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Melanie Klein: lo studio del bambino e la ''Tecnica del gioco'' come strumento terapeutico. Teorie e metodi a confronto.

Il concetto di fantasia inconscia

Appare essenziale chiarire il concetto di "fantasia" per comprendere appieno la teoria della Klein ma anche per evitare inutili e pericolosi fraintendimenti, dato che questo concetto è uno dei più difficili da accettare e comprendere. Questa difficoltà è generata, da un lato, dall'incapacità di comprensione e, dall'altro, dal rifiuto di esso perché esce dal campo della razionalità. La Klein, come è già stato accennato, si interessò molto presto all'analisi dei bambini ed in particolare ai legami che si allacciano tra il bambino e la madre e all'angoscia che il bambino è costretto a vivere in questo rapporto, determinata anche e soprattutto, dalla presenza fin dalla nascita delle pulsioni di morte sotto forma di impulsi e fantasie. La psicoanalista approfondisce il lato più oscuro della psiche infantile, quello che contiene le fantasie distruttive. Secondo lei, nel bambino esiste fin dalla nascita un'intensa attività psichica che ella definisce "fantasmatica". I "fantasmi" costituiscono l'espressione mentale degli impulsi e, come questi, sono presenti fin dalla nascita. La fantasia è funzione dell'io e ciò comporta l'assunto che l'io fin dalla nascita sia in grado di stabilire relazioni oggettuali primitive sia nella fantasia che nella realtà. L'esperienza fantasmatica non è confinata alla nostra infanzia, ma accompagna tutte le esperienze della vita, interagendo continuamente con esse. Vi è un rapporto significativo tra la realtà e la fantasia. La prima entra in conflitto con la seconda e tende ad essere sperimentata ed incorporata.

L'ambiente esterno ha un ruolo molto importante per il lattante e nell'infanzia in generale, ma non è determinante per lo sviluppo dell'angoscia e della fantasia aggressiva e persecutoria. Le fantasie possono essere assolte anche come difese. Questo tema è trattato anche da un'importante psicoanalista e pedagogista: Susan Isaacs in The nature and function of phantasy, pubblicato nell'International Journal of Psycho-Analysis nel 1952. Lei afferma che "La fantasia è il corollario mentale, la rappresentazione psichica dell'istinto. Non c'è impulso, non c'è stimolo o risposta istintuale che non sia sperimentata come fantasia inconscia…Una fantasia rappresenta il contenuto particolare degli impulsi o sentimenti che dominano la mente in un determinato momento". Nella sua concezione, le fantasie sono "il contenuto primario dei processi mentali inconsci", sono attive fin dai primordi e accompagnano ogni processo mentale. Per la Klein, la fantasia inconscia non si forma in contrapposizione alla realtà esterna, ma è un'attività continua, ubiquitaria, un sottofondo inconscio costante che caratterizza la nostra vita. Secondo la Klein tutte le attività del bambino, compreso il gioco, possono essere interpretate come l'esternalizzazione delle fantasie. La fantasia è per Isaacs l'attività mentale più primitiva che organizza l'esperienza che il bambino fa del proprio corpo e dell'ambiente esterno. Le fantasie inconsce "derivano da sensazioni fisiche interpretate come relazione con gli oggetti che causano tali sensazioni"; nascono dalle sensazioni e dagli affetti e sono sperimentate sia a livello fisico che psichico; esse riguardano sempre un oggetto di cui sembrano esprimere l'intenzionalità.

Secondo la Isaacs le fantasie inconsce sono espressione di una realtà interna, privata, soggettiva e sono connesse anche ad una realtà oggettiva, reale. Questo tema è stato caro anche ad Hanna Segal che definisce la fantasia inconscia "non semplicemente come un fenomeno dell'Es, ma invece come un'elaborazione da parte dell'io di moti pulsionali, difese e relazioni oggettuali". Il mondo delle fantasie per la Isaacs mostra le stesse trasformazioni delle rappresentazioni oniriche. Le fantasie hanno però concretezza e realtà e potrebbero essere intese come un sogno continuo ed ininterrotto. Una caratteristica essenziale che occorre sottolineare è quella della continuità tra fantasia inconscia e pensiero che sembrano avere una comune finalità: Permettere all'io di sopportare la tensione senza un'immediata scarica motoria. "Il pensiero non è solo ostacolato dalla fantasia, ma anche basato su di essa e da essa prodotto". Hanna Segal ha anche sottolineato come la dinamica delle fantasie inconsce determini il formarsi della struttura mentale e il carattere di base della personalità. Anche per Freud il tema della fantasia inconscia era stato centrale, fin da quando aveva cominciato a mettere da parte la "teoria della seduzione" e a privilegiare le fantasie, come realtà psichica considerata reale sebbene distinta dalla realtà esterna che è prevalentemente oggettiva. In Freud questo tema non ricevette mai una sistematizzazione organica, soprattutto in relazione al ruolo che egli assegnò alla fantasia nella formazione dei sintomi e nella strutturazione del complesso edipico. Il termine usato da Freud, "Die fantasie" designa l'immaginazione, termine importato da discipline che non rientravano nel campo analitico. Si possono distinguere nell'opera di Freud vari livelli di fantasia: conscio, preconscio e inconscio. Lui definisce la fantasia come un tipo di pensiero "serbatosi libero dall'esame di realtà e soggetto solo al principio di piacere" che "rinuncia alla dipendenza dagli oggetti reali". Per il maestro la fantasia conterrebbe un appagamento illusorio, in assenza dell'appagamento reale. Al mondo dominato dalle fantasie, si opporrebbe la realtà esterna che impone al soggetto un agire dominato dal principio di realtà. Quasi in contrapposizione a questo, in altre opere dello stesso autore, le fantasie appaiono in stretto rapporto con l'inconscio e con le pulsioni e costituirebbero il "nucleo del sogno".

Questo brano è tratto dalla tesi:

Melanie Klein: lo studio del bambino e la ''Tecnica del gioco'' come strumento terapeutico. Teorie e metodi a confronto.

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Pirri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi dell'Aquila
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Enrico Perilli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

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