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Maternità: endogestazione, parto ed esogestazione. Nascita di un legame.

Funzioni del dolore nel travaglio e nel parto

Il dolore del parto non è fine a se stesso, ma ha un ruolo importante nella nascita di una nuova vita; per questo motivo dovrebbe essere vissuto come esperienza da accogliere, capire, accettare e vivere. Il dolore attiva la donna, la rende più forte, la predispone al legame con il bambino. Il dolore fisiologico (le doglie) è fortemente vitalizzante, attivante e protettivo per la nascita.
È opportuno riflettere sui significati e sulle funzioni del dolore come valido strumento protettivo dell'organismo materno, utile alla prevenzione di eventuali danni.

1. FUNZIONI FISICHE DEL DOLORE: dolore inteso come guida, come protettore di madre e bambino. La funzione fisiologica del dolore è quella di proteggere il corpo mediante l'invio di segnali d'allarme. Il dolore suggerisce alla donna ciò che sta accadendo al suo corpo in ogni istante e la libertà di movimento le permette di assumere istintivamente le posizioni più antalgiche, quelle di minor resistenza e compressione, proteggendo se stessa da danni al bacino, al collo dell'utero, al perineo e il bambino da malposizionamenti ed eccessiva compressione della testa.

2. FUNZIONI PSICHICHE DEL DOLORE: dolore come espressione della separazione dal bambino. Il dolore ha la duplice funzione di spingere la donna nella direzione del distacco dal figlio senza possibilità di indugio e, contemporaneamente, rappresenta l'espressione della sofferenza emotiva provocata da tale distacco.

3. DOLORE COME ELEMENTO DEL PROCESSO DI TRASFORMAZIONE PERSONALE: affrontare il dolore è un mettersi alla prova, un superamento di paure e angosce, uno stimolare le proprie capacità reattive. Il dolore mobilita tutte le risorse emotive della donna, riporta a galla memorie depositate nell'inconscio e dà la possibilità si scaricare antichi dolori. Durante travaglio e parto la donna supera i suoi limiti personali, attiva nuove risorse e potenzia la sua forza.

4. FUNZIONI ENERGETICHE DEL DOLORE: dolore inteso come liberazione di energia sessuale, istintiva e potente; energia che ogni donna ha in se. Ogni donna possiede la capacità di partorire nel miglior modo possibile, ma, per fare ciò, è necessario imparare ad ascoltare e assecondare il proprio corpo.

5. FUNZIONI AFFETTIVE DEL DOLORE: la totale apertura della donna nella sua parte emozionale più profonda creata dal dolore, attiva il cervello primale, legato alle funzioni affettive e mette la donna in uno stato completamente orientato al bambino, con tutti i sensi e gli istinti pronti ad accoglierlo. Il tipo di legame che si crea a questo livello ha caratteristiche istintuali e biologiche indelebili che porta ad un vero e proprio innamoramento tra madre e bambino.

6. DOLORE COME STIMOLATORE ENDROCRINO: il dolore è il vero motore del parto; oltre a stimolare il movimento, stimola gli ormoni per la sua progressione e, contemporaneamente, per l'attaccamento al bambino e per la gratificazione reciproca. Il dolore causa alla donna una situazione di stress acuto al quale corrisponde un picco di produzione di catecolamine, le quali, a loro volta, provocano un ingente emissione di ossitocina e, contemporaneamente, stimolano la produzione di endorfine, innescando così un aumento graduale dell'attività contrattile accompagnato fisiologicamente da una crescente capacità di tolleranza al dolore.

Gli estrogeni rendono i tessuti del corpo sempre più morbidi, l'ossitocina stimola il sistema nervoso centrale, le endorfine in dosi massicce, oltre alla crescente tolleranza al dolore, promuovono l'apprendimento, attivano il sistema parasimpatico, proteggono la placenta dalle contrazioni uterine e promuovono il legame; l'adrenalina a picchi che, a sua volta, produce picchi di ossitocina, aumenta notevolmente la forza della donna e la prolattina protegge il metabolismo fetale, promuove l'attaccamento e induce la produzione di latte.

Numerose sono le azioni protettive sul bambino della produzione ormonale: l'adrenalina materna accresce quella fetale, migliorandone l'adattamento; l'ossitocina materna dona energia e stimola i movimenti fisiologici del piccolo; la prolattina protegge il metabolismo del bambino, ne favorisce l'adattamento extrauterino e prepara il nutrimento al seno; le endorfine materne accrescono quelle fetali, proteggendo il bambino dal dolore, dando l'imprinting del piacere e promuovendo una profonda comunicazione tra madre e bambino.

Questo cocktail ormonale, dunque, svolge azioni importantissime soprattutto su quei circuiti cerebrali che presiedono alle capacità relazionali ed empatiche; infatti provvede a trasformare il momento dell'incontro madre-bambino in quell'esperienza indimenticabile che crea l'impronta (imprinting) iniziale di quella che sarà tutta la loro interazione futura.

La collaborazione armoniosa dei due sistemi nervosi neurovegetativi (simpatico e parasimpatico) nel parto è particolarmente importante in quanto il sistema simpatico è responsabile della contrazione dell'utero e quello parasimpatico della sua distensione in quell'alternanza insita nella ritmicità del dolore del parto caratterizzato da continui ed intermittenti momenti di contrazione e di pausa. Altro aspetto degno di nota del dolore come stimolatore endocrino riguarda la produzione delle endorfine, responsabili non solo della diminuita percezione del dolore stesso, ma anche dell'induzione di quello stato alterato di coscienza dovuto all'inibizione corticale (razionale) a favore delle funzioni neurovegetative e istintive che governano il parto.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Maternità: endogestazione, parto ed esogestazione. Nascita di un legame.

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Informazioni tesi

  Autore: Linda Elena Ravasi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Paride Braibanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

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Parole chiave

maternità
parto
gravidanza
allattamento
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legame di attaccamento
endogestazione
esogestazione

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