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Evoluzione e contrasti nell'economia del mondo globalizzato

Il Continente Intermedio: Nord-Africa e Medio-Oriente

Per “Continente Intermedio” si intende quella fascia di Stati che caratterizzano il Nord Africa e il Medio Oriente. Il territorio è abitato da circa 450 milioni di abitanti, prevalentemente arabi, ma anche iraniani, turchi e di altra etnia. Le due regioni presentano caratteristiche affini dal punto di vista fisico e antropogeografico. È un luogo d’incontro e di passaggio tra Mondi diversi: quello europeo a nord, quello africano a sud, quello asiatico a est. Se proviamo a pensare a Medio Oriente e Nord Africa, ci appare l’immagine delle carovane di dromedari che attraversano il deserto, delle moltitudini di fedeli musulmani inginocchiati che pregano in direzione della Mecca e dei pozzi petroliferi ampiamente presenti.
L’economia di questa ampia regione è certamente influenzata dalla forte presenza del deserto, che fin da tempi molto antichi è stato vissuto dai beduini, popolazioni nomadi, che si spostano con famiglie e animali, tra cui pecore, cammelli e dromedari, indispensabili al fine di fornire latte, formaggio e carne.

Un territorio desertico è chiaramente non adatto alla pratica dell’agricoltura e i beduini hanno spesso svolto attività di commercio di merci, sulle piste carovaniere del deserto, favorendo già ai tempi del Medioevo un grande sviluppo commerciale con Africa, Asia ed Europa. Oggi, il fenomeno del nomadismo è in calo, ed i pastori, spesso, diventano operai petroliferi e agricoltori nelle oasi.

Un fattore fondamentale per le attività economiche di questa maxi-regione è senz’altro la scarsa presenza di acqua, che viene denominata, proprio per via della sua preziosità,” oro bianco”. Il bisogno di acqua ha spinto gli abitanti a costruire ingegnosi sistemi di pozzi, dighe e canali per assicurarsi un approvvigionamento costante. Per reperire più facilmente acqua, sono stati costruiti, in Paesi come Israele ed Arabia Saudita, sistemi per portare in superficie grandi giacimenti di acqua fossile rimasti intrappolati nelle passate ere geologiche. Ma non sono riserve infinite, motivo per cui bisognerà cambiare strategia: in Paesi come Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, stanno già utilizzando impianti per dissalare l’acqua, impianti che comunque risultano essere molto costosi.

Nelle aree in cui sono presenti i grandi fiumi, l’Eufrate, il Tigri e il Nilo, è possibile praticare l’agricoltura, grazie alla fertilità del suolo e all’abbondanza di acqua. Ma il controllo di queste risorse idriche sta dando vita a varie dispute fra i Paesi interessati alle suddette acque: l’Iraq, l’Egitto, l’Israele, la Siria, sono accomunati dal fatto di non avere controllo su quelle sorgenti; il Nilo, ad esempio, prima di giungere in Egitto, passa per vari Stati africani che cercheranno in futuro di sottrarre acqua allo stesso Egitto. In Turchia nascono i fiumi Tigri ed Eufrate; un progetto turco che comprende la costruzione di dighe per ottenere energia idroelettrica e acqua per irrigare, crea, da molto tempo, dispute con Siria ed Iraq.

Uno degli elementi che contraddistingue questa maxi-regione è la presenza di petrolio, ovvero un miscuglio naturale di idrocarburi e altre sostanze, che si trova immagazzinato nei sottosuoli porosi, formati da rocce sedimentarie. Qui, il petrolio è stato rinvenuto nel corso del XX secolo ed ha profondamente modificato l’economia di questi Paesi. Nella regione nord-africana e in quella medio-orientale si trovano la maggior quantità di riserve petrolifere al mondo, ovvero i 2/3 del pianeta e ne viene estratto oltre il 30% del totale mondiale: addirittura ne produce oltre il 390 %in più del proprio fabbisogno. Oggi il petrolio è la componente quasi esclusiva delle esportazioni di alcuni Paesi dell’area (Algeria, Libia, Iran, Iraq, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Oman). Oltre che dalla vendita del greggio, i guadagni arrivano sempre più anche dalla raffinazione, attraverso la costruzione di impianti petrolchimici.

Nonostante i forti benefici economici dati dal petrolio, pochi proventi di esso sono stati utilizzati per gli altri settori produttivi e per migliorare la condizione di vita del popolazione, con servizi ed infrastrutture. Esso, più che altro, ha arricchito i pochi privilegiati che detengono il potere in questi Paesi.

Nonostante questa grande regione presenti forti potenzialità, è caratterizzata da forti problematiche. Entro il 2020, si prevede un aumento della popolazione araba dagli attuali 280 milioni a circa 450 milioni di persone. Peraltro, la volatilità delle entrate petrolifere ha costretto gli Stati produttori di petrolio della regione a tentare alcuni aggiustamenti strutturali in campo economico, senza tuttavia mettere mano seriamente alle riforme politiche. Tali provvedimenti hanno prodotto esempi circoscritti di privatizzazioni, come nel caso della Giordania e della Siria, tagli ai sussidi governativi, come in Iran e in Iraq, e un crescente ricorso agli attori internazionali per il credito o gli aiuti, come in Libano, in Giordania e in Egitto. Il Medio Oriente è secondo soltanto all’Africa nella classifica delle regioni meno sviluppate del pianeta. Ha già perso gran parte della sua importanza strategica con la fine dell’Unione Sovietica e, con il prezzo del petrolio tutt’ora attestato su livelli abbordabili, le prospettive di uno sviluppo sostenuto non sono affatto rosee. Eppure, sarebbe veramente necessario investire sulle classi povere, rendendole responsabili del proprio sviluppo, cominciando col riconoscere i diritti giuridici che tutelano i mezzi di sussistenza e consentono ai poveri di investire nel proprio futuro, sentendosi parte attiva della società.

Il declino economico, in parte provocato dall’abbassamento dei prezzi del petrolio e del gas e dai tagli agli aiuti esteri, in particolare per l’Egitto e la Giordania, ha costretto alcuni stati mediorientali a “liberalizzare” le rispettive economie e a ritirarsi da settori essenziali quali l’istruzione, la sanità e la previdenza sociale. Le difficoltà di realizzazione di un sistema capitalistico sostenibile e produttivo nella regione sono in gran parte dovute alle inefficienze di stati monopolistici a caccia di rendite, esasperate dalle influenze e dal controllo straniero.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Evoluzione e contrasti nell'economia del mondo globalizzato

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Informazioni tesi

  Autore: Fabio Campo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dello spettacolo
  Relatore: Pasquale Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 394

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