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Devianza e Società: dalla criminologia alla sociologia

La devianza minorile in Italia

In Italia la criminalità minorile non è clamorosa in termini di numeri, facendo un confronto europeo emerge che su 1000 ragazzi dai 14 ai 18 anni in Francia la devianza riguarda il 43,5%, in Germania 81,9%, in Inghilterra il 33% e in Italia solo il 9,7%. Circa venti anni fa la devianza minorile riguardava le periferie e i ragazzi di famiglie povere ed emarginate. Oggi la situazione è molto diversa: non si parla più di devianza, ma di devianze e per questo sono state individuate sei categorie di devianza minorile:

- tradizionale: che riguarda i giovani di periferia “mafiosa”, ossia ragazzi inseriti in gruppi criminali di stampo mafioso (soprattutto giovani del sud);
- straniera: cioè riguardante i ragazzi stranieri (arrivati in Italia negli anni ‘90) soprattutto nomadi specializzati in furti di appartamento, nordafricani, albanesi e dall'est specializzati nello spaccio di droga;
- del malessere dal benessere: un modello di devianza che non nasce da contesti disagiati bensì da un contesto benestante, ma povero di valori e che ha smarrito il senso dei legami familiari, dove regna il consumismo e la cultura dell'iper-lavoro;
- bullismo nelle scuole e violenza negli stadi: sono devianze intermedie tra le prime e il malessere dal benessere.

In questo genere di suddivisione appare lampante il fatto che il turbamento provocato dalle prime due sottospecie di devianza o comportamento antisociale è minore rispetto a quello provato dinnanzi ai cosiddetti “bravi ragazzi” che delinquono.
Questi ultimi fanno più paura degli altri: basti pensare a vicende come quella di Novi Ligure (Erika e Omar) e quella di Chiavenna (le ragazze che uccisero una suora). Episodi che spaventano perché non se ne comprendono i motivi o moventi, per parlare in termini tecnici. Questa nuova devianza da un punto di vista numerico non è, in Italia, così clamorosa tuttavia un solo episodio di questo tipo crea più allarme sociale rispetto a mille furti o scippi: quest'ultimi seguono una logica, ossia quella del guadagno, mentre gli altri delitti rimangono misteriosi.

In questi ultimi anni accanto ai ragazzi delinquenti deprivati ed emarginati si sono aggiunte nuove figure: adolescenti che vivono forme più o meno gravi di sofferenza e disagio psichico, giovani con problemi di dipendenza da sostanze psicoattive che commettono reati proprio per l'acquisto delle sostanze, ragazzi con problemi sul piano relazionale e comunicativo che commettono atti devianti di valenza espressiva (esempio tipico è il bullismo e altre forme di violenza interpersonale), ragazzi ben integrati, ma legati alla logica del “tutto e subito” e dell'individualismo esasperato, che non riconoscono gli altri come portatori di diritti e se stessi come titolari di doveri. Gli adolescenti di oggi, rispetto ai loro coetanei del secolo scorso, vivono maggiori situazioni di disadattamento e di disagio, frutto di enormi difficoltà incontrate nelle relazioni con gli altri e nell'identificarsi in una società odierna piena di contraddizioni, di dubbi ed incertezze: disadattamento e disagio sono oggi le malattie sociali da cui difendersi.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Devianza e Società: dalla criminologia alla sociologia

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Lorefice
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Luigi Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

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la costruzione sociale della devianza
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criminologia e devianza sociale
la criminologia positivistica e la nascita del cri
la criminalità e gli apparati educativo- pedagogic
il “recupero” dell’individualità (vd. matza e lab
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