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Il bambino ospedalizzato e il dolore oncologico

L’azione educativa e l’organizzazione pedagogica-didattica

La Scuola in ospedale del policlinico Umberto I ha lo scopo di unire due dei più importanti diritti naturali dell’individuo, quello allo studio e alla salute poiché persegue, tra le molteplici finalità educative, quella di far conseguire ai bambini ricoverati un adeguato livello di conoscenza, consapevolezza della propria identità umana e sociale tali da assicurare a ciascuno abilità strumentali e comunicative per consentirgli di assumere funzioni costruttive anche nel contesto ospedaliero, compatibili con le esigenze di persona destinata al miglioramento in qualsiasi condizione.

E’ questa una finalità sancita anche dalla Costituzione quando postula il diritto-dovere allo studio per tutti ed una formazione di base sostenuta da strategie ed interventi specifici di rinforzo e di recupero delle potenzialità individuali, là dove persistono difficoltà e impedimenti fisici e psicologici.
La prima e importante azione educativo-didattica dell’insegnante in ospedale è data dall’accoglienza dell’alunno creando momenti di gioco e di conversazione per consentire un approccio il più sereno possibile e favorire il superamento di ansie e paure.

In ospedale, più che in una classe comune, è fondamentale l’accoglienza, non come momento limitato all’inizio delle attività, ma come relazione continua tra insegnante e alunno, relazione capace di farlo sentire a proprio agio, adatto alla situazione, compreso ed accolto nell’interezza della sua persona.
Il momento iniziale di contatto è il più importante perché l’insegnante deve conquistare il piccolo alunno e condurlo a svolgere un’attività che forse non desidera.

È necessario quindi, che l’insegnante sia capace di entrare in relazione, anche in modo scherzoso ed informale, con i propri alunni.
L’insegnante e l’allievo instaurano un legame affettivo, si scambiano informazioni reciproche, ma per una corretta relazione affettiva-comunicativa è necessario mantenere una giusta distanza emotiva, avendo così la possibilità di vedere l’altro e riconoscerlo per quello che è, sviluppando il giusto grado di empatia.
Le attività programmate per l’accoglienza assumono, in questo particolare contesto, anche carattere di valutazione iniziale per accertare gli apprendimenti e le abilità di ciascun alunno necessarie all’avvio di un percorso didattico individualizzato.
L’azione educativa viene svolta tenendo conto delle problematiche di ogni singolo paziente, pertanto gli obiettivi e i contenuti del piano di lavoro generale hanno valore orientativo al fine di delineare il programma di attività per ciascun allievo.
Il raggiungimento degli obiettivi può essere ottenuto utilizzando un metodo didattico che abbia come punto di partenza il curriculum scolastico precedente e lo stato di infermità di ogni bambino privilegiando sempre, come criterio operativo fondamentale, l’aspetto ludico e gratificante delle attività proposte.

La scuola di origine, la famiglia e la struttura medica forniscono gli elementi utili all’insegnante per stabilire i metodi e i contenuti didattici meglio rispondenti alle esigenze dell’alunno.
Con una didattica personalizzata e con il rispetto della storia scolastica di ciascun allievo si intende raggiungere l’obiettivo primario del migliore reinserimento scolastico e sociale a guarigione avvenuta.
Al fine di costruire un ambiente stimolante e rispondete alle varie esigenze degli alunni, le attività sono svolte sotto forma laboratoriale e, per quanto possibile, in piccoli gruppi.
In occasione di festività particolarmente significative, l’attività dei laboratori viene volta alla produzione di lavori che ricreino in ospedale l’atmosfera della festa.
Il piano di lavoro annuale è diviso in tre macro-percorsi che ogni alunno può affrontare secondo le proprie capacità e possibilità in quanto le attività vengono opportunamente graduate dall’insegnante.
All’interno dei percorsi trovano spazio proposte operative per il recupero didattico e per il consolidamento degli apprendimenti; inoltre vengono realizzati progetti trasversali agli stessi percorsi, al fine di agevolare il raggiungimento degli obiettivi programmati e rafforzare i concetti delle varie aree disciplinari.

Le attività scolastiche inerenti le materie propriamente curricolari, nei casi di lungodegenza, vengono concordate con gli insegnanti delle scuole di provenienza degli alunni, secondo le esigenze formative di ciascun allievo e la peculiare situazione terapeutica.
Pertanto le competenze attese nei vari ambiti disciplinari sono via via delineate nel rispetto dell’età di ogni bambino e della classe frequentata.
Le condizioni particolari di degenza degli alunni determinano la necessità di attuare verifiche continue e in itinere così da poter ricevere un feedback costante circa la validità delle proposte didattiche ed il conseguimento degli obiettivi.
Le modalità di verifica sono flessibili e adeguate alla situazione di ciascuno, privilegiando l’osservazione sistematica delle insegnanti; si propongono anche prove strutturate e non strutturate.
Criterio essenziale è la valutazione dell’alunno condivisa tra insegnanti ospedalieri e insegnanti della classe di provenienza (nei casi di lunga e frequente degenza si instaurano rapporti a cadenza quindicinale).

