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Il raptus della donna nell'antica Roma

Dallo ''stuprum'' al ''raptus''

Nel periodo classico, il raptus veniva punito come atto illecito, ma non era giudicato un vero e proprio crimen. Non veniva distinto nemmeno il ratto violento da quello consensuale. Secondo il Landucci, prima della Lex Iulia de adulteriis coercendis, il ratto di una donna contro la sua volontà e quella dei suoi genitori, non costituiva uno speciale delitto pubblico e spesso non veniva punito nemmeno legalmente: era il tribunale domestico che giudicava la rapita e il rapito e risolveva la questione privatamente.

La Lex Iulia fu la prima a regolare i delitti sessuali, rientrava nel quadro della politica matrimoniale augustea, che mirava a restaurare gli antichi costumi e a recuperare le tradizionali virtù romane. Fu emanata da Augusto tra il 18 e il 16 a.C., per disciplinare innanzitutto l'adulterio, e poi anche i gli altri crimini che rientravano in questo gruppo di delitti: incestum, stuprum, lenocinium.

Qui ancora, non si può parlare propriamente di raptus, si possono solo intravedere dei primi provvedimenti legislativi riguardo alla violenza sessuale, perché in epoca classica il ratto veniva confuso con il delitto di stupro, e sarà solo a partire da Costantino e da Giustiniano che verrà considerato come un crimine autonomo a tutti gli effetti e punibile con pene molto severe.

Il Botta, analizzando la Lex Iulia e concentrandosi sulla repressione dei reati di stupro violento, sostiene, infatti, che questo delitto non ebbe subito autonomia legislativa: le testimonianze del III sec. d.C., oscillano nel collocarlo o all'interno della vecchia Lex Iulia de adulteriis, oppure sotto la sfera della Lex Iulia de vi. Questa confusione era stata determinata dal fatto che i giuristi del III secolo consideravano incesto, stupro e lenocinio come delitti dettati dalla forza e dalla violenza, cioè dalla "vis", non tenendo in considerazione (per quanto riguardava la pena) la volontà della donna violentata, fattore, invece, molto importante per stabilire la pena, perché nell'adulterio era consenziente e quindi doveva essere punita al pari dell'uomo; ma se si trattava di adulterio commesso da un uomo che abusava di lei con violenza e stupro e contro la sua volontà, allora le cose cambiavano. Per queste ragioni, il crimine di adulterio venne scomposto in due reati ben distinti: adulterio e stupro, e quest'ultimo entrò a far parte della sfera della lex de vi (non più di quella dell'adulterio).

Il ratto in questo contesto legislativo, appariva collegato allo stuprum per vim fin dall'età dei Severi e, per questioni analoghe alla violenza sessuale, nel diritto classico rientrava fra i crimini repressi con la Lex Iulia de adulteriis; successivamente, proprio come lo stupro, divenne autonomo e con un regime processuale differente.
Per essere un vero e proprio reato, a differenza dello stuprum, il ratto doveva avere come elemento principale la sottrazione della donna dalla casa paterna e il sequestro di questa per un periodo relativamente lungo. Se, invece, la rapita fosse stata consenziente, il reato assumeva una connotazione diversa e veniva punito come crimine di adulterio.

Una volta che era avvenuto il raptus, e di conseguenza anche lo stuprum, il paterfamilias aveva il diritto e il dovere di uccidere, direttamente sul posto, il rapitore e i complici se colti in flagrante, anzi la sua reazione doveva essere immediata per far si che questi non fuggissero. Se anche la figlia era consenziente e partecipe del reato, il padre avrebbe dovuto uccidere pure lei.

Con Augusto le leggi in materia di ratto cambiarono per certi aspetti. Egli introdusse una politica matrimoniale molto rigida, volta alla moralizzazione della vita pubblica e di quella privata, che nell'epoca repubblicana aveva visto un decadimento degli antichi mores. Il potenziamento demografico della famiglia romana appartenente alle classi abbienti e la salvaguardia della sua stabilità patrimoniale, riguardava l'intero Impero, non solo la vita privata delle famiglie.
Quindi, Augusto prese dei provvedimenti, che incoraggiavano il matrimonio, imponendo tasse per gli scapoli e avvantaggiando chi si sposava e aveva figli. Di conseguenza, punì aspramente l'adulterio e lo stupro, perché ritenuti dei mali che intaccavano l'istituzione del matrimonio. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il raptus della donna nell'antica Roma

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Informazioni tesi

  Autore: Sebastiana Nancy Grasso
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Antonino Pinzone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

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Parole chiave

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