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Brutalità poliziesca ed uso eccessivo della forza: il lato oscuro del distintivo di polizia. Analisi storico-sociologica

Giurisprudenza della tortura

Dopo la fine della seconda guerra mondiale le varie Dichiarazioni dei diritti dell’uomo, da quella dell’ ONU a quella Europea ed infine a quella Americana, hanno ulteriormente e con nuova forza sostenuto l’aborrimento della tortura e di tutti quei trattamenti disumani, violenti sia fisicamente che psicologicamente; ma in effetti una vera e propria totale scomparsa tarda ancora dall’essere concreta: con l'avvento di dittature militari in molti Paesi, ad esempio, in America Latina, Africa ed Asia, essa non solo è stata generalizzata, ma ha assunto nuovi significati funzionali: il ruolo di terrorizzare la popolazione per indurla a non reagire dinnanzi alle innumerevoli violenze ed arbitrii posti in essere dai regimi dominanti.

Tuttavia questa non è la sede per discutere sui regimi dittatoriali militari, utilizzatori di incredibili barbarie contrarie a qualsiasi umana concezione, perciò di seguito saranno passate in rassegna le più importanti pronunce giurisprudenziali in tema di tortura e trattamenti inumani; giurisprudenza che rappresenta la base concreta di diritto che ci servirà per descrivere quella barbarie che ancor più ci disgusta perché, non più relegata nel passato ma caratteristica agghiacciante di incedibile attualità, e non più confinata in contesti totalitari o monarchici, ma espressione del volere statale delle più moderne democrazie occidentali: la brutalità poliziesca.

Già dalla metà del XIX secolo la giurisprudenza internazionale e le sensibilità delle Nazioni hanno iniziato ad interessarsi ed interrogarsi sulla proibizione di tutte le svariate forme di tortura; nonostante ciò lo sviluppo più evidente di questa materia si verifica nell’immediato secondo dopoguerra, nella misura in cui gli orrori posti in essere durante il conflitto hanno segnato un vero e proprio spartiacque nella storia dei diritti dell’uomo, agendo da strumento di propulsiva spinta per la diffusione della necessità di tutela della persona.

Nasce, pertanto, l’idea che il mantenimento della pace possa verificarsi solo se costruito su di una impalcatura ideologica e giuridica fatta di rispetto internazionale dei diritti fondamentali dell’uomo, della sua libertà e di tutela delle minoranze. Essendo questo programma più facile a dirsi che a farsi, risulta ben chiaro come la sua attuazione non poteva essere unicamente demandata alle singole autorità statali, ma era necessario delegare il rispetto di quell’immenso corpo di principi coagulato nella dottrina dei diritti fondamentali, alla giurisprudenza sovranazionale per mezzo di dichiarazioni di diritti e convenzioni tra gli stati. La direttrice fondamentale era, in altri termini, quella della limitazione ed erosione dell’autorità nazionale, da un lato e l’internazionalizzazione dei diritti fondamentali dell’uomo, dall’altro.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Brutalità poliziesca ed uso eccessivo della forza: il lato oscuro del distintivo di polizia. Analisi storico-sociologica

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Informazioni tesi

  Autore: Leonardo Paradiso
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche "Roberto Ruffilli"
  Corso: Scienze Criminologiche per l'Investigazione e la Sicurezza
  Relatore: Ugo Terracciano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

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Parole chiave

sicurezza
criminologia
polizia
brutalità
investigazione

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