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La residenza all'estero ai fini delle imposte dirette

La giurisprudenza italiana in materia di ''esterovestizione''

In materia di "esterovestizione" merita dare rilevanza anche ad alcuni interventi della giurisprudenza Italiana, i quali hanno chiarito quando una società si debba considerare oppure no "esterovestita", a seconda che ricorrano o meno elementi probatori sufficienti a sostenere la presunzione del comma 5- bis.
La Commissione tributaria provinciale di Savona, con sentenza n.46 del 10 Marzo 2011, ha preso in esame la problematica dell'esterovestizione societaria, stabilendo quali possono essere gli elementi probatori che consentono di ravvisare la sussistenza in Italia di una società formalmente estera. La Commissione ha incentrato l'indagine sugli elementi di fatto forniti dalle parti che attestavano il legame effettivo della società in ciascuno dei due Paesi in questione (Italia e Lussemburgo) e alla fine i giudici sono giunti alla conclusione che la società se pur formalmente lussemburghese aveva tenuto condotte tali da mostrare un legame effettivo e preponderante con l'Italia, luogo in cui venivano prese le decisioni, conclusi i contratti e svolte le attività. La società lussemburghese quali elementi indicativi della sede all'estero aveva indicato la sede formale, il luogo di verbalizzazione delle assemblee, il luogo di tenuta della contabilità. La Commissione non aveva, però, ritenuto tali elementi sufficienti a dimostrare il collegamento con il territorio estero, aveva, infatti, considerato maggiormente rilevanti gli indizi forniti dall'Amministrazione che attestava in Italia l'assunzione delle decisioni effettive sulla vita della società, in particolare: scritture e accordi interni alla società che attribuivano poteri di gestione esclusiva a soggetti italiani mentre il Consiglio di Amministrazione estero si limitava a ratificare gli atti; obbligo per gli amministratori non italiani di firma congiunta con l'amministratore italiano; il possesso di partecipazione soprattutto in società italiane; sottoscrizione di tutti gli atti e contratti della società da parte degli amministratori italiani; mail spedite dall'amministratore ai referenti lussemburghesi, da cui emergeva che in Lussemburgo gli organi formali della società si limitavano a ratificare ciò che di volta in volta decidevano i soggetti operanti in Italia. La Commissione, pertanto, afferma che tutta la documentazione citata prova che tutti gli atti di gestione della società e delle controllate venivano adottati da soggetti italiani e la la società estera non è stata in grado di fornire elementi decisivi a provare la residenza all'estero.
Anche la sentenza della Commissione tributaria di Belluno, n.173 del 14 Gennaio 2008, è intervenuta in materia. Oggetto dell'accertamento era un'operazione di riorganizzazione societaria, effettuata per il tramite di una società tedesca, controllata da soggetti italiani. Attraverso operazioni di compravendita e conferimento di partecipazioni effettuate senza assoggettamento ad imposte, il soggetto tedesco aveva acquisito il controllo di alcune società italiane. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La residenza all'estero ai fini delle imposte dirette

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Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Conte
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alberto  Comelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 154

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paradisi fiscali
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