Skip to content

Specificità dei motivi di ricorso e onere della prova nel processo in materia di operazioni elettorali

Le implicazioni di livello sistematico dell'elaborazione pretoria in tema di contenzioso elettorale

Dopo aver delineato il quadro dei principali orientamenti giurisprudenziali che, in tema di specificità dei motivi di ricorso e onere della prova nell'ambito del processo elettorale impugnatorio, si sono diffusi prima dell'intervento dell'Adunanza Plenaria appena sopra richiamato, e dopo essersi soffermati sui principali approdi cui è giunta quest'ultima, è doveroso cercare di operare qualche riflessione di carattere generale sulle implicazioni che, a livello sistematico, determina il descritto stato della giurisprudenza amministrativa in tema di contenzioso elettorale.

In primo luogo, si rileva che, nonostante le pur fondamentali affermazioni contenute nella sentenza dell'Adunanza Plenaria n.32/2014 con cui, come già in precedenza precisato, si è riconosciuta la valenza di principio di prova anche alle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà rilasciate dai rappresentanti di lista prive di riscontro nei verbali delle operazioni elettorali, nonché alle dichiarazioni, rilasciate nella forma sostitutiva dell'atto notorio, di soggetti terzi che abbiano assistito alle operazioni di spoglio, gli oneri richiesti dalla giurisprudenza in relazione alla specificità dei motivi ed all'allegazione del principio di prova pongono chi voglia contestare la legittimità del risultato elettorale in una non facile condizione processuale.

Il primo fattore che condiziona pesantemente l'esercizio del diritto di azione del ricorrente, sia esso candidato o elettore, è relativo al fatto che egli ha a disposizione un risicatissimo materiale probatorio da poter utilizzare come strumento per fornire il principio di prova: infatti, considerato che l'apertura delle urne resta preclusa fino alla disposizione di apposito mezzo istruttorio da parte del giudice, tale materiale si riduce ai verbali delle operazioni elettorali ed alle relative tabelle di scrutinio, nonché alle dichiarazioni dei rappresentanti di lista (nel caso, peraltro del solo ricorrente candidato) e dei soggetti terzi che abbiano assistito allo spoglio – rese nelle forme sostitutive dell'atto notorio o, a seguito dell'entrata in vigore del c.p.a., della testimonianza scritta ex art. 63, comma 3 c.p.a.- che, tuttavia, di per sé, in assenza di un riscontro oggettivo in documenti del procedimento elettorale, sono tradizionalmente considerate dalla giurisprudenza dotate di uno scarso valore indiziario.

Al fattore appena richiamato, si aggiunge la constatazione che, nonostante la scarsità del materiale probatorio di cui può disporre il ricorrente, quest'ultimo è nondimeno tenuto, alla luce della giurisprudenza finora esaminata, oltre che a prospettare motivi di ricorso estremamente dettagliati, anche a fornire una oggettiva base di riscontro delle illegittimità rilevate.

Non può, inoltre, essere sottaciuto che, com'è ovvio, la difficoltà di spiegare difese fattuali e giuridiche idonee al superamento del vaglio di ammissibilità si accresce ancor di più con l'aumentare del numero delle sezioni interessate dalle operazioni di scrutinio. Si noti, infatti, che maggiore è il numero dei votati, dei seggi e, quindi, delle sezioni, maggiore è la difficoltà di reperire gli elementi necessari al fine di soddisfare l'onere di allegazione di un principio di prova, in quanto, da un lato, non sempre i rappresentanti di lista delle varie sezioni svolgono il proprio ruolo con pari attenzione e chiedono la verbalizzazione dei propri rilievi secondo criteri omogenei, dall'altro, si accresce la probabilità che gli unici elementi indiziari a sostegno dei motivi di ricorso possano essere rintracciati in fonti che, secondo la giurisprudenza, sono inutilizzabili come principio di prova (per esempio le dichiarazioni di parenti o amici del candidato).

