiche sociali ed artistiche: egli è particolarmente attento alle tematiche sociali come la guerra, la disomogenea distribuzione delle ricchezze, la globalizzazione e il consumismo.
Grazie alla tecnica dello stencil, firma disegni spiazzanti carichi di significati politici e sociali, e, grazie alla sua “arte di guerriglia”, dalla grigia Inghilterra è partito alla conquista del mondo comunicando messaggi pacifisti, antirazzisti e soprattutto anticapitalisti. Senza dubbio un grande comunicatore, uno di quelli che, con un’ironia affilata da una grande intelligenza, riesce a far comprendere il proprio messaggio grazie a poche linee di vernice.

Le opere di Banksy non si riducono a una semplice scritta a caratteri cubitali, ma sono veri e propri testi visivi che chiamano il destinatario a riflettere sul tema che viene rappresentato. Dopo il primo impatto di tipo umoristico, ne consegue l’aspetto riflessivo dell’opera e ci si rende conto che il messaggio è stato strutturato proprio per produrre quell’effetto: l’uso dello humor per attirare l’attenzione e in un secondo tempo una ponderazione sul tema trattato. In tal modo, i messaggi assumono una forte valenza sociale e politica.

La comunicazione di Banksy nasce innanzitutto come una comunicazione politica, in quanto è una forma d’espressione contro la globalizzazione. Ma la sua è anche e soprattutto una comunicazione sociale. Banksy propone una nuova forma di comunicazione politica-sociale in grado di attirare l’attenzione e di essere ricordata a lungo: la sua è una comunicazione persuasoria senza finalità commerciali, è pubblicità senza scopi di profitto.
Il suo ruolo primario è infatti quello educativo: egli tenta di aumentare il livello di consapevolezza e conoscenza dei cittadini riguardo a temi e problematiche generali, che necessitano un più ampio discorso all’interno dell’opinione pubblica, e cerca, in qualche modo, di produrre un cambiamento nel comportamento delle persone tramite i messaggi veicolati.

Le sue modalità comunicative dovrebbero fare da esempio all’ormzi stagnante e impotente comunicazione sociale tradizionale: Banksy riprende difatti le tematiche discusse all’interno dell’arena dei media e ne dà una propria visione, differente da quella mediale. I mezzi di comunicazione sono accusati dagli street artists di essere corrotti e di parte, soggiogati alle forze economiche e politiche. Egli si propone invece come artista libero da qualsiasi vincolo e garantisce che i propri messaggi siano puri e veritieri.
La poca efficacia della comunicazione sociale è dovuta ad una costruzione ormai standardizzata dei linguaggi. Di conseguenza i messaggi sociali proposti dai media non hanno più potere per riuscire a catturare la nostra attenzione. L’artista è ben conscio di tutto ciò e per questo propone una nuova forma di comunicazione genuina, che mette in evidenza ciò che i mass-media tralasciano o semplificano eccessivamente.

Banksy diventa così un comunicatore sociale di nuova generazione: la sua comunicazione originale e creativa, va al di fuori degli schemi sviluppando messaggi suggestivi in grado di attirare l’attenzione di tutta la città.
Lo strumento utilizzato per attivare nei destinatari l’effetto della meraviglia è la creatività: facendo leva sulla meraviglia che suscitano i suoi disegni, Banksy si assicura che i suoi messaggi abbiano un forte impatto. La meraviglia di cui si sta parlando consiste nella disinvolta e ironica rappresentazione del mondo moderno tramite la rappresentazione della sua dimensione contraddittoria e paradossale; il cittadino è chiamato a riflettere, a prendere coscienza del mondo in cui vive.
L’ efficacia comunicativa di Banksy sta proprio in questo: non c’è bisogno di conoscere il mondo dei graffiti dall’interno per capire cosa comunichino le sue immagini. I suoi dipinti sono immediatamente comprensibili, e dimostrano un grande tempismo nel catturare il senso di un evento, di un pretesto o di un determinato contesto.
Tutti i lavori dell’artista sono espliciti e istantaneamente comprensibili e sono capaci di attirare l’attenzione e divertire. La gente lo capisce: piace a una vasta gamma di persone e non serve sapere niente di particolare per comprenderlo.

Non a caso Banksy ha dichiarato: “L’arte contemporanea ha, a volte ingiustamente, la reputazione di essere difficile, mentre il mio lavoro non lo è affatto”.
Dal momento che il lavoro di Banksy risulta più facile per il pubblico rispetto a quello di tanti suoi contemporanei, egli è riuscito ad avvicinare al mondo dell’arte tutto un nuovo pubblico.
Grazie alla grandezza di molte delle sue realizzazioni e alla tecnica dello stencil che lo distingue, Banksy si rende subito riconoscibile; ma ciò che permette ai suoi graffiti di essere memorizzati sia nella forma che nel messaggio non è relativo alla sola tecnica utilizzata. Quando si è davanti ad un’opera di Banksy, non si può escludere il contesto in cui essa è inserita.

Egli, infatti, non sceglie in modo casuale il posizionamento delle sue opere ma anzi, fa del tessuto urbano la cornice dei suoi lavori che, come tale, funziona in modo complementare a ciò che viene rappresentato nei disegni. In questo modo, la città (ovvero il contesto) e l’opera generano un testo aperto: la comunicazione di un’immagine è rivestita di significato sia per ciò che rappresenta ma soprattutto per il luogo in cui avviene tale rappresentazione.

L’artista gioca con il contesto sia fisico, la superficie urbana, sia socio-culturale, proponendosi come interprete di tematiche sociali e politiche.
Il muro diventa allora un medium, mezzo di comunicazione innovativo per la comunicazione ed oggetto di una strategia comunicativa specifica.
Oggi Banksy è visto non soltanto come il vertice del movimento della street art ma dell’arte contemporanea “tout cort”. Per milioni di persone Banksy è l’accesso necessario non solo per vedere l’arte in modo nuovo, ma anche per accettarla come parte della vita quotidiana.

Banksy ha ridefinito, praticamente da solo, il concetto di arte agli occhi di molta gente che probabilmente non aveva mai pensato, fino a quel momento, di poterla apprezzare.
La sua arte è per chi pensa che gli artisti siano, in fondo, dei ciarlatani. Banksy è una creazione popolare: un grande antidoto di buonsenso britannico a tutta quell’arte snob e pretenziosa che la gente "normale" non può capire.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La Street Art: Banksy, comunicatore sociale e “terrorista” dell’arte

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Masucci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Guelfo Tozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

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Parole chiave

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