Skip to content

Minimo in due: la ricerca dell'identità nello specchio narrativo

Verità fotografica e verità cinematografica

Se la pittura ha bisogno dello specchio per poter rappresentare una sorta di verità del soggetto, la fotografia e il cinema non hanno bisogno dello specchio per poter raffigurare la realtà. Sono essi stessi due specchi. Sono due spazi infinitesimali, adiacenti ma distanti, colmati di colori e di sentenze anche in mancanza di una presenza viva e attiva che possa dimostrare la loro veridicità.

Nello stesso modo in cui l'autoritratto pone l'artista di fronte a se stesso, se osserviamo una nostra foto abbiamo la rivelazione dell'altro che risiede in noi, e ci riconosciamo in lui. Tuttavia, l'atto del fotografare racchiude un alone di mistero, un che di malinconico e perturbante: la fotografia evoca la morte perché congela il libero fluire della vita. La foto è una sorta di ri-elaborazione del lutto, è il bisogno dell'uomo di negare la realtà della morte dell'Io, che viene duplicato attraverso la sua immagine. L'immagine viva che ciascuno di noi ha di sé viene come negata da quella che ci sta davanti nella foto.

Eppure il fotografare nasce come gesto di difesa, di conservazione delle cose, un atto di ribellione nei confronti della morte. Il bisogno di controllare la realtà, di raccontarla, di congelarla. È un gesto di difesa onnipotente. Dal connubio della fotografia e degli esercizi di restituzione illusoria del movimento nasce appunto il cinema, desiderato e voluto come strumento di indagine scientifica e quindi, come strumento di riproduzione speculare della realtà o, almeno, delle sue manifestazioni esteriori.

La fotografia aveva immediatamente colpito la fantasia più che la ragione dei suoi fruitori, proprio perché i suoi segni congelavano la realtà, la liberavano dal suo divenire nel tempo e la trasformavano in qualcosa di diverso rispetto all'oggetto fotografato: qualcosa che acquistava nella stampa una sua autonomia, una sua indipendenza di significazione e di espressione rispetto all'oggetto stesso.

La sintesi fra fotografia e movimento ridusse invece il potere fantastico e liberatorio dell'immagine, limitandola al ruolo di uno strumento di conoscenza sensoriale nei confronti della realtà materiale nella quale siamo immersi; o, almeno, questo era il vero scopo istituzionalmente attribuito al cinema e per il quale si erano venute legittimando tutte le ricerche che finirono per produrlo. La fotografia è percepita come elemento definitivo, come frammento di vita congelato; il cinema, invece, come ciò che è simile alla vita perché si sviluppa nel tempo, perché non rimane statico alla vista, ma viene immediatamente consegnato al meccanismo del ricordo e della memoria.

Ripercorrendo la storia del Doppio e dello specchio attraverso le epoche, attraverso la psicanalisi, l'arte e la storiografia, il capitolo ha tentato di evidenziare come in ogni anfratto, il doppio, l'Altro e lo specchio siano sempre stati fonte di attrazione per il genere umano. La paura che proviamo quando dobbiamo affrontare qualcosa che non ci è familiare, viene superata e rimpiazzata dalla curiosità e da una pulsione inconscia che preme dall'interno e che non possiamo ostacolare. Ciò che ci spaventa ci attrae e ciò che ci attrae diviene sintomatico per la scoperta del nostro Io. Il prossimo capitolo tenterà invece di far luce sul modo in cui questa ricerca inconscia del soggetto, venga affrontata dall'individuo/spettatore, colui che interrompe volontariamente la sua vita, per tentare di identificarsi in qualcun' altro, un personaggio della finzione.

Perché il cinema? Perché è l'elemento primario del nostro presente storico, è parte attiva nella definizione di identità socio-culturale e perché il singolo spettatore ha modo di auto rappresentarsi in esso.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Minimo in due: la ricerca dell'identità nello specchio narrativo

CONSULTA INTEGRALMENTE QUESTA TESI

La consultazione è esclusivamente in formato digitale .PDF

Acquista

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Barini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Cinema, Televisione e Produzione Multimediale
  Relatore: Stefano Ferrari
  Lingua: Italiano

DUBBI? Contattaci

Contatta la redazione a
[email protected]

Ci trovi su Skype (redazione_tesi)
dalle 9:00 alle 13:00

Oppure vieni a trovarci su

Parole chiave

doppio
identità
specchio
duplicità
mirror
robert zemeckis
viale del tramonto
il cigno nero
la doppia vita di veronica
spettatore bambino

Non hai trovato quello che cercavi?


Abbiamo più di 45.000 Tesi di Laurea: cerca nel nostro database

Oppure consulta la sezione dedicata ad appunti universitari selezionati e pubblicati dalla nostra redazione

Ottimizza la tua ricerca:

  • individua con precisione le parole chiave specifiche della tua ricerca
  • elimina i termini non significativi (aggettivi, articoli, avverbi...)
  • se non hai risultati amplia la ricerca con termini via via più generici (ad esempio da "anziano oncologico" a "paziente oncologico")
  • utilizza la ricerca avanzata
  • utilizza gli operatori booleani (and, or, "")

Idee per la tesi?

Scopri le migliori tesi scelte da noi sugli argomenti recenti


Come si scrive una tesi di laurea?


A quale cattedra chiedere la tesi? Quale sarà il docente più disponibile? Quale l'argomento più interessante per me? ...e quale quello più interessante per il mondo del lavoro?

Scarica gratuitamente la nostra guida "Come si scrive una tesi di laurea" e iscriviti alla newsletter per ricevere consigli e materiale utile.


La tesi l'ho già scritta,
ora cosa ne faccio?


La tua tesi ti ha aiutato ad ottenere quel sudato titolo di studio, ma può darti molto di più: ti differenzia dai tuoi colleghi universitari, mostra i tuoi interessi ed è un lavoro di ricerca unico, che può essere utile anche ad altri.

Il nostro consiglio è di non sprecare tutto questo lavoro:

È ora di pubblicare la tesi