Qualora il ricorrente rivesta la qualità di candidato, alle descritte difficoltà inerenti la specificità dei motivi di ricorso e l'onere di allegazione del principio di prova, se ne aggiungono ulteriori derivanti dal fatto che, in ipotesi di tal fatta, al fine di superare il vaglio di ammissibilità, il ricorso deve altresì risultare idoneo a vincere la cd. prova di resistenza: non è, cioè, possibile procedere all'annullamento delle operazioni elettorali - e, quindi, non ha senso procedere alla riapertura delle urne – se non vi è la prova che, se le censure prospettate risultassero fondate, si determinerebbe un diverso risultato elettorale.

La giurisprudenza ha osservato che, laddove il ricorrente rivesta la qualità di candidato, è necessario che i vizi, specificamente individuati e adeguatamente suffragati da idonei principi di prova, afferiscano ad un numero di schede sufficiente ai fini del superamento del numero di voti invalidi che, ove confermato dalla successiva istruttoria, varrebbe a vincere la prova di resistenza.

Da quanto rilevato a proposito della difficile situazione in cui si venga a trovare il ricorrente che intenda contestare i risultati delle operazioni elettorali, emerge, come rilevato in dottrina, che la “pretesa” del codice del processo amministrativo di facilitare l'accesso al contenzioso sulle operazioni elettorali rinnovando l'autorizzazione a stare in giudizio personalmente, peraltro già prevista dalla legislazione precedente, si rivela poco più che velleitaria: emerge con evidenza, infatti, che la “costruzione” di un ricorso capace di superare il vaglio di ammissibilità, se appare già difficile per chi padroneggia la tecnica processuale, come testimonia l'elevato numero di ricorsi dichiarati inammissibili, rischia di rappresentare un'operazione addirittura improba per la parte, sia essa candidato o elettore. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Specificità dei motivi di ricorso e onere della prova nel processo in materia di operazioni elettorali

CONSULTA INTEGRALMENTE QUESTA TESI

La consultazione è esclusivamente in formato digitale .PDF

Acquista

Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Bucci
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Scuola di specializzazione per le professioni legali -indirizzo giudiziario forense-
Anno: 2015
Docente/Relatore: Alfredo Corpaci
Istituito da: Università degli Studi di Firenze
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

DUBBI? Contattaci

Contatta la redazione a
[email protected]

Ci trovi su Skype (redazione_tesi)
dalle 9:00 alle 13:00

Oppure vieni a trovarci su

Parole chiave

diritto amministrativo
processo amministrativo
contenzioso elettorale
operazioni elettorali
brogli
scrutinio
motivi di ricorso
principio di prova
onera della prova

Non hai trovato quello che cercavi?


Abbiamo più di 45.000 Tesi di Laurea: cerca nel nostro database

Oppure consulta la sezione dedicata ad appunti universitari selezionati e pubblicati dalla nostra redazione

Ottimizza la tua ricerca:

  • individua con precisione le parole chiave specifiche della tua ricerca
  • elimina i termini non significativi (aggettivi, articoli, avverbi...)
  • se non hai risultati amplia la ricerca con termini via via più generici (ad esempio da "anziano oncologico" a "paziente oncologico")
  • utilizza la ricerca avanzata
  • utilizza gli operatori booleani (and, or, "")

Idee per la tesi?

Scopri le migliori tesi scelte da noi sugli argomenti recenti


Come si scrive una tesi di laurea?


A quale cattedra chiedere la tesi? Quale sarà il docente più disponibile? Quale l'argomento più interessante per me? ...e quale quello più interessante per il mondo del lavoro?

Scarica gratuitamente la nostra guida "Come si scrive una tesi di laurea" e iscriviti alla newsletter per ricevere consigli e materiale utile.


La tesi l'ho già scritta,
ora cosa ne faccio?


La tua tesi ti ha aiutato ad ottenere quel sudato titolo di studio, ma può darti molto di più: ti differenzia dai tuoi colleghi universitari, mostra i tuoi interessi ed è un lavoro di ricerca unico, che può essere utile anche ad altri.

Il nostro consiglio è di non sprecare tutto questo lavoro:

È ora di pubblicare la tesi