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L'Europa degli ''ismi'': tra dinamismo futurista ed extra artisticità dadaista

Serate dadaiste al Cabaret Voltaire

Mentre in Italia si sta sviluppando il Futurismo in Svizzera a Zurigo si assiste alla nascita di un'altro movimento d'avanguardia, si tratta del Dadaismo nato ufficialmente il 14 luglio del 1916 nella sala Zur Waag, si trattava di serate caratterizzate prevalentemente dal "nonsense" che uniscano nel medesimo spettacolo: musica, danza, manifesti, lettura di poemi, estemporanee di quadri e maschere secondo un rituale predisposto da Hugo Ball, organizzatore del Cabaret Voltaire. Pur nascendo a Zurigo, le innovazioni dadaiste in quel luogo si ravvisano più a livello teorico che pratico, visivamente erano di gran lunga superiori i risultati artistici ottenuti dal trio parigino-newyorkese composta da Duchamp, Man Ray e Picabia. Ma sicuramente nella città elvetica vi erano degli artisti importanti per il futuro divenire del movimento Dada. Primo fra tutti Tristan Tzara, che con i suoi manifesti, appunto opere teoriche se paragonate all'estetismo di Duchamp, descrive il progetto Dada in una volontà dirompente di voler predicare "la morte dell'arte a favore della vita, che di certo è più interessante". Quindi parafrasando le parole dell'artista si può affermare che il Dadaismo si distingueva sia dal Futurismo che dal Surrealismo, per la totale assenza di ideologia, il non guardare né al passato né al futuro, Dada guardava a se stesso, irritandosi anche se veniva bollato di modernismo, infatti i termini che più frequentemente ricorrono sono rivoluzione, menefreghismo e nichilismo, il Dada aveva un solo programma: non avere nessun programma, "I veri dada", diceva Tzara, "sono contro Dada". Lo stesso termine Dada non ha nessun significato, il vocabolo nacque probabilmente imitando una di quelle parole che richiamano al mondo dell'infanzia, un richiamo al gergo infantile che, tra l'altro, ritroviamo anche, nei poemi di Ball. Tzara stesso, in riferimento al nome, affermerà che "Dada non significa nulla", affermazione senz'altro utile a delineare quale fosse il reale spirito del movimento, spirito che in più di occasione lo stesso Tzara descrive come "microbo vergine che si insinua con l'insistenza dell'aria in tutti gli spazi che la ragione non è riuscita a colmare di parole e di convenzioni". Come abbiamo visto, le precedenti avanguardie, soprattutto il Futurismo, vedevano nelle macchine e nelle energie in generale, delle fonti utili a costruire un radioso avvenire. Il Dadaismo, al contrario, si nutriva di nichilismo, anche se l'interesse per le nuove tecnologie permaneva anche in questo movimento, ma era un interesse guardato con sospetto o con scarsa fiducia. Il Dadaismo, come farà poi in maniera diversa il Surrealismo, si poneva più come alternativa etica alla cultura dominante, il tutto in nome di un nichilismo di tipo assoluto e iconoclasta, l'imperativo era, dunque, un voler distruggere l'arte.
Ma come distruggere l'arte se non creando opere d'arte? L'opera d'arte dadaista era resa possibile dal gesto, il gesto più spontaneo e provocatorio possibile. Quindi secondo i dettami del Dadaismo l'opera d'arte era chiamata principalmente a soddisfare un'esigenza: quella di suscitare una pubblica indignazione, in uno spietato annientamento dell'aura, ai quali coi mezzi della produzione imponevano il marchio della riproduzione. [...]

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L'Europa degli ''ismi'': tra dinamismo futurista ed extra artisticità dadaista

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Informazioni tesi

  Autore: Valeria Fiorenza
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Monica  Dall'Asta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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