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Analisi dei modelli di crescita economica e nuove teorie sulla decrescita serena e sviluppo sostenibile

Homo oeconomicus: economia tradizionale vs/ economia emotiva

In economia, si reputa che con le aspettative razionali gli agenti di un sistema economico cerchino di formulare le loro previsioni future incorporando tutte le informazioni possibili. Si parte del presupposto che gli agenti conoscano perfettamente il modello e tutte le variabili, e che siano in grado, quindi, di risolverlo, tranne in caso di avvenimenti imprevedibili e casuali che Nassim Nicholas Taleb, docente dell’“incertezza”, saggista, filosofo e operatore di borsa dell’era contemporanea, definisce “cigni neri”.

Gli agenti sono in grado di formulare le attese sui prezzi, o qualsiasi altra variabile, non solo in base ai valori assunti dalla medesima variabile nel passato più recente, ma considerando l’intero modello dell’economia. Quindi, significherebbe risolvere il modello per la variabile considerata, essendo in grado di assumere l’informazione modificando immediatamente le proprie aspettative.

Una delle assunzioni più forti su cui si fonda il paradigma ortodosso in economia, è quello della razionalità assoluta. L’essere umano è una macchina perfetta in grado di valutare senza errori le informazioni disponibili rispondendo a logiche di ottimizzazione dei risultati, in grado di compiere le proprie scelte che soddisfino i requisiti di transitività, completezza, continuità e monotonicità, aspetti fondamentali della razionalità in base ai quali si sviluppano i modelli economici previsionali.

Il primo pensiero critico, dal punto di vista formale, che mette in serio dubbio la possibilità di usare i modelli econometrici per la politica economica, va sotto il nome di critica di Lucas, elaborata nei più recenti anni ‘70, e innegabilmente valida per ogni approccio rispetto all’utilizzo dei modelli economici ai fini dell’analisi di politica economica.

E’ chiaro che il comportamento degli individui dipenda dalle politiche economiche, ma è impossibile stabilire a priori quali siano i risultati di politica economica poiché le stesse politiche, quando attuate, modificano i criteri comportamentali degli individui considerate inizialmente. Le funzioni del consumo, dell’investimento, della domanda del lavoro che compongono i vari modelli, e che vengono stimate con procedure statistiche, sono equazioni di comportamento che derivano implicitamente dalla massimizzazione di una funzione di utilità. Dalla microeconomia sappiamo che le preferenze e le risorse generano negli individui comportamenti differenti.

Tuttavia, nelle equazioni di comportamento che formano i modelli econometrici strutturali, non sono definiti in maniera appropriata i comportamenti microeconomici con i parametri che li caratterizzano: piuttosto, i modelli sono formati da relazioni spesso predeterminate ad hoc.

I parametri stimati, quindi, non sono distinguibili nella loro specifica composizione, sono composti dai parametri delle funzioni di utilità, dagli elementi correlati ai meccanismi di formazione teorica delle aspettative degli agenti e dai parametri di policy, legati alle regole fisse di intervento delle politiche economiche. Per gli economisti, la stima delle suddette relazioni non consente di distinguere i parametri di comportamento dai parametri di policy, poiché consiste in una semplice stima della relazione quantitativa tra le variabili ottenendo un valore anch’esso frutto della combinazione di diversi parametri.

Lucas, invece, ha orientato la ricerca sulla definizione della stima dei parametri derivanti direttamente dalle funzioni di utilità e che sono stati denominati deep parameters, i quali riflettono sostanzialmente le caratteristiche delle preferenze e della tecnologia, sono specificati dalle funzioni di utilità e di produzione che non mutano al variare delle cosiddette variabili di controllo (variabili esogene ai modelli, comunque manovrabili dai policy maker).

In seconda analisi, un altro contributo critico sul tema generato dalla letteratura sulle aspettative razionali, è conosciuto come il problema dell’incoerenza dinamica della politica economica (o fenomeno del time inconsistency). Secondo tale teoria, la possibilità per gli agenti con aspettative razionali di prevedere gli effetti della politica economica sull’economia e di tenerne debitamente conto, indurrebbe le autorità monetarie e fiscali ad effettuare interventi di correzione nella programmazione delle politiche economiche. Questa variazione della politica sorprenderebbe, quindi, gli operatori economici che formulano in definitiva le loro attese sulla politica ottimale delle stesse autorità.

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Questo brano è tratto dalla tesi:

Analisi dei modelli di crescita economica e nuove teorie sulla decrescita serena e sviluppo sostenibile

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Informazioni tesi

  Autore: Marina Comba
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Antonella Laino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 194

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