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I processi cognitivi nel sonno: funzionamento e ruolo adattivo

La teoria cognitiva

La teoria cognitiva si basa sulle recenti spiegazioni evoluzionistiche che oggi hanno cambiato il nostro modo di concepire l’uomo e le sue caratteristiche, soprattutto quelle psicologiche. Le teorie pionieristiche di Charles Darwin (Darwin, 1859) sull’evoluzione delle speci ci hanno permesso di capire come la selezione naturale faccia in modo che solo gli esseri viventi migliori – cioè quelli che più si adattano all’ambiente in cui vivono – possono salvarsi dall’estinzione, e, nei casi migliori, soggiogare le altre razze animali. Oggi è considerata una certezza la presenza dell’uomo all’apice della catena alimentare e si può intuire come una specie – quale quella umana – che non dispone di caratteristiche fisiche maggiori rispetto ad altre, deve il suo dominio sugli altri animali a facoltà mentali ben superiori alle altre speci.

La mente è quindi considerata come il più potente strumento che il genere umano ha potuto usare nel corso dei millenni che hanno segnato la sua evoluzione (Miller, 2002). Lo studio della mente umana quindi come strumento adattivo ha fortemente condizionato l’epistemologia della scienza e della tecnica psicologica, che oggi vede il cervello umano come sempre in costante lavoro, un lavoro che continua anche nel sonno, esimendo il sistema nervoso dal riposo anche quando l’organismo dorme. I moderni studi riguardanti le neuroscienze e le neuroscienze cognitive ci dimostrano sempre più quanto sia falso che “chi dorme non piglia pesci”. In effetti il sonno adempie a funzioni per l’organismo fondamentali (ad esempio, la rigenerazione dei tessuti muscolari), tra le quali il sogno ha un’importanza particolare.

Le teorie cognitive collocano il sogno come meccanismo preciso all’interno del più generale sonno.

Dato che ormai è certo che nulla di quanto accade nella mente è casuale (Freud, 1940), il sogno deve necessariamente adempiere a delle funzioni cognitive utili all’organismo una volta che si sarà svegliato: infatti, come ci insegnano gli studi di psicologia infantile, la stessa attività onirica è sinonimo di corretto funzionamento cognitivo, tant’è che gli studi condotti su un campione di bambini, sia normali, sia portatori di ritardo mentale, hanno evidenziato come – studiando il loro sonno rem – l’attività onirica sia sistematicamente maggiore nei bambini senza ritardo mentale rispetto a quelli con ritardo mentale (Dujardin, Guerrien e Leconte, 1990) e ciò fa supporre che i bambini portatori di ritardo mentale necessitino di minore attività onirica, date le loro inferiori capacità cognitive rispetto agli altri bambini.

Tali capacità cognitive oggi sono riscontrabili primariamente nella necessità di consolidare le tracce mnestiche acquisite durante la veglia nella memoria a lungo termine: infatti è stato constatato che le memorie del giorno precedente – specie quelle relative ad informazioni con elevato significato emotivo – sono consolidate e integrate nelle memorie precedenti (Greenberg e Pearlman, 1974); ma i sogni possono implicare anche altre funzioni quali quelle relative alla risoluzione di problemi o alla preveggenza.

Secondo queste moderne teorie, i sogni sottendono le stesse abilità cognitive usate da ogni individuo durante lo stato di veglia; nello specifico, si usano primariamente tre abilità aventi un’elevata utilità adattiva durante la veglia, mentre si sogna (e ciò dimostra anche quanto l’attività onirica sia importante per l’organismo), che sono: l’abilità di generare immagini mentali (mentre sogniamo si verifica un grande susseguirsi di immagini mentali, originate dalla nostra esperienza cosciente); l’abilità di organizzare la nostra esperienza in una forma narrativa (il sogno descrive, narra degli eventi); e l’abilità di creare un’immagine autobiografica di sé (i sogni infatti necessitano di memoria autobiografica per poter descrivere una qualche situazione in cui è coinvolto l’individuo che dorme) (Domhoff, 2010).

I sogni riflettono quindi le stesse idee, visioni del mondo e pensieri della persona che sogna, e pertanto le teorie cognitive dichiarano che essi possano avere un significato, sia biologico sia psicologico, ed una funzione adattiva.

Questo brano è tratto dalla tesi:

I processi cognitivi nel sonno: funzionamento e ruolo adattivo

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Informazioni tesi

  Autore: Eugenio Flajani Galli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Alberto Di Domenico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 37

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Parole chiave

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teorie cognitive
psicobiologia
preveggenza

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