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L'Italia e i suoi distretti industriali: Il caso del distretto della carta di Capannori - Lucca

Scoperta della ''Terza Italia'' e del ''Made in Italy''

A queste dinamiche di frammentazione produttiva delle grandi aziende, si contrappone nello stesso contesto storico lo sviluppo di modelli locali di organizzazione industriale, i "cluster" (che verranno trattati in maniera approfondita nel paragrafo 4 di questo capitolo), ossia insiemi di medie e piccole imprese che sono ubicate l'una in prossimità dell'altra e che compartecipano ad uno stesso processo produttivo.
Per poter comprendere pienamente lo sviluppo di tali sistemi è utile analizzare i distretti industriali italiani e la cosiddetta "Terza Italia".

Da un punto di vista organizzativo i distretti accentrano fortemente il decentramento della produzione dividendo il lavoro tra una serie di imprese minori specializzate all'interno del sistema locale e riservando con l'esterno soltanto le relazioni inerenti all'acquisto di quanto necessario alla produzione e alla commercializzazione del bene finale.

Nel caso particolare, grazie alla divisione sociale del lavoro, i distretti industriali italiani sono specializzati e fortemente competitivi in settori come l'abbigliamento, i prodotti in ceramica, il tessile-calzaturiero, la produzione di mobili, gli strumenti ottici e molti altri. Ciò avviene perché in tali settori, l'uso di tecnologie standard, che non consentono la creazione di barriere all'entrata, unitamente al fatto che si tratta di prodotti con una domanda variabile e variegata nel tempo, all'interno di mercati instabili, permettono di contenere i costi di produzione.

La specializzazione manifatturiera e artigianale italiana deriva sostanzialmente dal sistema delle relazioni fra le imprese, che oltre a tessere legami di tipo produttivo, scambiano informazioni e lavoratori sviluppando economie esterne.
L'importanza delle economie esterne in Italia, durante la crisi del sistema fordista, è stata posta in evidenza da economisti, sociologi e geografi come Bagnasco, Becattini, Brusco, Muscarà, Sorzi e altri.

Le regioni del Nord-Est, chiamate da quel momento "terza Italia" erano rimaste fuori dal processo di industrializzazione fordista del triangolo industriale.

In un contesto di profonda crisi per la grande impresa, i distretti contrariamente, davano prova di capacità di innovazione e adattamento. Ciò che in quel periodo sorprendeva era la capacità che i distretti italiani avevano avuto di svilupparsi, contribuendo a circa il 40% delle esportazioni italiane, senza alcuna sovvenzione da parte dello Stato centrale; tale successo era dovuto al fatto che essi avevano puntato sulle specificità locali e non sulle peculiarità esterne, a differenza delle tradizionali strategie di industrializzazione.

Il loro agire in questa maniera, aveva influenzato ovviamente il contesto sociale e territoriale di riferimento fino a creare una compenetrazione che aveva rafforzato lo spirito di cooperazione tra le imprese, le quali riuscivano, insieme, ad ammortizzare le pressioni create dal mercato competitivo.

Una logica di questo tipo aveva permesso anche a regioni arretrate e con una forte emigrazione, come il Triveneto, di diventare conosciute in tutto il mondo per la qualità delle proprie produzioni, trasformando l'intera area del distretto, con le sue tradizioni e specialità in un fattore produttivo di importanza inimitabile, il cosiddetto "made in Italy".

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'Italia e i suoi distretti industriali: Il caso del distretto della carta di Capannori - Lucca

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Informazioni tesi

  Autore: David Cattani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze Economiche
  Relatore: Daniele Paragano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

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