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Alberto Melucci: in un passaggio d'epoca. Verso la riflessività

Immagini fantastiche

Tutta l'opera dell'autore è attraversata da immagini fantastiche e metaforiche di cui egli si serve spiegarsi meglio, e per sorprendere il lettore con associazioni cognitive desuete e creative, ma nello stesso tempo puntuali. Melucci, utilizza spesso racconti Zen o metafore fiabesche come la citazione di alcuni passi tratti da Alice nel paese delle meraviglie di Carrol (su cui non ci soffermeremo in questa sede).

Nell’ultimo capitolo del libro Il gioco dell'io Melucci, restando fedele al suo peculiare gusto stilistico, ricco di metafore, racconti, elementi fantastici, affronta il tema del riso, con le sue implicazioni fisiologiche e psicologiche e spiegando sin dalle prime righe del capitolo, che l'avventurarsi nella trattazione dell'esperienza del riso, alla fine del libro, sia una necessità, sentita dall'autore, per dar senso all'opera intera. In effetti leggendo le sue parole, scopriamo come “l'uomo sia l'unico animale capace di ridere […]. Il riso è la via di accesso più diretta all'esperienza del limite e della possibilità” (Melucci, 1991, pag. 137).

L'autore ne spiega le dinamiche psico-fisiche, recuperando l'antica saggezza popolare del proverbio “il riso fa buon sangue” (Melucci, 1991, 138). Infatti, il riso sia che scaturisca da una battuta, che sia un riso “satirico”, o ironico, che sia un ridere di, o un ridere con, è un’attività “che aumenta la produzione di ormoni come l’adrenalina, noradrenalina e la dopamina, che provocano il rilascio di endorfine, le morfine naturali che hanno un effetto tranquillante e rafforzano il nostro sistema immunitario”(Melucci, 1991, pag.138).

E' un'esperienza globale, immediata, improvvisa, spontanea, imprevedibile. “La risata è uno scoppio e difficilmente siamo in grado di percepire quello che ci succede mentre lo viviamo” (Melucci, 1991, pag. 137 e 138). Freud spiegava il riso in termini di risparmio energetico: “l'umorismo e la comicità ci procurano piacere perché ci fanno risparmiare repressione” (Melucci, 1991, pag. 140).

In realtà gli sviluppi delle scienze cognitive dimostrano che il riso è strettamente legato ad una dimensione creativa, infatti “c'è nel riso una ristrutturazione repentina del nostro campo cognitivo che associa in modo nuovo gli elementi in esso presenti. L'associazione anomala di campi semantici tra loro distanti crea un'improvvisa incongruenza che viene successivamente resa congrua proprio dal ridere […] L'esperienza del ridere […] produce una perdita di riferimenti e ci lascia per un momento smarriti. Ma con la stessa rapidità riusciamo a ricostruire il campo, perché cogliamo il legame assurdo come comico, quello che ci appariva incongruo si rimette al suo posto e ciò scarica la tensione ”(Melucci, 1991, pag. 141).

Il riso apre lo spazio dell'ambivalenza costitutiva dell'esperienza umana, infatti “le ipotesi filogenetiche suggeriscono che il riso nascerebbe inizialmente da situazioni di lotta, di cui restano ancora alcuni elementi (respiro affannoso, movimenti scomposti degli arti, mimica facciale e soprattutto l'esibizione dei denti). Il primo riso sarebbe un ringhio” (Melucci, 1991, pag. 138). Dunque un'esperienza globale, che contiene la tensione della minaccia e della paura espressa però in un senso di benessere che ci pervade quando ridiamo.

Il riso apre anche lo spazio del gioco. Grazie ad una chiacchierata informale che Adrian Scribano, sociologo argentino, il quale ha conosciuto personalmente Alberto Melucci e con il quale ha avuto modo di collaborare, mi ha concesso, in occasione di un seminario che ha tenuto presso l'Università della Calabria, ho potuto apprendere come Alberto Melucci nel corso dei suoi insegnamenti a Milano spiegasse la parola “gioco” ai propri studenti. Dal racconto di Scribano emerge come egli utilizzasse un esempio interessante. Spiegava che il gioco è quel movimento cui è sottoposto il cambio di una macchina quando non è inserita alcuna marcia. Quell'oscillazione, che “fa gioco” rappresenta la capacità da coltivare, l'equipaggiamento per difendersi in società complesse, in cui differenziazione e variabilità impongono appunto di non affezionarsi troppo a definizioni statiche, essenzialiste e reificatrici che tendono alla pietrificazione delle rappresentazioni.

Il gioco è lo spazio della creatività, che il riso riempie. Ed è nel gioco dell'io che si dispiega la nostra capacità di cambiare restando noi stessi. Il gioco del clown che pure è preso come esempio calzante dall'autore, si costituisce proprio su queste dimensioni di limite e possibilità, “apertura alla possibilità di creare senza perdere i nostri confini” (Melucci, 1991, pag. 143), mutamento e continuità, poiché “combina la serietà del rito e la fantasia del gioco” (Melucci, 1991, pag. 143).

Oltre a tutti gli effetti benefici, che il riso procura al nostro circuito mente/corpo, certamente un aspetto fondamentale è che la maggior parte delle volte è condiviso, quindi ci mette in relazione all’altro, ci relaziona alla differenza. Apre lo spazio del gioco, del piacere, della gratuità, della novità: “l’esperienza del ridere nasce dall’associazione improvvisa di elementi che di solito non vanno assieme” (Melucci, 1991, pag.141).

Facendo dei parallelismi inevitabili a questo punto, credo di non sbagliare dicendo che, se un movimento collettivo per essere definito tale deve contenere nella sua azione la volontà della rottura dei limiti di compatibilità con il sistema, producendo così a livello sociale il mutamento, mi pare che l'autore assegni al riso, ma per estensione alla capacità creativa dell'uomo, ad un livello però più individuale, la stessa funzione: la possibilità di mutamento.
Ridere è uno dei modi migliori che abbiamo per metterci in contatto con la creatività, con l'Altro, per fare posto alla meraviglia in una società strutturata per dare una fittizia risposta al nostro bisogno di sicurezza.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Alberto Melucci: in un passaggio d'epoca. Verso la riflessività

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Conti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Paolo Jedlowski
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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Parole chiave

complessità
ricerca sociale
metodologie
identità
conflitto
mutamento
riflessività
movimenti collettivi
melucci alberto
passaggio d'epoca

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