Al momento del rientro in classe, il bambino porta con sé le esercitazioni svolte per documentare il percorso didattico e il livello di apprendimento raggiunto; inoltre viene elaborata, per ogni alunno seguito per una degenza lunga, una relazione il più possibile dettagliata sullo svolgimento dell’attività didattica (insieme ad elementi di valutazione) ed inviata alla scuola di provenienza con il certificato di frequenza.
Lavorare ogni giorno accanto a bambini e a ragazzi che vivono su di sé l’esperienza della malattia, del dolore ed anche della morte, significa dover trovare in se stessi la forza, la motivazione ed anche l’allegria per rendere il percorso di questi alunni, significativo, ricco e perfino divertente.

Per questa particolarità, prima ancora di predisporre attività didattiche ed educative, è necessario e fondamentale entrare in relazione con gli alunni degenti attraverso un’attenta comunicazione verbale, la pratica dell’ascolto attivo, la capacità di far emergere la creatività e la operosità che è propria di ogni persona, anche nelle situazioni più difficili ed impreviste.
Grande importanza riveste anche l’osservare, perché l’osservazione permette all’insegnante di cogliere sia sentimenti e angosce dei propri allievi, sia capacità e competenze resilienti, utili per un’attenta programmazione individualizzata, ma anche di accettare e capire il mondo dei bambini e dei ragazzi ricoverati.

Fare scuola in ospedale non è solo garantire il diritto allo studio dell’alunno degente, ma è soprattutto garantire occasioni di crescita e maturazione, in una situazione in cui l’alunno sperimenta sentimenti di perdita degli oggetti familiari, delle relazioni, della vita normale, della salute.
L’insegnate muovendosi in uno spazio ritagliato fra tutti gli altri professionisti che ruotano intorno al ricoverato, in cui le priorità non sono quelle scolastiche ma quelle relative alla salute dei bambini e dei ragazzi, deve adattarsi ai tempi delle diagnosi e delle terapie, agli effetti della patologia e delle stesse cure, a volte molto pesanti per l’alunno.

Ciò non deve però significare frammentazione della proposta didattica, che deve invece caratterizzarsi come presenza costante sulla quale ciascun alunno deve poter contare.
Il momento della progettazione, essenziale in ogni percorso didattico, appare fondamentale per le scuole in ospedale poiché gli interventi devono essere massimamente calibrati sul soggetto malato e concentrati in tempi e spazi ridotti.
Per programmazione viene intesa la stesura controllata di un progetto destinato a creare le condizioni per raggiungere uno scopo.

All’interno dell’attività scolastica essa indica la volontà e l’esigenza di progettare procedure coordinate e mirate a garantire il diritto allo studio per tutti, mediante percorsi apprenditivi personalizzati e graduati, aventi per obiettivi la costituzione di una cultura di base e la formazione progressiva della personalità.
Si presuppone perciò che la programmazione educativo-didattica debba essere tale da poter rispondere ai bisogni di carattere cognitivo ed educativo di tutti gli alunni, quale che siano le loro condizioni fisiche e psicologiche.

Dopo l’iniziale accoglienza dei piccoli degenti, vi è la fase importantissima dell’osservazione degli alunni, si è già detto, oltre all’organizzazione degli spazi disponibili, dei mezzi e risorse interne all’ospedale.
Sulla base di tali riflessioni all’interno della scuola in ospedale del Policlinico Umberto I di Roma si svolgono diverse attività presenti ogni anno che si prefiggono il raggiungimento degli obiettivi fin qui chiariti e nello specifico essa intende:

Consolidare il programma scolastico concordato con la scuola di appartenenza dei pazienti, con interventi didattici mirati e una metodologia specifica;
Proporre attività laboratoriali di manipolazione e pittura;
- Redazione del giornalino annuale scolastico “Tra fantasia e realtà” la cui stampa è stata possibile grazie alle donazioni della Lega italiana Fibrosi Cistica Onlus, in cui gli alunni si cimentano a inventare poesie, fiabe, racconti che vengono poi pubblicate;
- Realizzazione del Progetto “Tutto un mondo in ospedale”, che prevedeva la produzione di opere astratte tramite l’utilizzo di colori a tempera e tele;
- Svolgimento del progetto “Coltiviamoci” nel quale i bambini partecipavano all’osservazione del percorso di sviluppo del seme di una pianta;
- Realizzazione del progetto di “CLOWNTERAPIA”, svolto dai volontari, impiegando la Terapia del SORRISO e facendo visita ai bambini degenti e ai loro familiari direttamente nelle stanze.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il bambino ospedalizzato e il dolore oncologico

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Informazioni tesi

  Autore: Vanessa Sposato
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Medicina e Psicologia
  Corso: Pedagogia
  Relatore: Pietro Lucisano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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