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Mimmo Paladino, la Transavangardia e Don Chisciotte

Confronto tra il Quijote di Paladino e il romanzo di Cervantes

“In Don Chisciotte la peripezia inizia dalla posizione alta dell’aristocrazia e dalla nostalgia. Per Paladino, invece, il peregrinare inizia dalla posizione bassa dell’artista felicemente subalterno alla materia dell’arte, come si desume dai quadri e dalle sculture. La posizione alta di Don Chisciotte ha una struttura circolare, nella quale ogni segno e movimento finiscono col chiudersi in un disegno speculare”.

Al contrario la posizione bassa di Mimmo Paladino si muove lungo gli imprevisti della vita, da cui egli non può essere protetto poiché nessuna condizione sociale lo può assolvere dai suoi doveri. Don Chisciotte vive soltanto il tempo al passato o nel vagheggiamento del futuro, Paladino invece aderisce perfettamente a tutti i piani della vita. Il Chisciotte di Paladino configura una vera e propria ri-scrittura emozionale del testo, fatta questa volta con gli specifici strumenti dell’arte figurativa e cinematografica.

Altri grandi artisti si sono cimentati nel passato con il “Don Chisciotte “di Cervantes, tutti evidentemente affascinati, come Paladino” da un personaggio letterario mai realmente esistito l’unico di cui oggi si celebrano gli anniversari, forse perché modello simbolico dell’uomo ribelle alle convenzioni, alla piattezza del quotidiano, teso alla ricerca dell’amore ideale, sempre in difesa degli umili, e perciò inevitabilmente votato alla “nobiltà della sconfitta”.

Eppure l’universo citazionista ricreato al suo interno da Paladino, abbracciando congiuntamente gli ambiti artistico, letterario, cinematografico, avrebbe potuto ravvivare il dibattito sul rapporto tra arti figurative e nuovi media, che fino al decennio precedente ha goduto di particolare attenzione. L’operazione di Mimmo Paladino, interessato ad esplorare le possibilità del mezzo cinematografico, si introduce a metà strada tra il “cinema d’avanguardia”, lontano dalle logiche di mercato del cinema commerciale, e il “cinema d’artista”. Non a caso anche quando cita consapevolmente altri film li sceglie all’interno di un cinema autoriale: evidenti sono i richiami a “Il settimo sigillo” (Det sjunde inseglet, Quijote. La terra desolata 1957) di Ingmar Bergman e al “Che cosa sono le nuvole?” (Episodio del film collettivo Capriccio all’italiana, 1967) di Pier Paolo Pasolini.

Il modello principale che Paladino intende seguire è, però, quello di Andrej Tarkovskij e del cinema come “scultura di luce”. Con l’aiuto di Cesare Accetta, già lighting designer per l’illuminazione delle sue opere artistiche in musei e gallerie e per le scenografie di spettacoli teatrali, Paladino gira il film con la tecnica di ripresa video-digitale nei tre colori primari RGB, in modo da ricreare le profondità e i volumi su un piano bidimensionale. Ne viene fuori un “poema visivo”, come lo ha giustamente definito Enzo Di Martino.

Nelle note di regia Paladino ha precisato l’intenzione pittorico-visiva della sua trasposizione: Ho sempre pensato che un film non si sostituisca alla pittura, non vi si sovrapponga, è semplicemente un’altra cosa. Nello stesso tempo però se guardi nell’obiettivo, nel rettangolo della macchina da presa puoi immaginare che quello sia lo spazio della tela.

Lo spettatore assiste allo svolgersi di una storia, si trova a decodificare un pastiche di citazioni e stratificazioni culturali e, nello stesso tempo, si trova davanti a delle immagini in un certo senso concluse, dei quadri entro cui si muovono i personaggi.

Malgrado certe differenze, Cervantes e Paladino hanno in comune la trasgressione fondamentale della norma, l’uno attraverso la follia l’altro attraverso l’avventura del linguaggio. Ai tempi delle avanguardie, il teatro utilizzava scenografie di pittori e scultori illustri e tutte le arti si incontravano armonicamente; oggi queste si sono divise e questo non è sempre un bene, bisognerebbe cercare di riunirle” e Quijote e un tentativo riuscito di questa unione.

“Il confronto con la figura di Cervantes - spiega Mimmo Paladino - con i tratti sincronicamente confusi che l’Idalgo riunisce in se, ovvero utopia, sogno, fantasia, sentimento, nobiltà, fierezza, coraggio, mi ha convinto ha sceglierlo quale soggetto del mio primo film.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Mimmo Paladino, la Transavangardia e Don Chisciotte

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Innocenti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia dell'Arte
  Relatore: Rossana Buono
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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